sabato 18 dicembre 2010

NEWS – Nuovo singolo per gli Hiroshima Mon Amour

“Non lasciarmi andare” è il primo prodotto digitale della new wave band italiana.
Dall'11 dicembre 2010 è possibile acquistare il nuovo singolo degli Hiroshima Mon Amour dal titolo "Non lasciarmi andare”, cinque nuovi brani tra cui la title-track e la sua versione “extended remix”. Esso è il primo della band ad essere stato pubblicato anche in formato digitale. Il singolo è un anticipo del nuovo album, cui i nostri stanno lavorando oramai dal 2005, che dovrebbe uscire in primavera per l’etichetta Danze Moderne. Ad un primo ascolto, i pezzi sembrano richiamare certe atmosfere ruvide del loro primo album Anno Zero, grazie all’uso massiccio delle chitarre ed il prevalere dell’elettroacustica sull’elettronica.
La title-track ha un buon tiro e pensiamo che abbia tutte le carte in regola per diventare l’ennesimo classico del gruppo.

Artista: Hiroshima Mon Amour
Titolo: Non lasciarmi andare
Formato: cd singolo
Anno: 2010
Etichetta: Danze Moderne
Stile: new wave, rock
Tracklist:
1. Non lasciarmi andare
2. Begliocchi
3. In un istante
4. Gemelli A
5. Non lasciarmi andare (extended remix)

domenica 7 novembre 2010

Dischi: STARDOM – Soviet della moda

La musica oscura della Milano da bere

Il “Soviet della moda” per gli Stardom è Milano, metropoli che impone i suoi ritmi, la sua estetica e i suoi rituali in modo quasi tirannico, metropoli nella quale gli stessi Stardom vivono e compongono le loro opere di musica oscura, tra “grigia propaganda e palazzi déco”. Nata nel 2005, la band è composta di musicisti provenienti da diverse esperienze maturate negli anni ’90, quindi con un bagaglio notevole che, unito ad una creatività esplosiva, ha permesso loro di bruciare le tappe, passando in poco tempo da uno scantinato della Chinatown suburbana al primo album ufficiale per un’etichetta di tutto rispetto come Danze Moderne.
Certo, parlare di musica new wave in senso “revivalistico” è limitativo per un disco che in verità si presenta piuttosto variegato e che riesce nel concreto a traslare un genere che ha espresso le sue massime potenzialità negli anni ’80 ai nostri giorni. Tra una batteria marziale, una tastiera composta e una chitarra che preferisce intessere trame piuttosto che urlare, emergono due importanti novità: il basso e i testi. Oliver Pavicevic fa risaltare il suo strumento grazie a ritmiche originali e tecniche inusuali per questo genere, come lo “slap”, pur mantenendo un suono oscuro e cavernoso. I testi, invece, si inseriscono perfettamente nella realtà odierna: mentre nella vecchia darkwave le parole erano scolpite nel marmo e le penne ad inchiostro intinte nel sangue, Riccardo Angiolani, vocalist e autore, batte le sue liriche al PC e affonda inesorabile la sua lama nelle vacuità del vivere odierno: “Sospirando agli angeli frasi stupide all’iPhone, digitando in pochi bit la battuta presa a un film” recita la terza traccia “Stagione di Dolly”. Milano viene celebrata con evocazioni mitteleuropee (“È questa dunque la mia Norimberga, è questa la mia Dresda bombardata, qui dietro le vetrine in pezzi i manichini additano il futuro” in “Dresda”) o descrivendone i rituali più snob (“La Milano che mente ci accoglie pia, nel tuo rimmel distratto, nel tuo verbo irritato, nel drink time” in “Anoinoia”). Non mancano brani dove le tematiche e le atmosfere gotiche sono più accentuate, vedi “Come opposte nebulose”, memore dei Diaframma di Siberia, o la joydivisioniana “Sospesi”. Insomma, un gruppo determinato e dalle potenzialità enormi, un disco che colpisce per freschezza e lucidità, di qui la buona notizia che la new wave italiana, nell’anno 2010, è rinata dalle proprie ceneri.


Artista: Stardom
Titolo: Soviet della moda
Formato: cd album
Anno: 2010
Etichetta: Danze Moderne
Stile: new wave

Tracklist:
1. Dresda
2. Unidirezionale
3. Stagione di Dolly
4. Via da qui, via da te
5. Befana borghese
6. Sospesi
7. Senza fine
8. Controluce
9. Anoinoia
10. Ti brucerò
11. Tutto qua è normale
12. Come opposte nebulose

Formazione:
Riccardo “RCD” Angiolani: voce
Oliver Pavicevic: basso, cori
Antonio “Fafnir” Florita: chitarra, cori
Cristina “La Crisi” Corti: tastiere/chitarra
Ivano Augugliaro: batteria

Discografia
Soviet della moda (cd album, 2010, Danze Moderne)
Vetroplastica (singolo digitale, 2009, Tre Accordi Records)
United Forces of Phoenix vol. 2 (cd compilation, 2007, Nomadism Records)



Ascolta gratuitamente il singolo “Unidirezionale” su Radio Last.fm


martedì 12 ottobre 2010

La guerra dei social network e la sconfitta di MySpace

Il famoso portale, nonostante gli sforzi per stare al passo con i tempi, è stato oramai schiacciato da Facebook

La musica era riuscita ad aggregare un’enorme comunità virtuale su internet: con MySpace artisti famosi e in erba si incontravano con gli utenti, desiderosi di essere in contatto diretto con i loro idoli o di scoprire nuove bands. Le cose sono andate bene per alcuni anni, durante i quali MySpace ha avuto un’esplosione di popolarità senza precedenti. Poi la crisi.
Creato nel 1998 da Tom Anderson e Chris DeWolfe, due studenti di Santa Monica, California, esso era diventato in poco tempo uno dei siti più popolari al mondo per l’innovazione e la semplicità di utilizzo. Agli utenti venivano forniti gratuitamente blog, profili personali, foto, video e soprattutto musica. Infatti era possibile, iscrivendosi come gruppo musicale, caricare alcuni brani mp3 sulla propria pagina, ascoltabili in streaming. Agli inizi MySpace è stato un veicolo pubblicitario per gruppi emergenti desiderosi di far conoscere il proprio sound: grazie a questo sito, artisti come gli “Arctic Monkeys” o i “Cansei De Ser Sexy” sono diventati celebri in tutto il mondo prima ancora di aver pubblicato un disco, creando dei casi unici e clamorosi. In seguito, visto tale successo, anche i gruppi famosi si sono buttati nella mischia, più per beneficiare di questo nuovo incredibile mezzo di visibilità mediatica che non per il desiderio di avere un contatto diretto con i propri fans (tanto che la quasi totalità di queste pagine erano gestite da amministratori invece che dagli artisti stessi). Non c'è stato musicista che non abbia aperto qui una sua pagina ed è stato straordinario, da questo punto di vista, vedere piccole bands, ancora alle prese con le prime prove in garage, proporre i propri brani demo accanto alle mega-produzioni dell'idolo del momento. L’affare non è sfuggito al fiuto del magnate australiano Rupert Murdoch, che nel 2005 ha investito 580 milioni di dollari per acquistare MySpace. Nasce così il boom dei “social network”: a MySpace si affiancano Facebook, Twitter ed altri. Le statistiche rivelano che negli ultimi anni i siti social network hanno superato per popolarità quelli porno, segnando la fine di un’epoca e un cambio radicale per internet.

Qualcosa, però, ha cominciato ad andare storto per MySpace nel 2009: DeWolfe lascia la guida del board e poco dopo l’azienda annuncia il taglio di 425 posti di lavoro, ossia decide di mandare a casa il 30% del proprio personale. Owen Van Natta, Chief Operating Officer, ha spiegato che questi cambiamenti, pur dolorosi, sono stati necessari per la salute a lungo termine di MySpace. Jonathan Miller, nuovo capo della divisione Digital Media di News Corp, ha detto che il portale era cresciuto troppo rispetto alla realtà del mercato odierno. Ma nonostante questi interventi, MySpace va sempre più giù. Lo confermano anche i dati diffusi dalla Hitwise, che segnalano un calo a picco del portale di Murdoch, calo palesemente legato alla contemporanea crescita dei due altri celebri social network: Twitter e, soprattutto, Facebook. MySpace è riuscito a perdere terreno anche nel campo che gli era più congeniale, ossia quello della comunità musicale, che ha iniziato a disaffezionarsi in modo significativo: dal 2007 al 2009 la percentuale delle bands che si sono dotate di un profilo MySpace è passata dal 10% al 4%. Il rimedio è stato forse peggiore della malattia: MySpace, dovendo trovare il modo di rinnovarsi per non perdere ulteriore terreno nei confronti di Facebook, ha deciso di rincorrerlo con una serie infinita di aggiornamenti delle sue caratteristiche e funzionalità, tanto da snaturare la sua forma e disorientare anche gli utenti più affezionati. I commenti degli utenti sono stati impietosi: “Le nuove applicazioni di MySpace non le usa nessuno, gli eventi sono confusionari. Aggiornare l’interfaccia ora prevede un sistema macchinoso e assurdo. Molte bands, sicuramente le più interessate a mantenere in piedi il loro profilo, stanno gettando la spugna. Qualsiasi mossa sarà sempre e solo una copia delle funzioni di Facebook e l’impressione è che oramai sia troppo tardi per tornare indietro”. Alcuni integralisti di MySpace (ma non solo) giudicano Facebook come un social network un po’ “stupidotto”, buono per mettere a nudo le debolezze di utenti privi di argomenti, ma l’amara realtà è che Facebook sta avvicinando la gente ad internet, MySpace la sta allontanando. In attesa della prossima rivoluzione del WEB, che spazzerà via tutto per creare nuovi miti.


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domenica 10 ottobre 2010

NEWS – “Heart” è il nuovo inedito dei Cadabra

La canzone esce come anteprima di un progetto discografico che dovrebbe vedere la luce il prossimo anno
Da mercoledi 6 ottobre i fans dei Cadabra possono ascoltare gratuitamente il nuovo brano Heart sui siti WEB del gruppo e sulle principali radio e web radio italiane. Il brano è stato registrato a settembre allo Studio Mediterraneo (Bari) da Massimo Stano e segna il recupero di sonorità new wave morbide ed elettroniche che hanno reso celebri brani come “Sleeping” e “Love Boulevard”. Il pezzo sarà presentato dal vivo durante l’Action Tour, serie di concerti tuttora in corso che sta portando i Cadabra in giro per l’Italia dopo la pubblicazione, lo scorso anno, dell’album Wave/Action. Presto seguirà un nuovo impegno discografico di cui è dato ancora poco da sapere, ma del quale Heart sarà certamente parte integrante.


Guarda il video di Heart
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mercoledì 6 ottobre 2010

NEWS – Gli Stardom pubblicano “Soviet della moda”, il loro primo album ufficiale

Ne dà l’annuncio l’etichetta Danze Moderne con un comunicato stampa, di cui riportiamo uno stralcio.

Un album a lungo atteso questo esordio discografico degli Stardom, gruppo new wave milanese che si è fatto notare negli ultimi anni per l’intensa attività live, per le sonorità innovative e per il look stravagante. L’etichetta Danze Moderne non fa mistero delle grandi aspettative che nutre verso questa band e ne enfatizza le qualità nel suo comunicato stampa:
“Milano, 06/10/2010 – È disponibile dal 4 ottobre 2010 “Soviet della moda”, primo album ufficiale per gli Stardom, la new wave band milanese che ha saputo riproporre in chiave moderna un genere esploso negli anni ’80, la new wave italiana, interpretandola in modo personale e innovativo. L’album raccoglie una selezione di dodici brani composti durante i primi cinque anni di vita del gruppo, anni durante i quali hanno sbalordito per grinta e lucidità in veri e propri exploit dal vivo, suonando accanto a gruppi come Krisma, Spizz, 999, Clan of Xymox e Christian Death. La band, sebbene sia nata solo nel 2005, è composta da musicisti di provata esperienza, avendo militato in importanti formazioni gothic e new wave degli anni ’90. Il genere attinge a piene mani dagli anni ’80, ma grazie all’uso inusuale del basso, con le sue ritmiche sostenute e i suoi “slap”, e ai testi ben inseriti nel contesto della realtà odierna, gli Stardom riescono a conferire al loro suono un’originalità non comune per un genere inflazionato ed incapace oramai di produrre delle vere e proprie novità. “Sono molto soddisfatto dell’impegno profuso da tutto il gruppo per questo disco” ha dichiarato Riccardo Angiolani, vocalist e portavoce della band, “e sono sicuro che il nostro lavoro incontrerà il favore sia degli accaniti del post punk, sia di chi si avvicina per la prima volta a questo genere, grazie alla varietà dei temi e alle diverse soluzioni strumentali adottate”. L’album in cd “Soviet della moda” è disponibile per l’acquisto a partire dal 4 ottobre 2010 nei migliori negozi di musica alternativa, sui più importanti WEB Stores nazionali ed internazionali (Ebay, Amazon, cdandlp, CdUniverse, ecc…), al prezzo imposto di € 10,00, e in formato digitale su iTunes

Gli Stardom presenteranno l'album "Soviet della moda" venerdi 15 ottobre 2010 con un concerto all'interno del Black Circus, al Q Club di Milano (ex- Quinte Club), via Cosenz (zona Bovisa). Special guest la scrittrice Barbara Baraldi, che leggerà alcune pagine dal suo ultimo romanzo Scarlett.


Per contatti
http://www.stardom.it/

Collegamenti interni
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mercoledì 15 settembre 2010

La crisi della musica live e la regionalizzazione delle bands

La crisi della cultura in Italia colpisce duramente i musicisti con un repertorio originale e, dopo la scomparsa del cachet, a rischio anche il rimborso spese.

Nei primi anni ’90, poco prima dell’esordio su un palco con la mia prima band musicale, il mio insegnante di chitarra disse perentoriamente: “Fatevi pagare! Ricordati che la vostra è una prestazione professionale ed è giusto che venga retribuita”. Così facemmo e comunque non mi ricordo di un locale che si sia rifiutato di pagarci, sebbene proponessimo un repertorio proprio e qualche cover di musica alternativa. Le cose, oggi, sono drasticamente e tristemente cambiate. Risale all’inizio del nuovo millennio la crisi della musica, quando le Major, dopo anni di speculazioni sul prezzo dei cd, si sono “ristrutturate”, hanno tagliato i fondi, licenziato i dipendenti e bruciato un’infinità di talenti musicali. Le piccole etichette indipendenti, che hanno resistito stoicamente per alcuni anni, hanno dovuto gettare la spugna e liquidare le loro piccole imprese. Ora i giovani non comprano più i dischi, ma scaricano da internet intere discografie in mp3. Paradossalmente, a fronte di tale straordinaria abbondanza di materiale, la musica non si ascolta più: l’Italia è in piena recessione culturale e i passatempi sono diventati altri e futili, in linea con il “vuoto” imperante. Conseguenza di questa situazione è la crisi della musica live.
Le bands nascono come funghi, ma gli spazi per suonare non ci sono. A soffrirne maggiormente sono quei gruppi che propongono un repertorio proprio, per i quali l’essere autori dei brani, cosa veramente assai pregevole, è diventato un pesante fardello che sbarra loro le porte dei locali. Locali nei quali impazzano le cover bands o, peggio, le tribute bands, ossia gruppi che propongono il repertorio di una sola band famosa (ad esempio Queen, U2, Vasco Rossi, The Cure, ecc…), che, ironia della sorte, riescono sempre a riempire il locale ed a portare a casa un buon cachet grazie alla creatività di altri. A fronte di un eccesso di offerta, cioè molti gruppi e pochi locali, questi ultimi hanno ridotto i compensi ai minimi storici, che vanno dal nulla al poco più di nulla. Nel giro di venti anni si è passati dal cachet + rimborso spese, al solo rimborso spese, alla fine del rimborso spese! L’interesse del locale è fare il pienone di gente e solo questo giustificherebbe la concessione di un buon cachet, ma per la legge della domanda e dell’offerta di cui sopra, i compensi sono diventati comunque veramente minimi: 400 euro quando va bene, più spesso 300 o 250 euro, ma non è insolito trovare giovanissimi (e anche meno giovani) proporsi gratis per aggiudicarsi la serata.

Di questa situazione hanno avuto buon gioco i giovanissimi, quelli che hanno iniziato a fare i loro primi passi dal vivo senza troppe pretese e magari sentendosi già realizzati nell’avere un palco a disposizione, un impianto decente e il loro nome sul manifesto. Questi gruppi emergenti, che sovente suonano gratis, tagliano le gambe ai gruppi con maggiore esperienza, che hanno investito anni nell’apprendimento delle tecniche del loro strumento musicale e soldi in strumenti ed attrezzature, soldi che ora non riescono più ad ammortizzare con i miseri cachet, che spesso la loro dignità impedisce di accettare.
Le conseguenze di questo stato di cose sono nefaste: i gruppi di giovanissimi, dopo aver rubato la scena, si sciolgono perché cambiano velocemente i loro interessi e le loro passioni e perché sanno che, anche migliorandosi nella tecnica e nell’attrezzatura, non migliorerebbero la loro situazione economica. Sbattersi per 200 euro a serata? Meglio andare in discoteca a corteggiare qualche bella ragazza. Nel frattempo le bands meno giovani e più tecnicamente preparate si sono sciolte, hanno preferito fare harakiri piuttosto che umiliarsi a salire sui palchi per cachet ridicoli. Anni di studio e di sbattimento gettati alle ortiche. Alcuni di loro si riciclano come fonici (più o meno capaci, spesso “meno”) che si rifanno sui gruppi emergenti desiderosi di registrare il primo demo, lucrando sui loro sogni di gloria prima che vadano in frantumi. Tremenda vendetta! In sintesi: tanti gruppi emergenti dalle prospettive a breve scadenza, tanti musicisti professionisti che gettano la spugna o si riciclano come fonici, nessuno investe più nello studio dello strumento, crollo della qualità della musica live.
Un altro effetto nefasto è quello che io lo chiamo “La regionalizzazione dei gruppi”: i bassi cachet, uniti al proliferare di queste bands a buon mercato, che spesso calcano assiduamente solo i palchi della loro zona, stanno limitando drasticamente lo scambio di gruppi tra regioni del Nord, del Centro e del Sud Italia, con una scarsa mobilità all’interno del Paese e scarso interscambio culturale, salvo qualche eroe che parte da Palermo per suonare a Milano gratis pur di far conoscere il suo progetto musicale. I “gruppetti” suonano a rotazione in tre/quattro pub della loro zona prima di sciogliersi, senza quasi mai varcare i confini regionali. Nella scena live italiana hanno quindi buon gioco sia gli emergenti, che suonano gratis, sia i grossi artisti da stadio dai cachet strabilianti, lasciando una voragine nel mezzo, che va a replicare fedelmente l’aumento del divario sociale in un paese che ha smesso da decenni di investire in “equità” (a tutti i livelli).
Un paese dove la musica, oramai, non può essere altro che un costoso hobby.


giovedì 2 settembre 2010

NEWS – Icydawn: ecco il video di “Trends”

Primo videoclip ufficiale per l’artista svizzero.

Chi l’avrebbe mai detto che dall’album “A Personal Collection Of Demo(n)s”, cupa e claustrofobica raccolta di brani dell’artista industriale Icydawn, sarebbe scaturito un singolo di successo? Scaricatissimo e ballatissimo nei dancefloor più alternativi, ora Trends ha anche un videoclip, realizzato dal regista ticinese Daiano Lazzarotto, già in rotazione su emittenti indipendenti e web tv dal 1° settembre.


Collegamenti:
Artisti: Icydawn
Interviste: Icydawn
Recensioni: Icydawn - A Personal Collection Of Demo(n)s

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martedì 24 agosto 2010

NEWS – Gli Stardom suonano per Mick Karn

Il concerto si terrà il 4 settembre 2010 a Caerano di San Marco (Treviso) nell’ambito della maratona musicale “Il Cuore nella musica”.

L’etichetta discografica indipendente Danze Moderne darà il proprio contributo alla serata di beneficenza organizzata dalla Fondazione Villa Benzi Zecchini a favore del musicista Mick Karn con il concerto di uno dei gruppi più brillanti della propria scuderia: gli Stardom. L’esibizione si terrà il 4 settembre prossimo a Caerano di San Marco (Treviso) e gli Stardom promettono di portare sul palco il loro repertorio migliore per aiutare un artista che, con il suo stile, ha molto influenzato la new wave anni ’80. L’evento, cui è stato dato nome “Il Cuore nella musica”, si innesta in una serie di iniziative simili che si svolgeranno in varie parti del mondo, tra le quali degna di menzione è quella organizzata dall’ex cantante degli Ultravox Midge Ure, già responsabile del progetto “Live Aid” nel 1985. Oltre agli Stardom, ci saranno nomi di rilevanza nazionale: Alice, che Karn accompagnò spesso in tournèe negli anni ’90, Aldo Tagliapietra delle Orme, Lino Brotto e i Frigidaire Tango.
Mick Karn, di origini cipriote ma londinese d’adozione, è stato il bassista dei Japan, band inglese capitanata dal cantante David Sylvian. Dopo questa esperienza ha intrapreso una carriera all’insegna della sperimentazione a fianco di artisti quali Peter Murphy dei Bauhaus, Midge Ure, David Torn, Kate Bush, Gary Numan e Joan Armatrading. Malato di cancro in fase avanzata, ha reso pubbliche le sue condizioni di salute attraverso il sito internet http://www.mickkarn.net/ al fine di poter raccogliere i fondi necessari ad affrontare le costose cure alle quali si sta sottoponendo. Durante la giornata, tra gli spazi di Villa Benzi Zecchini, saranno inoltre esposte e messe in vendita fotografie che un altro membro dei Japan, Steve Jansen, ha realizzato all’inizio degli anni ottanta e il cui ricavato concorrerà alla raccolta fondi.

Elenco completo degli artisti partecipanti alla maratona musicale:
Alice
Aldo Tagliapietra (Le Orme)
Frigidaire Tango
Lino Brotto con Filippo Tantino e Valeria Bruniera
Stardom
Aut
Cardiac
Exposurensemble
Giorgio Fairsoni & Rubberband
Flowers Of Hiroshima
Madame Sadowsky
Magnetic Sound Machine
Ococo
The Mantra ATSMM

Per ulteriori informazioni:
http://www.villabenzizecchini.it/
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lunedì 2 agosto 2010

Come compilare il Programma Musicale della SIAE

Compilare correttamente il borderò SIAE è essenziale per ricevere il pagamento dei diritti d’autore dai vostri concerti.

--Le immagini sono a bassa risoluzione, per visualizzarle correttamente cliccarci sopra--
Se dovessi fare una classifica di tutte le domande che mi vengono rivolte sulla SIAE, al primo posto troverei: “Perché trovo così pochi soldi sui miei rendiconti semestrali SIAE?”. Sicuramente il nuovo regolamento sulla ripartizione dei diritti, introdotto dalla SIAE nell’ottobre del 2006, ha pesantemente danneggiato molti autori musicali emergenti che si guadagnavano la pagnotta suonando in piccole situazioni, i cosiddetti concertini. Ma questo è solo un aspetto del problema. L’altro, non meno importante, è l’accuratezza con il quale si compila il Programma Musicale della SIAE (borderò) a fine concerto. Il paradosso è che tutti si iscrivono alla SIAE per incassare i diritti (per un costo di 220 euro per l’iscrizione e 91,50 euro di quota annuale), tutti si aspettano rendiconti sostanziosi, ma nessuno si impegna nella compilazione del borderò, che viene di conseguenza cestinato e… addio diritti! E sì, perché basta un piccolo errore, una piccola omissione, una lettera fuori posto che il documento verrà annullato. Tipico esempio di questa razza di musicisti è il mio amico Alfio detto “Sandogat”: arriva furioso con in mano i rendiconti semestrali SIAE gridando al furto per i pochi euro di guadagno a fronte di numerosi concerti del suo gruppo, poi, dopo essersi calmato, ammette candidamente di non aver mai compilato un borderò in maniera “lucida” in vita sua a causa di varie situazioni, come la spossatezza del dopo concerto, le fans che lo “perseguitano”, i fumi dell’alcool, eccetera. E poi mi fa la solita, eterna domanda: “Ma come si compila il borderò SIAE?”. Caro Sandogat, da oggi in poi non sprecherò più il mio tempo per dirti sempre le stesse cose, ma ti manderò il link di quest’articolo, così la facciamo finita una volta per tutte!

Prima cosa: incaricare uno dei membri del gruppo della compilazione del borderò, possibilmente quello che si è mantenuto più lucido durante la serata. Lo so, il borderò è una scocciatura allucinante alle due di notte, dopo aver viaggiato, scaricato e montato gli strumenti, aver suonato, smontato e ricaricato il tutto sul furgone, ma il pagamento dei vostri diritti passa attraverso questa specie di tovaglia di carta rossa. In realtà il programma musicale può essere di diversi colori, nello specifico:
Modello 107/OR (di colore rosso) – è quello che ci interessa di più se abbiamo un gruppo rock, viene usato per esecuzioni dal vivo, con ballo, di gruppi musicali o singoli esecutori, concertini, pianobar, concerti di musica leggera, pop ed esecuzioni simili.
Modello 107/SM (di colore verde) - esecuzioni musicali con strumento meccanico (juke box, radio, riproduttori fonografici o digitali con o senza amplificazione ecc…).
Modello 107/C (di colore blu) - per i concerti di musica classica, jazz, di danza e per le musiche di scena in spettacoli teatrali.
Analizziamo nelle sue varie parti il programma musicale:

Il Quadro A deve essere compilato dall’Ispettore locale della SIAE o dal responsabile di zona, quindi lo segnaliamo solo per dovere di cronaca.

La compilazione del Quadro B è a carico del titolare del permesso, ossia il proprietario del locale, che ha organizzato il concerto e si è recato all’ufficio della SIAE a prelevare il borderò.
In questa sezione dovranno essere scritti: nome del locale, nome e cognome del titolare, il suo indirizzo per esteso e la firma leggibile. Il titolare del permesso spettacoli e trattenimenti è tenuto, prima del concerto, a consegnare il borderò al direttore dell’esecuzione (uno dei membri del gruppo, per intenderci), che dovrà compilarlo nella sola parte di sua competenza. Se il titolare è sprovvisto di borderò (quindi non ha pagato la licenza per farvi suonare), la SIAE dice che dovete rifiutarvi di suonare e denunciare il fatto. Nel caso in cui nella stessa giornata si abbiano due o più concerti, devono essere utilizzati distinti programmi musicali, uno per ogni gruppo. Questo è un fatto importante, spesso troviamo diversi gruppi a suonare e un solo borderò (specie nei piccoli festival), voi compilatelo ugualmente insieme agli altri gruppi, in caso di controllo sarà sanzionato il titolare del locale e non voi e i diritti vi saranno comunque garantiti. Il problema potrebbe sorgere se il gruppo che ha suonato con voi dovesse commettere degli errori nella compilazione: il borderò verrà annullato, vanificando il vostro lavoro di precisione e impedendovi di incassare i diritti per quella serata. Ogni borderò, compilato e sottoscritto per intero, va riconsegnato dal titolare del locale all’unità periferica della SIAE, che provvederà a rilasciargli l’apposita ricevuta.

Il Quadro C è una di quelle parti che dobbiamo compilare noi musicisti.
Per la SIAE la compilazione di questa sezione deve essere a carico del direttore dell’esecuzione (musicista o deejay), ossia uno dei membri del gruppo che si assume la responsabilità dello svolgimento della serata e della pianificazione della scaletta del concerto. Se nel gruppo c’è un membro iscritto alla SIAE, sarà obbligatoriamente lui il direttore dell’esecuzione. Se ci sono più membri iscritti alla SIAE, si può scegliere indifferentemente tra uno di questi, così come si può scegliere indifferentemente uno dei membri del gruppo se nessuno è iscritto alla SIAE. In questo quadro va indicato il locale, la località, il giorno e l’ora dell’esibizione, il nome del musicista o gruppo musicale, il suo indirizzo (nel caso il gruppo sia costituito come società, si indicherà la sede sociale, altrimenti è preferibile mettere l’indirizzo del direttore dell’esecuzione), Partita IVA o codice fiscale, il numero di brani eseguiti. Esaminando con attenzione alcuni di questi punti:
-per quanto riguarda la data: il giorno va indicato solo nella prima casella quando il concerto è terminato entro la mezzanotte, invece si metterà anche il giorno successivo nella seconda casella se il concerto è terminato dopo la mezzanotte;
-nel caso il vostro gruppo si sia costituito come società, è necessario indicare la Partita IVA, in caso contrario basta il codice fiscale del direttore dell’esecuzione;
-numero dei brani: vi consiglio di riempire questa parte dopo aver stilato, sul Quadro D, la lista dei brani eseguiti, per evitare confusione. Nella prima casella vanno indicati i brani di durata inferiore ai 30 secondi, nella seconda metteremo i brani di durata superiore ai 30 secondi (solitamente tutti i brani di un gruppo), nella terza casella il totale. Questo perché la SIAE non paga i brani di durata inferiore ai 30”. Nel nostro esempio non ci sono brani di durata inferiore ai 30”, come spesso accade.

La compilazione del Quadro D, sempre a carico del direttore dell’esecuzione, è una parte molto delicata perché è qui che devono essere riportati, in modo rigorosamente cronologico, autori e titoli delle canzoni eseguite ed è qui che si commette la maggior parte degli errori.
La SIAE recita “la parte va compilata prima o immediatamente dopo l’esecuzione”, io vi consiglio di farlo “immediatamente dopo”, così vi mettete al coperto da qualsiasi contrattempo possa insorgere ad influenzare la scaletta durante l’esibizione.
Esaminiamo accuratamente questo Quadro D punto per punto:
- COMPOSITORE (COGNOME): qui dovete indicare il cognome o lo pseudonimo di uno solo dei compositori. Nel caso di un pezzo dei Beatles scritto da Lennon/McCartney dovete scegliere se mettere Lennon o McCartney (nel nostro esempio abbiamo scelto Lennon). Tutto questo è evidente dallo spazio a disposizione: in un pezzo composto da quattro o cinque autori, i loro cognomi non ci starebbero dentro le poche caselle a disposizione, ma non preoccupatevi, sarà poi la SIAE a risalire, attraverso il nome dell’autore indicato e il titolo del pezzo, a tutti gli altri autori per la ripartizione dei diritti. Purtroppo vedo ancora musicisti o dj che in questa sezione mettono il nome del gruppo musicale che ha interpretato il brano, The Beatles ad esempio, e non l’autore (Lennon in questo caso): è un errore gravissimo, tutto il borderò verrà annullato!
- Per una corretta programmazione, non va indicato il cognome dell’autore del testo se questi non è anche compositore della parte musicale, ma bisogna indicare quello di uno dei compositori.
- Particolare attenzione va posta nel riportare i titoli dei brani: non mi stancherò mai di dire che basta un piccolo errore di scrittura e tutto il borderò verrà annullato. Il titolo deve essere esatto, qui c’è tolleranza zero da parte della SIAE, basta una lettera fuori posto e… buonanotte! Per i brani suonati in medley (o mixati per i dj), i titoli dei diversi brani che compongono il medley devono essere indicati in righe separate. Uno stesso brano eseguito più volte (magari ri-proponete un pezzo già suonato nel bis) deve essere indicato una sola volta.
- Nel caso di spettacoli che prevedano sia esecuzioni dal vivo che con strumento meccanico, dovranno essere compilati sia il programma 107/OR (o 107/C) sia il programma 107/SM.
- Per le composizioni musicali di pubblico dominio “elaborate” si tratta di uno dei rari casi in cui devono essere indicate, nella riga compositore, sia il cognome dell’elaboratore che quello del compositore originale.
- Importante: la parte non utilizzata del Quadro D “dovrà essere annullata mediante opportune ed inequivocabili segnalazioni”, in pratica dovrete sbarrare le righe rimaste inutilizzate con una linea diagonale o una grande X.

Nel Quadro E1 bisogna riportare i nomi di tutti i musicisti iscritti alla SIAE che hanno partecipato al concerto, compreso il direttore dell’esecuzione, i cui dati saranno inseriti nel quadro seguente.

Nel Quadro E2 bisogna riportare tutti i dati del direttore dell’esecuzione (nome e cognome, indirizzo, codice fiscale e, se iscritto, il proprio numero di posizione SIAE) e da questi sottoscritto, congiuntamente al successivo Quadro E3.

Tutti i Quadri del Programma Musicale devono essere compilati con inchiostro nero o blu, a stampatello, avendo cura di segnare una sola lettera in ciascuna casella, questo al fine di consentire una chiara lettura da parte dei computer della SIAE (lettori ottici - elettronici), che inesorabilmente scarteranno quelli compilati male. Per questo è importante non andare fuori dalle caselle, non fare errori o scarabocchi, scrivere una lettera per ogni casella. Accenti, apostrofi e virgole non vengono letti dai computer della SIAE. Faccio un esempio, un titolo come “È sera, presto me ne andrò” il computer lo leggerà come “E SERA PRESTO ME NE ANDRO”. Anche gli articoli molto spesso non vengono letti, così un titolo come “Il sogno” verrà letto come “SOGNO”. Voi potete metterli come non metterli, è indifferente.

Il Programma Musicale va tenuto a disposizione durante la serata per eventuali controlli da parte di incaricati SIAE. Le infrazioni nella compilazione comportano, per l’organizzatore dello spettacolo o trattenimento, l’applicazione delle penali previste dal Permesso di esecuzione e comportano sanzioni disciplinari per gli associati SIAE che lo firmano. La falsificazione del Programma Musicale può configurare l’ipotesi di reato. Il borderò va riconsegnato entro il giorno successivo allo spettacolo dal titolare del locale all’ufficio della SIAE, che gli rilascerà una ricevuta. Si dovranno riconsegnare all’ufficio della SIAE anche i Programmi Musicali rimasti in bianco quando non utilizzati. Il Programma Musicale deve essere compilato anche nel caso di esecuzioni di opere di pubblico dominio.

Per concludere: la burocrazia SIAE non aiuta il musicista. Il nuovo regolamento sulla ripartizione dei diritti, introdotto dalla SIAE nell’ottobre del 2006, unito alla grande quantità di borderò annullati per i vizi di cui sopra, porta un autore musicale a ricevere ben pochi euro in tasca (leggi l’articolo “La SIAE e la ripartizione dei diritti d’autore”). Il mio consiglio resta quello di non iscrivervi alla SIAE se siete piccoli autori e fate pochi concerti in un anno, ma in caso decidiate di associarvi vi consiglio allora di compilare il borderò con la massima cura e… incrociate le dita!
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domenica 11 luglio 2010

NEWS – Gli Stardom colonna sonora di un libro

La scrittrice Barbara Baraldi ha scelto gli Stardom per il booktrailer del suo ultimo romanzo.

Si intitola Scarlett il nuovo romanzo di Barbara Baraldi, pubblicato da Mondadori. La scrittrice di Mirandola, già autrice di libri come “La bambola dagli occhi di cristallo” e “Lullaby”, ha scelto gli Stardom per musicare il booktrailer di questa sua ultima fatica letteraria, che segna l'esordio nell'urban fantasy e nella letteratura per ragazzi. Il brano in oggetto, “Stagione di Dolly”, sarà pubblicato su Soviet della moda, attesissimo primo album del gruppo che vedrà la luce ad ottobre per l’etichetta Danze Moderne.


Collegamenti:
Atristi: Stardom

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sabato 10 luglio 2010

Ebay: ecco dove trovo i miei dischi introvabili (e non solo)

Di fronte alla fine dei negozi specializzati di dischi, la rete è diventata il distributore numero uno di cd e vinili.

Ammetto che per anni ho snobbato Ebay come il sito e-commerce buono per chi era in cerca di truffe on-line. A suffragare le mie impressioni anche i media, che non si risparmiavano nello spingere notizie relative a persone che avevano preso delle solenni fregature (basti solo pensare alle inchieste di “Striscia la notizia”). Questo fino al dicembre del 2005, quando ho fatto il mio primo acquisto. Quando l’ho visto in quell’inserzione, non volevo crederci: “4 Minute Warning” di Rikki And The Last Days Of Earth, un disco del 1978 che avevo cercato per anni e anni, introvabile ovunque e senza il minimo sentore di una ristampa. Una fregatura? Forse, ma 35 euro era una cifra che mi sentivo di rischiare e l’ho fatto. Ora il disco è in bella mostra nella mia collezione di vinili, in ottime condizioni come da descrizione, uno dei migliori regali di Natale che mi sia mai fatto. Di lì in poi altri acquisti, soprattutto dischi, ma anche altro (piccoli oggetti di elettronica, cd e dvd vergini, fumetti, un termometro digitale, la casetta per il gatto, ecc…) ed ho imparato a distinguere tra venditori seri e truffatori. Anzi, spesso riesco a fare degli ottimi affari.

La storia: Ebay nasce negli USA e, nei primi anni del nuovo millennio, si afferma in Italia come il più grande sito di aste on-line. Introduceva il concetto che chiunque può mettere in vendita un oggetto di cui vuole disfarsi, nuovo o usato, semplicemente iscrivendosi al sito e creando la propria inserzione. Visto il successo ottenuto, anche negozianti professionisti hanno iniziato a vendere su Ebay, sfruttando il grosso bacino di utenti che si era creato, spesso adottando prezzi molto più bassi di quelli che si trovano normalmente nei negozi. Considerando che Ebay conta su una rete di utenti mondiale, capirete che l’offerta di prodotti è immensa.
Come funziona: innanzitutto bisogna iscriversi inserendo i propri dati personali e poi aprirsi un account PayPal, che è il metodo di pagamento più usato e più sicuro, perché è l’unico con il quale si è rimborsati nel caso non si dovesse ricevere l’oggetto acquistato. A PayPal va collegata la propria carta di credito o, in mancanza, la carta PostePay (io ho fatto così) e comunque si può ricaricare anche tramite bonifico bancario. A questo punto potete inserire nel motore di ricerca di Ebay l’oggetto che state cercando. Nel caso si tratti di un’asta, si aggiudica l’oggetto chi offre la cifra maggiore. Le aste hanno una durata che può variare da 3 a 5 a 7 a 10 giorni. Oppure si può optare per il “Compralo subito”, ossia oggetti a prezzo fisso che si possono acquistare subito con un click, come in un normale on-line store. Per ogni acquisto potete lasciare un “feeback” su come si è svolta la compravendita: se siete soddisfatti, lascerete un feedback positivo, altrimenti, se l’oggetto che avete ordinato non vi arriva o non è conforme alla descrizione, negativo. Il feedback va a pesare sulla reputazione del venditore, quindi, prima di lasciarne uno negativo, pensateci bene e cercate di risolvere pacificamente il problema con il venditore (magari il ritardo è colpa delle poste oppure, se non siete soddisfatti dell’oggetto, potete restituirlo e riceve indietro i sodi). Non ho esperienze di vendita, quindi non posso esprimermi a pieno titolo su questo capitolo, però Ebay vi permette di creare le vostre inserzioni e di vendere i vostri oggetti: avete un disco che non ascoltate più? Avete deciso di cambiare il portatile e volete disfarvi del vecchio? Non sapete più dove mettere i fumetti di Dylan Dog? Create la vostra inserzione e provate a venderli. Si pagherà una piccola tariffa, ma è un tentativo che si può fare. Per qualsiasi dubbio potete consultare le F.A.Q. che vi spiegheranno tutto.
Ebay e le truffe: come dicevo all’inizio, si possono incontrare venditori disonesti, ma con un po’ di buon senso e attenzione potete mettervi al sicuro da questi pericoli. Nessuno regala nulla, per cui diffidate di oggetti offerti a un terzo o a un quarto del loro valore, specialmente di prodotti costosi come cellulari, laptop, iPod, playstation, televisori, ecc… è buona norma accertarsi della reputazione del venditore tramite i feedback: più ne sono (positivi, ovviamente), più il venditore è affidabile. Per gli oggetti di piccolo valore invece potete andare “quasi” sul sicuro: nessun venditore vuole rovinarsi la reputazione per un cd musicale non inviato.Pagate con PayPal: è l’unico metodo che, in caso di truffa, vi permette di essere rimborsati da Ebay (che è anche proprietaria di PayPal). Se partecipate ad un'asta, stabilite all’inizio una cifra massima che siete disposti a spendere e obbligatevi a non superarla (come ho fatto io per il disco di Rikki And The Last Days Of Earth) perché, negli ultimi minuti prima della scadenza dell’inserzione, si potrebbero innescare giochi al rialzo con altri utenti e rischiate di farvi prendere la mano offrendo cifre ben superiori al valore effettivo dell'oggetto.

Ebay e la musica: cd e dvd sono gli oggetti che più acquisto, la musica è stata la molla che mi ha spinto ad iscrivermi a questo sito e-commerce. Sono oltre cinque anni che nella mia città non ci sono più negozi di dischi, oramai stanno chiudendo inesorabilmente in tutta Italia e la rete è diventata la mia principale (se non unica) fonte di approvvigionamento. Se da un lato si sono persi quei magici posti dove, da ragazzi, si trascorrevano pomeriggi interi a spulciare tra cd e vinili (sigh!), dall’altro c’è la praticità di trovare ed acquistare quello che ci interessa con pochi click e riceverlo comodamente a casa. Vi ho voluto parlare di Ebay perché è qui che ho fatto i miei ultimi acquisti musicali, andando a caccia sia di novità che di rarità, trovando delle ottime occasioni e facendo degli ottimi affari: l’ultimo dei Depeche Mode, le Peel Sessions di Adam & The Ants, il dvd del concerto dei The Cure a Glasgow nel 1984, la raccolta “Ordine” degli Starfuckers, e così via, tutti a prezzi più convenienti di molti store specializzati e tutti ricevuti a tempo di record. Ho scovato su Ebay un paio di venditori esteri, uno dalla Germania e l’altro dall’Olanda, veramente forniti e convenienti, ma anche alcuni italiani, che offrono dischi di musica indipendente altrimenti di difficile reperibilità altrove. Certamente il mercato discografico è afflitto da una crisi oramai decennale per i motivi che sappiamo e se la rete è diventata per noi feticisti del disco (quelli che aborrono l’mp3 e il peer to peer) l’unico mezzo per avere i loro oggetti di culto… ben venga la rete, ben venga eBay!

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martedì 6 luglio 2010

Uplaya: come sbancare la hit parade!

È nato l’algoritmo Hit Song Science™ che ti dice se la tua canzone avrà un successo di massa o no… e ti spiega anche il perché.

Tutti ne parlano, un motivo ci sarà. Uplaya è l’algoritmo del colosso americano Music Intelligence Solutions che promette di svelarvi con certezza matematica se la vostra canzone è un potenziale successo da classifica. David Meredith, amministratore delegato della società, dice: «Uplaya è un sistema di intelligenza artificiale in grado di prevedere se una canzone ha qualche, molte o nessuna possibilità di diventare un successo di massa. Non è un’invenzione usa e getta o una trovata pubblicitaria, dietro c’è il lavoro di decine di scienziati e ricercatori. Professionisti, non illusionisti o veggenti. Uplaya isola e analizza i singoli aspetti musicali presenti in una canzone fatta e finita: la velocità del ritmo, la linea melodica, la brillantezza del suono, la sequenza di accordi e persino l’intonazione. A quel punto scatta il confronto con il database delle canzoni che hanno sbancato le classifiche nella storia della musica o che hanno avuto una programmazione insistente nelle radio. I parametri vengono aggiornati di continuo: se nasce un nuovo genere musicale che funziona, tutto il sistema viene riparametrato includendo le nuove sonorità».
E il verdetto è immediato, in pochi minuti saprete se vi aspetta la gloria alla modica cifra di 90 dollari per 15 canzoni. L'upload e l'analisi dei primi due brani è gratuita, quindi potete anche tentare un verdetto su quelli che ritenete i vostri due pezzi migliori o testare l’unico pezzo scritto in vita vostra, come ha fatto l’ex giornalista neozelandese Ben Novak, che per anni ha tenuto nel cassetto la sua canzone “Turn your car around”: avuto un responso positivo da Uplaya, l’ha fatta interpretare a Lee Ryan, ex componente dei Blue, e il pezzo ha raggiunto il dodicesimo posto in Gran Bretagna e il secondo in Italia! La famosa rivista americana Billboard ha definito Uplaya “La più grande invenzione in campo musicale dopo il cd”, mentre The Economist ha scritto “Cambierà per sempre il modo di scrivere musica”. Trecento case discografiche, che oramai non possono più permettersi dei flop commerciali, si sono iscritte in sole due settimane e molti artisti famosi come Mika, Shakira, Madonna e Norah Jones hanno già fatto uso del magico logaritmo per i loro dischi.

È importante caricare i files alla massima risoluzione (mp3 stereo a 320 kbps) così, in caso di punteggio basso, sarà chiaro che la lacuna è di carattere artistico e non tecnico. I punteggi vanno da “Il tuo brano è una potenziale hit” a “Questa canzone non soddisfa nessuno dei requisiti di un pezzo per le masse, tieniti stretto il tuo posto di lavoro”. Nel mezzo Uplaya non è avara di consigli e può suggerire “Questa canzone è da rallentare” o “Il mixaggio è da rivedere” oppure “Cambia la tonalità”. Non mancano ovviamente le critiche che, a ragione o a torto, accusano il sistema di ridurre l'arte a una mera formula matematica e di danneggiare la creatività. E comunque come può un algoritmo giudicare un qualcosa strettamente personale, legato alla propria emotività, al proprio vissuto, alle proprie radici culturali? Anche qui ci viene in aiuto David Meredith: «Ho ricevuto la troupe di una televisione sudcoreana, hanno voluto fare una prova usando canzoni del loro Paese, belle e brutte, e sono rimasti a bocca aperta: i risultati di Hit Song Science ricalcavano il grado di successo ottenuto sul mercato della Corea Del Sud dalle varie canzoni» e ancora «Voglio subito zittire i puristi: Uplaya non danneggia la creatività, non riduce l’arte a una formuletta matematica. Noi riveliamo al compositore solo se il suo brano ha i tratti del singolo di successo. Per essere chiari: ci sono artisti come gli inglesi Radiohead che non scrivono canzoni facili o radiofoniche, eppure vendono milioni di album ad un pubblico musicalmente colto che non ama i ritornelli». E su questa ultima considerazione non possiamo che essere assolutamente d’accordo con lui.


Di seguito riportiamo la scala del potenziale "hit" per una canzone:

Platinum Auddy™
The underlying patterns of this song are similar to songs that have been hits for a long time.

Gold Auddy™
The underlying patterns of this song are similar to songs that have become hits in the past.

Silver Auddy™
This song could become a hit with some fine tuning and some promotion.

Honorable Mention
Some but not all of the underlying patterns of this song are similar to hit songs, or the recording or mix is not of a high quality.

Keep Trying
The underlying patterns of this song are not similar to songs that that have been hits in the past, or the recording or mix is not of a high quality.

Don't Quit (your day job)
Make sure your recording is of a high quality and the bit rate is as high as possible.



Collegamenti
http://uplaya.com/


mercoledì 30 giugno 2010

NEWS: Un concerto per Mick Karn

Partite diverse iniziative in tutto il mondo per raccogliere fondi a favore del noto musicista: malato di cancro, ha bisogno di cure costose.

Anche in Italia ci si mobilita per raccogliere fondi a favore di Mick Karn, ex bassista del gruppo inglese Japan, bisognoso di cure costose dopo che gli è stato diagnosticato un cancro in fase avanzata. Riportiamo il comunicato della Fondazione Villa Benzi Zecchini, che ha organizzato un concerto nel nostro paese:

La Fondazione Villa Benzi Zecchini ha deciso di rispondere all’appello del musicista inglese Mick Karn, gravemente ammalato, contribuendo attivamente alla raccolta fondi necessaria per far fronte alle consistenti spese mediche che l’artista dovrà affrontare. Dopo aver appreso questa drammatica notizia, il mondo musicale sta rispondendo con numerose iniziative e anche la Fondazione Villa Benzi Zecchini intende partecipare alla raccolta fondi organizzando il 4 settembre un concerto benefico il cui ricavato andrà interamente a Mick Karn e alla sua famiglia.
Mick Karn è stato il memorabile bassista del gruppo Japan dal 1974 al 1982. Dopo questa importante esperienza ha proseguito la sua carriera collaborando con famosi artisti quali: Peter Murphy dei Bauhaus, David Torn, Kate Bush, Gary Numan e Joan Armatrading. Purtroppo un cancro in stadio avanzato lo obbliga a costose cure, per questo motivo ha deciso di rendere nota la sua vicenda tramite un appello pubblicato nel suo sito ufficiale http://www.mickkarn.net/ .
La Fondazione Villa Benzi Zecchini invita sentitamente gli artisti ad accogliere l’appello di Mick Karn ed a partecipare a titolo gratuito al concerto di beneficenza che si terrà sabato 4 settembre presso il parco della Villa a Caerano di San Marco (TV). Invitiamo coloro che ricevono questa mail a inviarla ai contatti che riterranno più opportuni per la migliore riuscita di questo evento benefico.

Cordialmente
Il Presidente della Fondazione
Mirko Sernagiotto

Contatti:
Fondazione Villa Benzi Zecchini
Via Montello, 61 – 31031 Caerano di San Marco (TV) – Italia
info@villabenzizecchini.it
tel. 0423 650509 – cel. 348/3584169

mercoledì 2 giugno 2010

Dischi: OGM – Emotivamente instabile

Rock modificato
Forse un’occasione perduta i dieci anni che separano la nascita dello straordinario ensemble di Teramo dalla pubblicazione del loro primo album ufficiale. E sì, perché la band nata nel 2000 attorno alla figura dell’ex bassista degli Hiroshima Mon Amour Antonio Campanella, che ha coagulato in questo progetto i migliori musicisti della scena alternativa teramana degli anni ‘90, ha avuto un qualche blocco psicologico nel compiere il salto di qualità. E chissà se questo salto di qualità sarebbe mai avvenuto se Carlo Furii dell’etichetta Danze Moderne (anche lui un Hiroshima Mon Amour) non avesse insistito con loro facendoli prima partecipare alla compilation “Danze Moderne vol. 1” e portandoli poi in studio per mettere su disco tutti i loro pezzi migliori.

Ecco quindi questo “Emotivamente instabile”, un album sofferto, ma che alla fine non ha deluso le aspettative. Il cd è molto ricco, una scaletta di dodici brani che ci ripaga abbondantemente per la lunga attesa. Quantità, dicevamo, ma soprattutto qualità: gli anni ’70, ’80 e ’90 si rincorrono, si sovrappongono, si fondono in un unico suono, originale, potente, dopo un finissimo lavoro di ingegneria genetica applicata alla musica che ha dato vita al “rock modificato” degli OGM. La voce di Michele Marcangelo si impone, ma non sovrasta gli strumenti, una voce potente e ricca di sfumature, che qui esprime tutto il suo intenso lirismo. Le chitarre dialogano mirabilmente con ricercati ed efficaci intrecci di accordi/riff/arpeggi; la batteria, robusta e precisa, spinge verso l’hard rock, mentre il basso di Antonio Campanella sostiene e insieme fraseggia, come nella migliore tradizione new wave. “Emotivamente instabile”, “Fidati di me”, “Carne da macello”, “Davide” e “Sivia” sono pezzi d’antologia che hanno tutte le carte in regola per lasciare un segno nell'affollato panorama rock indipendente italiano. L’album “Emotivamente instabile” si candida, già da subito, ad essere uno dei dischi di punta del catalogo della neonata etichetta Danze Moderne.


Artista: OGM
Titolo: Emotivamente instabile
Formato: cd album
Anno: 2010
Etichetta: Danze Moderne
Stile: rock, alternativa, new wave

Tracklist:
1. Emotivamente instabile
2. Il bluff
3. Fidati di me
4. Carne da macello
5. Caterpillar
6. Due leoni
7. La campana di vetro
8. Davide
9. Res
10. Antitesi
11. 5 di mattina
12. Silvia

Formazione:
Michele Marcangelo - voce
Antonio Campanella - basso/elettronica
Pino Nolli - batteria
Erik Di Serafino - chitarra
Pierluca D’Annunzio - chitarra

Discografia Emotivamente instabile (cd, 2010, Danze Moderne)
Danze Moderne vol. 1 (cd compilation, 2008, Danze Moderne)
Quello che facciamo è segreto (doppia cd compilation, 2008, allegata alla rivista “Mente locale”)

Collegamenti:
Facebook

Collegamenti interni:
Artisti: OGM

Ascolta gratuitamente il singolo "Fidati di me"



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domenica 9 maggio 2010

Interviste: Icydawn

The art of noise

Se la Svizzera ci porta alla mente montagne innevate, prati verdissimi, mucche al pascolo e colate di cioccolato, da oggi in poi ci dovrà far pensare anche alla migliore musica industriale in circolazione. Questo grazie alla one-man-band Icydawn, sigla dietro la quale si nasconde il ticinese Sacha Rovelli, artista che, chiuso nella sua “claustrophobic room” (personale saletta di registrazione), smanetta con PC, tastiere e campionatori per creare suoni elitari che vanno dal rumorismo più estremo ad un synth-pop destrutturato/ristrutturato, ritmato e coinvolgente. Personaggio schivo, è riuscito comunque ad ottenere l’attenzione della critica musicale grazie a lavori casalinghi autoprodotti come "A Matter Of Deathstyle PT. 1" e “Humaintelligencearthcancer”, in edizioni limitate e dalle grafiche particolarissime, fino a giungere al cd “Il tagliacarte, l’angelo, i fantasmi”, in collaborazione con l’artista italiana Aimaproject, uscito per l’etichetta svizzera Show Me Your Wounds. Il movimento nato attorno al nome Icydawn non è sfuggito all’occhio della neonata etichetta italiana Revenge Records, che lo ha messo sotto contratto per produrre un interessante album intitolato “A Personal Collection Of Demo(n)s”, selezione di brani della sua produzione passata. Scambiamo quattro chiacchiere con Sacha su passato, presente e futuro di Icydawn.

Parliamo delle origini, ossia cosa c’era prima di Icydawn: le esperienze musicali e i gruppi di Sacha Rovelli.
Beh, qui devo tornare indietro di molti anni, se vogliamo veramente partire dall’inizio. Era credo il 1990 o il 1991, quando con tre amici ci mettemmo in testa di formare un gruppo; in un minuto decidemmo chi avrebbe suonato cosa e nel giro di poche settimane trovammo degli strumenti a poco prezzo, una sala prove - più simile a una discarica - e iniziammo (da notare che l’unico che avesse una vaga idea di cosa stesse facendo era il tastierista, avendo studiato pianoforte da bambino). Iniziammo in totale una decina di pezzi, senza mai veramente portarne uno a termine. Il sound era una sorta di new wave-pop rudimentale, estremamente sporca e ossessiva, con tuttavia (col senno di poi) un non so che di accattivante… Noi eravamo i Frogs In The Fog, tanto lugubri quanto autoironici, pieni di aspettative e il più vecchio di noi non arrivava a vent’anni. Dopo questa esperienza, durata forse un paio d’anni e che mi fece decidere che l’approccio passivo alla musica era troppo limitativo, tentai una collaborazione con un amico che a metà anni novanta produceva cassette di musica industriale con vari pseudonimi (Ars Moriendi, Macerie di Carne, Ìade, …), ma con scarso successo, essendo io ancora troppo legato a certi canoni musicali e lui invece molto più incline alla sperimentazione pura. Creammo infatti un ibrido melodico-rumoristico rimasto senza nome né futuro. L’unica altra esperienza che mi ha lasciato dei buoni ricordi e un certo rimpianto è stata quella della mia entrata in un’altra formazione new wave già ottimamente avviata e rimasta improvvisamente senza chitarrista. Si trattava di preparare poche canzoni per un’esibizione live a Lugano in tempi piuttosto brevi. Mi sentii subito in sintonia con le loro idee e i loro pezzi e già dopo le prime ore di prova mi ero integrato nella formazione. Purtroppo successe che un altro elemento si staccò dal gruppo improvvisamente, lasciandoci senza sala prove e questo mise definitivamente la parola fine anche a questo capitolo.

Cosa ti ha spinto poi a chiuderti nella “claustrophobic room”, buttarti sulla sperimentazione industriale e diventare Icydawn?
In realtà il concetto di “stanza claustrofobica” nasce dal fatto che quando iniziai a registrare i miei primi suoni, vivevo in un appartamento piccolissimo e la mia strumentazione era sparsa ovunque ci fosse un minimo di spazio, con cavi tesi ovunque a rendere impossibile il passaggio. Il mio stereo di allora era perennemente smontato a metà, essendo l’unica cosa che mi permettesse di registrare e la TV microfonata in pianta stabile. Icydawn come progetto è nato per caso. Rimasto a casa con una chitarra e un vecchio mixer, iniziai a lavorare di fantasia e a mettere assieme registrazioni “private”, fatte prima esclusivamente di chitarra utilizzata nei modi e con l’ausilio degli oggetti più improbabili, aggiungendo poi suoni e dialoghi presi da film, grazie all’arrivo di un microfono. Man mano che andava aumentando la strumentazione, andavano delineandosi dei pezzi che avevano una loro struttura. Decisi di lasciare che Icydawn prendesse vita propria, quando vidi che le mie registrazioni venivano apprezzate. Da qui assemblai una prima cassetta demo, poi andata persa, o più probabilmente cancellata per errore, e subito dopo il CDr autoprodotto “We Are The Lie Which Lives Upon Itself”, completamente registrato in “presa diretta”, una sorta di live in studio.

Parlaci della tua strumentazione: in che modo riesci a creare questi suoni così originali?
La mia strumentazione è al limite dell’essenziale: chitarra, basso, microfono, un sintetizzatore GEM S2 dei primi anni ’90, un piccolo multi effetto, un Kaoss Pad e qualche pedale per chitarra. Per creare i suoni spesso basta affidarsi all’idea primordiale, collegare gli effetti in modo istintivo e cercare di arrivare il più possibile vicino al suono che esprima il concetto che mi gira in testa. Per registrare utilizzo un programma che lavora esclusivamente audio, ma che mi permette di creare dei loop dai suoni che registro. Questi loop vengono a volte masterizzati su CDr e reimportati filtrandoli ulteriormente. Raramente, per poter utilizzare suoni che presentino manipolazioni più radicali, utilizzo anche un emulatore. Ma non è questo il modo in cui mi piace lavorare.

Mi hai raccontato che, all’inizio, appena prodotti i primi pezzi, li registravi su cd e li sigillavi applicando un cerotto con su scritto Icydawn, in modo da non poterli ascoltare più. Che cosa è successo poi per decidere di confrontarti con il pubblico e cominciare a far circolare i tuoi primi lavori autoprodotti?
In realtà erano cassette registrate rigorosamente in presa diretta, poi sigillate e ammucchiate chissà dove. Una sola di queste ha rivisto la luce e i pezzi che ci ho trovato sono diventati il miniCDr “Monodrawnings”, realizzato in quattro copie, confezionato in un imballaggio per mutande e regalato alle persone che mi hanno aiutato (chi convincendomi, chi mettendo a disposizione la propria apparecchiatura per realizzare il master) a dar vita a "We Are The Lie Which Lives Upon Itself". Fu appunto l’approvazione di alcune persone a convincermi che il mio materiale doveva venir messo a disposizione della gente. Cosa che non mi ha mai pienamente convinto, in tutta sincerità.

Com’è nata la collaborazione con l’artista italiana Aimaproject e qual è stato il percorso che ha portato alla realizzazione del cd "Il tagliacarte, l'angelo, i fantasmi" per l’etichetta Show Me Your Wounds?
Conobbi Aimaproject personalmente per una serie di casi e conoscenze comuni, anche se artisticamente la seguivo già da tempo. Dopo averle passato il mio materiale prodotto fino a quel momento, mi chiese di poter utilizzare dei miei pezzi come basi per dei reading. A quel punto le proposi di creare dei tappeti sonori composti appositamente per le sue performances e da quest’idea nacquero invece dei pezzi strutturati attorno ai suoi testi, da una parte dei quali decidemmo di ricavare appunto ”Il tagliacarte, l’angelo, i fantasmi”, che avrebbe dovuto rappresentare la prima di una serie di collaborazioni (quella dedicata alla malattia mentale). Malgrado tutte le musiche per un secondo mini-CD “Tempus Edax Rerum” (lavoro questa volta centrato sul passato e sui segni che ne portiamo) fossero già pronte, certi fatti recenti mi hanno fatto accantonare definitivamente l’idea di continuare questa collaborazione.

Parlando di Icydawn è impossibile non menzionare le particolari confezioni dei suoi cd, delle vere e proprie opere d’arte, come la confezione di metallo di "A Matter Of Deathstyle PT. 1" o il cartoncino nero serigrafato in argento de "Il tagliacarte, l'angelo, i fantasmi", con i testi avvolti in una garza medica. Come nasce questa tua passione per le confezioni originali e le edizioni limitate? Quale confezione ti piacerebbe realizzare in futuro che non sei riuscito a fare sino ad ora?
In realtà le confezioni particolari sono una peculiarità del movimento industriale e in questo posso solo dire di aver preso spunto dai maestri del passato (fatta eccezione per la copertina de “Il Tagliacarte, L’Angelo, I Fantasmi”, che è stata curata al 99% da Aimaproject e che ha avuto il privilegio di un budget molto più alto delle mie precedenti autoproduzioni). Il fattore edizione limitata per me è una sfida. Una volta esaurite le copie, solo chi veramente vuole un disco originale si darà la pena di andarlo a cercare, magari rischiando anche di trovarlo. Mi ha sempre affascinato l’idea della quasi impossibilità di completare una collezione, perché determinati pezzi sono introvabili. Anche se un giorno il vecchio materiale verrà completamente ristampato, non sarà la stessa cosa per un collezionista! Per quanto riguarda le confezioni future, non ho particolari idee di sensazionalismo, anche perché le cose più estreme sono già state fatte da altri musicisti. L’imballaggio, per quanto mi riguarda, solitamente procede di pari passo con la musica, sono due concezioni che si compenetrano e si sviluppano parallelamente.

Con la raccolta “A Personal Collection Of Demo(n)s”, uscita per l’italiana Revenge Records, hai messo un punto fermo sul tuo passato, assemblando il meglio delle tue produzioni in un solo cd. Con quale criterio hai selezionato i brani?
In realtà la selezione è stata una cosa un po’ frettolosa, che mi ha comunque permesso di non ripensare e quindi ricensurare quello che era stata l’idea iniziale. Ho tentato di creare un sentiero tortuoso attraverso il quale l’ascoltatore potesse trovarsi regolarmente spiazzato da un susseguirsi di strutture e concezioni completamente diverse una dall’altra, senza tralasciare neanche una sfumatura dei vari percorsi musicali intrapresi negli anni. Ho comunque tentato di fare in modo che ogni lavoro precedente alla “Collection” mantenesse dei suoi pezzi caratteristici, non finiti nella raccolta. Anche per rispetto verso chi si è dato la pena di procurarsi delle autoproduzioni quasi per niente distribuite.

Paradossalmente, per un disco così importante per la tua carriera come “A Personal Collection Of Demo(n)s”, hai optato per un cd dalla confezione standard, ma hai riservato a pochi fans un’edizione limitata di 100 copie in confezione speciale: parlaci di quest’opera.
L’idea dell’edizione standard è stata più una questione di coerenza da parte dell’etichetta, piuttosto che una mia scelta. Anche se in effetti avrei trovato un po’ paradossale creare una “chicca” di questo genere in ben 5000 copie! Ho comunque sentito il bisogno di lavorare “fisicamente” anche a questa raccolta, aggiungendo a un piccolo numero di copie del CD standard una serie di inserti “commemorativi” dei vecchi lavori, che riproducono infatti le copertine, i testi e le bozze dei testi utilizzate durante le registrazioni (almeno quelle ritrovate), un mini-CD con un lungo pezzo rituale che avevo messo assieme per un lavoro dedicato alle “Nozze Chimiche di Christian Rosenkreuz”, poi accantonato, confezionando poi il tutto a modo mio. Con l’unico rammarico che l’imballaggio va a coprire lo splendido quadro di J. J. Busolini che ho scelto come immagine di copertina. Ma è anche vero che le cose belle vanno cercate!

Icydawn è un progetto nato e vissuto esclusivamente in sala di registrazione, ma molti ti vorrebbero vedere dal vivo: hai dei progetti in tal senso?
La dimensione live mi attrae e al contempo mi terrorizza. Il confronto diretto con il pubblico non è nella mia indole. Se poi consideriamo che Icydawn era inizialmente destinato a essere un progetto e una sorta di alterego strettamente personale, direi che il passo fatto finora è già abbastanza lungo. L’idea del live comunque è tutt’altro che accantonata. In seguito alle varie richieste avevo anzi iniziato a progettare una performance, che mi permettesse di presentarmi senza basi prefabbricate. Il che avrebbe però portato la formazione ad almeno quattro elementi, facendo di Icydawn una vera e propria band; questo avrebbe tra l’altro significato dover smontare lo studio, trovare una sala prove e iniziare a provare con regolarità. In alternativa avevo pensato a una performance solitaria più simile a un DJ set disturbante, fatto di basi, effetti e manipolazioni live, in cui il materiale realizzato finora sarebbe stato utilizzato solo subliminalmente… prima o poi dovrò affrontare la cosa e probabilmente la formula che sceglierò sarà un mix delle due idee esposte sopra..

Che cosa ha ascoltato in passato Sacha Rovelli e quali sono gli artisti che ti hanno maggiormente influenzato? E oggi cosa ascolti?
I miei ascolti sono iniziati nei primi anni ’80, quindi l’evoluzione è partita dalla musica radiofonica, con un amore particolare per Prince e Simply Red, poi sviluppatosi grazie a un minimo di ricerca in territori più sotterranei. Dopo la scoperta dei capolavori della new wave, mi sono ritrovato sempre più curioso riguardo a formazioni come Clock DVA, Cabaret Voltaire, TG, Residents, il che mi ha portato nei territori allucinanti dell’avanguardia, delle autoproduzioni e della musica e della cultura industriale. Qui credo di aver trovato il picco massimo dell’espressione slegata da ogni legge commerciale e spesso addirittura da ogni logica. Ancora oggi sono alla ricerca di vecchi gruppi new wave, rimasti per me sconosciuti all’epoca, di una certa avanguardia rock degli anni ’70 e di gruppi interessanti nel mare della musica industriale, con sempre un orecchio di riguardo alla scena italiana. In particolare quella rituale iniziata da Ain Soph, Sigillum S, Rosemary’s Baby…

Penso che molti dei nostri lettori siano curiosi di sapere come sia la scena alternativa svizzera, vuoi parlarci dei generi e dei gruppi che hanno maggior riscontro nel tuo paese?
Premetto di non essere un grande conoscitore della scena alternativa svizzera, ma se parliamo del circuito dei concerti nei pub e nelle cantine, qui metal e punk sono i generi che sono sempre andati per la maggiore, fatta eccezione per gruppi già più affermati, come ad esempio i Peter Kernel, che fanno un rock alternativo molto interessante. Per quanto riguarda invece la scena industriale, posso dire che ci sono stati parecchi progetti anche interessantissimi, ma che sono purtroppo scomparsi. La scena più viva e più in vista attualmente credo sia quella di Zurigo, da cui vengono Roger Rotor, Myiase, Black Sun Productions e tutta una serie di progetti di elettronica oscura. A livello ticinese posso continuare a citare solo Stendeck; un progetto IDM estremamente apprezzato e che ha guadagnato grande visibilità internazionale e gli originalissimi Nufenen, di ispirazione molto più avanguardistica (in stile Wallace, per dirla in termini italiani), con soventi innesti di rock pesante.

Un’ultima domanda d’obbligo: quali progetti ha in serbo Icydawn per il prossimo futuro?
Innanzitutto la pubblicazione dei pezzi appena realizzati per la mostra “Guerre - dieci anni di immagini” del giornalista ticinese Gianluca Grossi. L’idea iniziale, forse un po’ megalomane, è di realizzare un vinile-catalogo, com’era in uso negli anni ’70, sulla scia dei primi lavori di Hermann Nitsch. Se ne sta occupando un amico a cui piacerebbe darsi alla produzione, iniziando proprio con questo mio lavoro. Ho ancora in sospeso anche il mio progetto “Tape Musick”, di cui ho voluto anticipare qualcosa nella “Collection Of Personal Demo(n)s”, che dovrebbe essere composto interamente da frammenti di idee grezze, raccolte in una cassetta da 60 minuti. Molte molte altre idee vagano grezze nell’aria, ma tempo ed energie non mi permettono di dar loro forma. Vedremo quante e quali per prime verranno sviluppate. Nel frattempo sto lavorando con Siberia (la cantante originale del progetto Icydawn) e con quella che dovrebbe diventare la chitarrista live fissa del gruppo a un video dalla struttura molto “rock” per la canzone “Trends”, che verrà realizzato dal regista Daiano Lazzarotto, anche lui ticinese.



Collegamenti:
MySpace – Official page
Facebook

Collegamenti interni:
http://fonoarteblog.blogspot.com/2009/11/dischi-icydawn-personal-collection-of.html
http://fonoarteblog.blogspot.com/2009/09/artisti-icydawn.html


Ascolta gratuitamente il brano Trends

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mercoledì 5 maggio 2010

NEWS – Gli Stardom firmano per Danze Moderne.

Apprendiamo la notizia da un comunicato stampa dell’etichetta.

Gli Stardom, new wave band milanese di recente formazione (2005) ma che affonda le sue radici in svariati progetti musicali goth/new wave degli anni ’90, pubblicheranno il loro primo album per l’etichetta indipendente Danze Moderne. L’etichetta ne dà l’annuncio con un comunicato stampa nel quale si precisa che il disco conterrà dodici pezzi maturati in questi primi cinque anni di vita e che il titolo complessivo dell’opera sarà “Soviet della moda”. La pubblicazione dovrebbe avvenire il prossimo autunno (ottobre). Gli Stardom, con all’attivo una partecipazione prestigiosa all’antologia della musica oscura “United Forces of Phoenix vol 2” della Nomadism Records e un singolo digitale intitolato “Vetroplastica”, si sono distinti per aver suonato insieme a gruppi del calibro di Christian Death, Clan Of Xymox, Spizz, 999, Krisma e promettono di rinverdire i fasti di un genere che ha espresso negli anni ’80 le sue massime potenzialità.


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sabato 17 aprile 2010

La SIAE e internet

Ecco perché l’iscrizione alla SIAE potrebbe essere un ostacolo alla promozione della vostra musica sul WEB.

Molti musicisti emergenti si iscrivono alla SIAE e i motivi di questa loro decisione sono molteplici. Il primo è la tutela dei propri brani contro il plagio: chissà perché, appena si compone un brano, scatta la psicosi del furto dell’idea, quando, magari inconsciamente, quel brano ci è stato ispirato proprio dal nostro gruppo preferito e ne abbiamo rubata la linea melodica o parte di essa. Abbiamo già detto che la SIAE non vi tutela affatto: se vi rubano un pezzo, gli avvocati ce li dovete mettere voi, la SIAE si limita solo a confrontare gli spartiti e a dire “Si, ti hanno plagiato”, tutto qui. Scordatevi, quindi, una battaglia legale della SIAE a vostro favore. Il secondo motivo, più psicologico che altro, è l’idea che per essere riconosciuti “ufficialmente” come autori sia indispensabile avere un numero di codice SIAE: falso, autori si diventa nel momento stesso in cui si crea una melodia allo strumento, non va certificato. Ultimo, ma non meno importante, è il sogno che, per un successo strepitoso della nostra musica, si venga sommersi da montagne di denaro provenienti dai diritti d’autore: nel frattempo, però, non si vede una lira e si continuano a pagare 91,50 euro di quota sociale annua.

Se, contro i miei consigli, elargiti nel precedente articolo sui diritti d’autore, vi siete iscritti alla SIAE e suonate in un gruppo emergente, probabilmente avete già speso un sacco di tempo (e di soldi) in sala prove, avete realizzato un demo dei vostri brani e vi accingete a promuoverli su internet. Ora: quali sono i siti che sono maggiormente utilizzati dai musicisti come vetrina per la propria musica? Semplice: MySpace e Facebook, due tra i più famosi social network esistenti. Entrambi permettono ai musicisti di aprire un profilo “band” dove, oltre ad inserire la biografia, la discografia e i concerti del vostro gruppo, potete anche caricare brani in formato mp3 e metterli a disposizione di milioni di utenti per l’ascolto. Alcuni gruppi, come gli Arctic Monkeys, sono diventati famosi proprio grazie al passaparola generato su uno di questi social network (MySpace), creando dei casi talmente clamorosi che tutti i musicisti hanno aperto un loro profilo, anche gente famosa come U2, Lou Reed o David Bowie.
Però oggi è anche possibile avere una pagina WEB personalizzata: smanettando un po’ con i programmi per PC si riesce a creare un sito dignitoso e a metterlo su internet a prezzi veramente abbordabili, ad esempio con Aruba è possibile prendere un dominio per circa 25,00 euro l’anno. Se poi avete l’amico esperto di grafica al computer, siete a cavallo! Magari s’intende anche di html e riesce a darvi delle dritte per far andare il vostro sito ai primi posti dei motori di ricerca. Sul sito caricherete gli mp3 del vostro gruppo in modo che possano essere ascoltati in streaming o scaricati, usufruendo per pochi euro di un mezzo di promozione formidabile, quasi sconosciuto fino a una quindicina di anni fa.

Fin qui tutto bene, ma vi ricordo che siete iscritti alla SIAE e probabilmente vi è sfuggito un passaggio. Iscrivendovi alla SIAE vi siete impegnati a rispettare un regolamento interno che prevede l’intermediazione della società per tutte le autorizzazioni oggetto di mandato. Ciò significa che, per mettere degli mp3 sul vostro sito, dovete richiedere una licenza, anche se siete voi gli autori dei brani, perché avete incaricato la SIAE di gestire la raccolta dei vostri diritti. Licenza che, ovviamente, si paga. Anzi, dirò di più: una volta ottenuta la licenza, dovreste apporre sul vostro sito il marchio SIAE insieme al numero di licenza rilasciato, una specie di “bollino elettronico” contro le utilizzazioni abusive della musica tutelata dalla società. I soldi versati dalla licenza che fine fanno? Essi dovrebbero andare all’autore dei brani, quindi tornare a voi stessi, ma dopo opportuna tassazione. Come se, solo per fare un esempio, versaste 100 euro di licenza e vi ridessero 60 euro di diritti. Diciamolo: non proprio un affare! Se quest’articolo vi ha allarmato, andate sui vostri siti e ripuliteli dagli mp3. Come alternativa, lasciate gli mp3 dove sono, ma almeno sappiate che non siete in regola e un giorno potreste ricevere delle brutte sorprese. Il mio consiglio resta quello di non iscrivervi alla SIAE o di cancellarvi se siete iscritti, questo fino a quando non passerete il confine tra emergente e professionista, tanto per iscrivervi o riscrivervi c’è sempre tempo, soprattutto oggi che non c’è nemmeno più l’esame d’ammissione. Senza la SIAE potete caricare i vostri mp3 quando e dove volete. Non temete per un eventuale plagio a vostro danno o per la vostra “qualifica” di autore o per i mancati introiti dai diritti d’autore: state solo uccidendo il moscerino con la bomba atomica! A proposito di tali argomenti (plagio, diritti, ecc…) vi rimando al mio precedente articolo “La SIAE e la ripartizione dei diritti d’autore” per un approfondimento su queste importanti questioni.
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mercoledì 7 aprile 2010

NEWS – Gli OGM pubblicano “Emotivamente instabile”, il loro primo cd album.

Riceviamo la notizia dall’etichetta indipendente Danze Moderne, della quale riportiamo per intero il comunicato stampa ufficiale:

Il “rock modificato” degli OGM prende forma: esce il primo album dal titolo “Emotivamente instabile”.
L’etichetta indipendente Danze Moderne annuncia la pubblicazione del primo album degli OGM, intitolato “Emotivamente instabile”. Gli OGM sono un super-gruppo composto di musicisti provenienti da importanti esperienze degli anni ’90, messi insieme da Antonio Campanella, ex bassista degli Hiroshima Mon Amour. L’album “Emotivamente instabile” fonde diversi stili musicali ed è il frutto di dieci anni di lavoro, durante i quali i brani sono stati smontati e rimontati diverse volte e perfezionati in un lungo rodaggio dal vivo. Gli OGM si sono distinti negli ultimi anni grazie ad una serie di memorabili performances dal vivo, che hanno fatto emergere tutte le loro qualità di musicisti live, ed alla potente voce del loro istrionico frontman Michele Marcangelo. Si sono fatti notare, inoltre, comparendo su due importanti cd compilation: “Danze Moderne Vol. 1” e “Quello che facciamo è segreto”, selezione di gruppi underground operata da Umberto Palazzo (Santo Niente, ex Massimo Volume).

L’album “Emotivamente instabile” sarà disponibile per l’acquisto a partire dal 6 aprile 2010 nei migliori negozi di musica alternativa e sui più importanti WEB Stores nazionali ed internazionali (Amazon, CdUniverse, cdandlp, Ebay, ecc…), al prezzo imposto di € 10,00. Inoltre sarà acquistabile in formato digitale sulle principali piattaforme di vendita online (iTunes). Per chi volesse acquistare il cd direttamente dall’etichetta Danze Moderne, al prezzo di € 12,00 (€ 10,00 cd + € 2,00 di spese postali), può scrivere all’indirizzo e-mail info@danzemoderne.it

È possibile reperire informazioni di riferimento tramite la pagina web dell’artista http://www.ogmband.com/ o sul sito dell’etichetta http://www.danzemoderne.it/



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giovedì 11 marzo 2010

L’editore musicale, questo sconosciuto…

Visto con sospetto dagli artisti in erba, un bravo editore è in realtà una grande risorsa.

Tempo fa, con i membri di un giovane gruppo, si parlava della figura dell’editore musicale ed è venuto fuori che, nella loro percezione, costui non è altro che un “ladro di diritti”, cioè mentre tu suoni, lui fa i soldi alle tue spalle, oppure ti ruba la proprietà delle canzoni per impedirti di usarle a tuo piacimento. Una percezione “tutta italiana” di una questione ben diversa e piuttosto importante per un musicista. Quindi: chi è l’editore? Perché da figura cardine della “filiera” musicale viene vissuto in modo così negativo dai giovani artisti italiani?

In teoria l’editore è la prima figura con la quale un autore musicale dovrebbe venire a contatto, proponendogli i propri brani per una valutazione. L’editore è colui che “edita” i brani musicali, ossia li diffonde rendendoli disponibili al pubblico, quindi chiariamo subito: non è chi stampa i dischi, ma colui che deve far sì che l’artista/autore (che da qui in avanti chiameremo “cantautore”, ossia chi compone e suona i propri brani in senso generale) preso in carico ottenga la massima visibilità possibile tra il pubblico, affinché i suoi brani vengano ascoltati, apprezzati, e quindi possa stampare e vendere i suoi dischi, fare concerti. In pratica, il cantautore pensa a comporre e suonare, l’editore fa tutto il resto. Anzi, spesso l’editore lavora con autori che non sono nemmeno interpreti (pensate a Mogol) e quindi diventa suo compito anche trovare un interprete adatto per le loro canzoni (che nel nostro esempio poteva essere Lucio Battisti). È l’editore che deve trovare un produttore per le registrazioni e un’etichetta discografica per stampare il disco, tanto per cominciare. Il contratto discografico, valutato dall’editore come positivo per il cantautore, sarà stipulato tra cantautore ed etichetta discografica in base ad accordi ritenuti vantaggiosi dall’editore (numero di copie stampate, distribuzione, royalties, ecc…). È l’editore che deve preoccuparsi di tutta la burocrazia necessaria affinché il cantautore percepisca i diritti d’autore dalle sue composizioni. Il contratto editoriale tra un autore musicale e un editore non è un “furto”, bensì un accordo per il quale l’editore dovrà fare tutto il possibile affinché i diritti vengano maturati e pagati, quindi si preoccuperà a sue spese della stampa degli spartiti dei brani presi in tutela (dove necessario) e del loro corretto deposito in SIAE. Parte dei diritti andranno all’autore e parte all’editore, in base a percentuali stabilite tra le parti e comunque rispettando delle tabelle di equità imposte della SIAE. L’autore non viene privato di parte dei suoi diritti, anzi, in presenza di un editore la SIAE riconosce all’autore il diritto al “doppio punto”, ossia i diritti vengono pagati il doppio rispetto ad un autore senza editore. Più i brani sotto edizione verranno suonati, più matureranno diritti per entrambi. L’editore, tramite il suo ufficio stampa, diffonderà notizie sul cantautore (date dei concerti, uscita di un disco, ecc…) e pubblicizzerà la sua figura tramite riviste specializzate, radio, televisione e, oggi soprattutto, internet. Quindi, come vedete, una figura complessa cui non si dovrebbe rinunciare se si lavora con la musica.

Ma torniamo al punto di partenza: perché tutta questa diffidenza verso l’editore? Dico subito che questa sfiducia è tutt’altro che ingiustificata: in Italia non tutti gli editori fanno bene il proprio lavoro. Per esperienza diretta, ho visto editori appropriarsi dei diritti di artisti e mandarli allo sbaraglio, sperando che da un “eventuale” successo nasca la loro fortuna. Nulla di più sbagliato: come fa un cantautore ad avere successo senza il supporto dell’editore? Come fa ad avere successo senza una figura che lo guidi nei meandri della SIAE, che gli faccia stampare il disco con la migliore etichetta, che pubblicizzi il suo lavoro sui giornali e sulle radio? Che futuro può avere un cantautore che si trova ad aver ceduto i diritti dei propri brani per null’altro che qualche cd che si sbriciola in mano, perché realizzato nella stamperia più economica, e soprattutto ad averli ceduti nelle mani di una persona incapace di saperli far fruttare?
Ecco che il musicista ripiega sempre di più sul “fai da te”: spesso realizza le sue canzoni a fatica in qualche studio di registrazione del posto (non sempre con fonici competenti), stampa il cd a sue spese, se lo vende ai concerti, apre una pagina su internet per fare pubblicità al suo progetto. Magari è anche iscritto alla SIAE, ma quasi mai riesce a coprire con i diritti maturati i 91,50 euro di quota annuale. Vedo spesso musicisti spendere ore e ore nel costruirsi un sito internet o telefonare ai locali per racimolare qualche serata, tempo rubato allo studio del proprio strumento, alla composizione e alla sala prove. Io, personalmente, ritengo sbagliato il “fai da te” nella musica. È come se un architetto, dopo aver progettato una casa, dovesse anche realizzarla diventando muratore, idraulico, elettricista, falegname e poi, magari, anche agente immobiliare per venderla. Assurdo, no? Eppure la stessa cosa, riportata al mondo della musica, oggi appare normale e anche intelligente. Invece è intelligente lasciare ad ognuno la sua professionalità, l’autore deve scrivere le canzoni, il musicista le deve suonare (anche se spesso le due figure coincidono), il tecnico del suono deve saper registrare i pezzi, l’ufficio booking deve saper organizzare concerti e così via. L’editore è una figura essenziale per un cantautore, è importante non demonizzarlo e anzi trovare quello più adatto alla propria musica, con oculatezza e magari informandosi sulle sue credenziali, per non cadere nelle fauci di squali sempre in agguato. Per concludere, a tutti gli autori musicali dico: il bravo editore avrà cura di voi e della vostra musica, perché sa bene che il suo successo dipenderà dal vostro successo!



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