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mercoledì 3 luglio 2013

Libri: “Cadabra: un buco nell'underground” di Francesco Radicci

intervista di Carlo Furii

Il libro nasce come una biografia ma lo si può leggere come un romanzo. Scritto in prima persona dal batterista e fondatore della rock band Cadabra, ripercorre le vicende dei protagonisti dall’adolescenza, a Gioia del Colle, negli anni Ottanta, fino ai giorni nostri. Racconta di ragazzini, cresciuti con certi miti e certe idee, catapultati in corpi di adulti. È anche, per così dire, un libro di viaggio, di incontri, luoghi, persone, fatti, musica, concerti e aneddoti, molti dei quali spassosi, accaduti in quindici anni di intensa attività “on the road”, girando la penisola in lungo e in largo (da Genova a Reggio Calabria, da Cagliari a Pescara). Bucare l’underground vuol dire sfondare e il suo contrario, fallire. Ma non solo. Esiste anche un terzo significato: entrarci dalla porta di servizio, osservarlo dal buco della serratura, dallo spioncino di porte che possono aprirsi e sbattersi in faccia. O restare socchiuse. Però i Cadabra in quei corridoi ci hanno sguazzato, e ci hanno sguazzato per anni. Il libro, implicitamente, diventa uno spaccato dell’underground italiano dell’ultimo trentennio, in cui si alternano considerazioni più seriose, introspettive, e momenti scanzonati, leggeri, persino divertenti. Per chi invece non conosce la band, il libro si presenta come un romanzo. La trama si svela poco alla volta e con essa i protagonisti. Il lettore impara a conoscerli, se ne affeziona e ne segue l’evoluzione da bambini ad adulti.

“Cadabra: un buco nell'underground” è la storia del gruppo musicale nel quale hai militato come batterista per quindici anni. Come è nata l'idea di mettere per iscritto la loro storia?
Era una cosa che avevo in mente da un po’ di tempo. Però, prima di cominciare a scriverlo, ci ho riflettuto abbastanza perché volevo capire quale taglio dargli. Alla fine ho deciso di raccontare la storia in prima persona, soluzione emotivamente più coinvolgente per chi la scrive e chi la legge, e di farla partire dagli anni Ottanta, gli anni della mia/nostra infanzia. Quando l’underground poteva ancora definirsi tale.

Perché il titolo “Un buco nell'underground”?
Come ho scritto nell’introduzione, bucare l’underground oltre ai due significati più immediati, cioè sfondare e il suo esatto contrario, fallire, ne ha anche un terzo, il più attinente: fare un forellino e osservarlo da lì. Come da un buco della serratura, da uno spioncino. Nell’underground siamo entrati dalla porta di servizio, quasi in punta di piedi, e poi ci abbiamo sguazzato, facendo parte di quegli ingranaggi per quasi 15 anni.

La storia dei Cadabra si snoda tra gli anni '90 e la prima decade del nuovo millennio. Come descriveresti, in breve, questi due decenni volendoli guardare con gli occhi di un ragazzo che li ha vissuti nel mondo della musica come musicista o come semplice appassionato?
In tutta sincerità, non nutro grandi simpatie per gli anni Novanta e Duemila. O meglio, da appassionato preferisco decisamente la scena musicale underground fino alla fine degli anni Ottanta, non oltre, invece da musicista ho imparato a convivere con i tempi moderni, con le novità. Per esempio detesto i download, gli mp3, infatti non ho mai comprato in vita mia un album digitale. Però i dischi dei Cadabra si vendono anche lì, sui cosiddetti web-stores, e quindi per forza di cose mi sono dovuto adattare. Anzi, per promuovere i Cadabra abbiamo fatto largo uso dei media, dalle web TV alle piattaforme di vendita on-line, agli stessi social network.

Pensi che il tuo sia un libro settoriale e possa interessare solo a colleghi musicisti/appassionati di musica o possa essere apprezzato anche da chi è al di fuori di questo “giro”?
Il libro nasce come una biografia ma potrebbe essere letto come un romanzo e forse anche piacere a chi non ci conosce. I personaggi si svelano poco alla volta e la storia con essi. Quando ho cominciato a scriverlo mi sono chiesto quanta gente potesse conoscerci. Non molta? Ok, nessun problema: avrebbe imparato a conoscerci pagina dopo pagina. D’altronde, inizialmente, nemmeno i protagonisti dei romanzi più riusciti erano conosciuti (per caso qualcuno, prima di averne letto i libri, conosceva un tale di nome Zeno Cosini? O Renzo e Lucia?). E quindi per alcuni saremo dei personaggi reali, per altri di fantasia e magari ci immagineranno come i nostri pupazzetti di stoffa e pongo, quelli del video di “Other Side”. In più, musicalmente parlando, il libro abbraccia uno spazio temporale parecchio ampio per cui, di riflesso, racconta anche uno spaccato dell’underground italiano dell’ultimo trentennio.

Hai scritto questo libro come batterista dei Cadabra o come romanziere? In parole povere: dopo questa prova, dobbiamo aspettarci una tua carriera in campo letterario?
Come batterista dei Cadabra. Il fatto che poi al batterista dei Cadabra piaccia scrivere è un aspetto secondario. Nella vita mai dire mai, ma al momento mi sento di escludere una carriera letteraria. O, quantomeno, non ci ho mai pensato.

Da un punto di vista musicale, invece, che progetti ci sono in casa Cadabra?
A dire il vero non ci sono progetti neanche su quell’altro fronte, abbiamo deciso di prenderci un periodo di stop al termine del Tour di “Past To Present” e ad oggi non abbiamo trovato ancora le motivazioni per riprogrammare qualcosa. Vedremo...

Come e dove si può acquistare il libro?
Innanzitutto scrivendo alla casa editrice, la Ekt Edikit di Brescia (publisher@ektglobe.com), oppure ordinandolo direttamente dal loro sito WEB (clicca qui).
Presto sarà inserito anche in altri cataloghi on-line e nel circuito Ibs. Mi dicono che è già possibile trovarlo su Ebay. È disponibile anche in alcune librerie, sparse un po’ in tutta Italia. Potenzialmente la distribuzione arriva ovunque ma è necessario che qualcuno vada a richiederlo in libreria perché poi la libreria lo ordini dalla casa editrice. Ecco perché consiglio a tutti di rivolgersi direttamente alla casa editrice: è sicuramente la via più comoda, veloce ed economica.

Come stanno andando le vendite?
Credo bene, anche se è la casa editrice che sta gestendo tutto. Io mi limito a ricevere alcuni commenti di chi l’ha comprato e letto. Sono positivi e la cosa mi fa molto piacere.


Collegamenti:
"Cadabra: un buco nell'underground" su facebook
Cadabra


sabato 31 marzo 2012

Interviste: Cadabra

Passato, presente… e futuro.

In Italia non mancano certamente bands di talento che operano fuori dai target commerciali, ma per loro è molto difficile trovare i meritati spazi. Pochi sopravvivono. Altri, testardamente, tirano dritto per la loro strada a costo di enormi sacrifici. Per anni ho seguito la storia dei Cadabra, ad ogni concerto mi avvicinavo al banchetto dei cd per scoprire se qualche etichetta discografica avesse loro accordato fiducia, ma nulla: i Cadabra continuavano a distribuire orgogliosamente le loro autoproduzioni ed a portare sul palco tutta la loro professionalità. Il genere? Una new wave rivisitata e corretta, adattata al nuovo millennio grazie a potenti iniezioni di elettronica moderna. Non è un caso che la Revenge Records, giovane etichetta indipendente attenta più alla qualità della proposta che non al lucro, li abbia messi in testa alle priorità, facendo dell’album “Past To Present” la sua prima uscita del 2011. L’occasione è ghiotta per raggiungere il loro batterista Francesco Radicci e scambiare quattro chiacchiere sul nuovo disco e sulle aspettative per il futuro.

“Past To Present” raccoglie in un solo disco tutte le vostre autoproduzioni, eccetto “Sound Moquette”, alcuni brani tratti dal vostro album “Wave/Action” remixati e l’inedito “Heart”. Come è maturata la scaletta di questo disco? C’era bisogno di una raccolta di vecchio materiale per i Cadabra?
Penso proprio di sì, che ce ne fosse bisogno. Non è il classico album-raccolta di materiale trito e ritrito, ma un’occasione per pubblicare ufficialmente brani dai nostri primi cd autoprodotti. “Past to Present” legittima e valorizza la nostra produzione più datata e contemporaneamente dà la possibilità a chi non ci conosce di ascoltare il meglio dei Cadabra in un unico disco. Quanto alla scaletta, d’accordo con la Revenge Records, si è pensato di conservare un ordine cronologico: il cd quindi si apre con i pezzi di “Blood And Blades” del 2003 e si chiude con “Heart”, l’inedito realizzato nel 2010.

Per l’album “Wave/Action” avete reso il suono più ruvido e spigoloso rispetto alle due precedenti autoproduzioni “Blood And Blades” e “Love Boulevard”, le tastiere che vi avevano caratterizzato da sempre sono sparite. Il singolo “Heart”, pubblicato lo scorso autunno e che abbiamo ritrovato su “Past To Present”, recupera invece l’elettronica e rispolvera il sound dei primi lavori. Dove sta andando, a tuo avviso, il suono dei Cadabra?
Sinceramente non vedo grandissimi cambiamenti dai primi lavori ad oggi. Piuttosto, credo che a differenziare il sound sia stato l’uso altalenante di synth e tastiere. Quando presenti, e nella misura in cui sono stati utilizzati, hanno finito per ammorbidire molto, poco o per niente, brani tutto sommato abbastanza simili. È forse la ragione per la quale “Wave/Action”, in cui la componente elettronica è nulla, risulta più crudo rispetto agli altri cd, per esempio rispetto a “Blood And Blades”, dove i synth sono più in evidenza. Infatti, se ridotte all’osso, non vedo grandi differenze tra una “Sleeping” e una “All Your Bodies”. In futuro non so. Siamo molto soddisfatti di “Heart” e vorremmo proseguire su quella scia, doverose variazioni permettendo.

La copertina di “Wave/Action”, spartana e in bianco e nero, sembra provenire direttamente dagli anni ’70, uno scatto sfocato di due bambine su una spiaggia, una grafica che mi ha fatto pensare, in qualche modo, ai The Cure di “Primary” e “Killing An Arab”. “Past To Present”, invece, sembra disegnata da Peter Saville: minimale e fortemente simbolica come le copertine dei New Order. Secondo te, The Cure e New Order possono essere considerati, nella grafica come nel sound, la vostra principale fonte d’ispirazione?
Ogni copertina ha una storia a sé. Quella di “Wave/Action” era strettamente legata ad una sorta di concept che, appunto, oltre alla copertina dell’album, riguardava il relativo servizio fotografico e il video di “Watching Me Change”. Per “Past To Present” ci siamo affidati ai grafici della Revenge Records. Desideravamo qualcosa di semplice, sobrio e consono ad un album-raccolta e così è stato. Più che di ispirazione, parlerei di gusti, però è anche vero che influenze e gusti spesso vanno di pari passo.

Come nasce una canzone dei Cadabra? C’è qualcuno di voi che ha le idee principali o tutto il processo creativo è condiviso?
Non esiste un unico modus operandi. A volte nascono da idee di Sebiano, che poi vengono sviluppate insieme, come nel caso di “Heart”. Altre volte accade il contrario, come per alcuni pezzi di “Wave/Action” tipo “Watching Me Change” e “Christabel”, nati da proposte mie e di Vincenzo. In generale Sebiano è quello che di noi passa più tempo sullo strumento, ma poi ci si confronta e si lavora assieme.

Quanto i Cadabra hanno un piede nel passato e uno nel presente, ossia quanto vi sentite ispirati dalle bands del rock attuale come Radiohead, Interpol o Editors rispetto a quelle della vecchia new wave?
Dei tre l’unico che ascolta quei gruppi è Vincenzo. Io e Sebiano siamo più legati alla scena old school tradizionale, che inevitabilmente rappresenta il nostro background. Ad ogni modo in fase compositiva cerchiamo di svincolarci anche da quella puntando a qualcosa di più originale e attuale, ovviamente restando in ambiti new wave e dark-rock.

Qual è, se esiste, l’identikit del fan tipico dei Cadabra? Vi seguono solo i nostalgici della new wave o riuscite a coinvolgere anche altre tipologie di ascoltatori?
Indubbiamente il nostro pubblico è composto per lo più da amanti di new wave e musica affine, tipo dark, goth, synth-pop. Però, fortunatamente, non ci siamo mai chiusi in cliché e nicchie blindate. Così come noi ascoltiamo indistintamente da Bowie ai Sisters Of Mercy, dai Joy Division ai Depeche Mode, anche la tipologia di gente che ci segue mi sembra abbastanza variegata.

I Cadabra hanno suonato tantissimo dal vivo in passato, adesso sono sui palchi con l’Action/Tour: cosa è cambiato nella musica dal vivo in Italia negli ultimi dieci anni?
Parecchio e forse in peggio. Sintetizzando direi che è aumentato il gap tra piccoli e grandi concerti. Una volta il panorama era più stratificato, oggi la divisione tra grandi e piccole produzioni è sempre più netta ed evidente. In questi dieci anni siamo cambiati anche noi e il nostro approccio all’attività live: un tempo facevamo anche 50-60 concerti all’anno, ma accettavamo di tutto ed eravamo in una fase in cui potevamo e dovevamo accettare di tutto. Oggi, alla quantità, preferiamo la qualità. Dopo centinaia di concerti, fisiologicamente e artisticamente, non possiamo prescindere da scelte di questo tipo.

Si parla tanto di crisi della musica, come vivono i Cadabra il loro essere musicisti, c’è più ottimismo o più pessimismo nel guardare al futuro?
Guardiamo al futuro con consapevolezza di mezzi, luoghi e risultati. In più di dieci anni di attività siamo riusciti a fare quanto ci eravamo prefissati creandoci anche un prezioso seguito di pubblico. Sappiamo cosa significa vivere in Italia ed essere musicisti in un Paese come il nostro, quindi andiamo avanti per la nostra strada senza entusiasmarci o deprimerci eccessivamente. Cerchiamo di fare e raccogliere il massimo e, soprattutto negli ultimi tempi, non ci possiamo affatto lamentare.

Con il nuovo millennio è cambiato il modo di fruire la musica, i vinili erano già stati soppiantati dai compact disc negli anni ‘90, ora gli mp3 stanno soppiantando i compact disc e affollano iPod, cellulari e computers. I Cadabra da che parte si schierano? Supporto fisico o mp3?
Personalmente sono ancora legatissimo al supporto fisico, lo preferisco di gran lunga all’mp3. Oltretutto detesto scaricare i dischi. Quelli che mi piacciono, li compro. Da musicista ragiono in maniera più elastica e capisco che il nuovo mercato sia anche quello delle piattaforme digitali e soprattutto dell’ascolto free tramite YouTube, per cui vedo l’unico lato positivo, cioè che la musica oggi circola molto più facilmente. Se potessi scegliere, tornerei indietro a 30 anni fa. Non potendo, mi adeguo.

Dopo “Past To Present”, quale sarà la prossima mossa dei Cadabra?
Con le date di Milano, Cagliari e Roma, abbiamo da poco concluso un mini-tour promozionale, cominciato con l'uscita di "Wave/Action" e proseguito poi con la pubblicazione di "Past to Present". Perciò adesso è ancora presto per decidere come muoverci nell'immediato futuro, oltretutto c'è sempre la promozione su stampa, web e radio che ci tiene costantemente impegnati e attivi. Al momento posso solo anticipare che nel 2012 uscirà una biografia della band. Si intitolerà "Cadabra, Un buco nell'underground" e ripercorrerà la nostra storia sin dalle origini, con racconti, ricordi, fatti, luoghi, persone e aneddoti di quasi 14 anni di attività. La sto curando io in prima persona. Il libro potrebbe interessare non solo i fans in quanto, per certi versi, si presenta come una sorta di romanzo che affonda la trama nell'underground darkwave italiano dell'ultimo trentennio. Potrei definirlo così: uno spaccato di vita underground che vede protagonista una band di provincia e che quindi, solo implicitamente, diventa biografia dei Cadabra. Tra non molto saremo in grado di fornire ulteriori dettagli.




sabato 3 settembre 2011

Dischi: CADABRA – Past To Present

Substance.
C’era bisogno di questo disco dei Cadabra. Past To Present è una raccolta su cd che mette insieme gli EP autoprodotti che hanno caratterizzato la fase più epica della loro carriera (Blood And Blades e Love Boulevard), oramai introvabili sul mercato, insieme ad alcuni brani tratti dall’album Wave/Action, completamente remixati, e al singolo Heart, uscito ad ottobre dello scorso anno solo in formato digitale. C’era bisogno di questo disco perché alcune perle della discografia Cadabra contenute nei due EP, come Sleeping, Love Boulevard o Blood And Blades, rischiavano di non avere più una forma fisica e di poter essere ascoltate solo in streaming su qualche web radio o sui più famosi social network (MySpace, facebook). C’era bisogno di questo disco perché i fans che erano rimasti spiazzati da un album come Wave/Action, dove spariva l’elettronica che da sempre aveva caratterizzato il loro sound a favore di ruvide chitarre, trovano qui quattro brani ripescati da quel disco, rielaborati e rinvigoriti, il cui suono è stato reso cristallino dal nuovo mixaggio in modo da avvicinarsi al classico “sound Cadabra” senza rinunciare all’essenzialità del combo basso/chitarra/batteria. C’era bisogno di questo disco perché i Cadabra, sicuramente uno dei migliori e più attivi gruppi new wave italiani, dopo tredici anni di carriera avevano la necessità di mettere un punto fermo su quanto fatto, prima di gettare le basi per nuovi progetti, con tutto il loro bagaglio di esperienza, mestiere e creatività. Un futuro che io vedo fulgido se ne è l’anteprima la splendida Heart: un brano appassionato, coinvolgente, tecnicamente impeccabile, perfetto nel suo equilibrio tra acustica ed elettronica, che esalta le capacità dei nostri e che avrebbe scalato le classifiche internazionali in mano ad un qualsiasi gruppo d’oltremanica.
Ed è quindi con fiducia che attendiamo un eventuale prossimo album… godendoci nel frattempo le maraviglie di questo Past To Present.


Artista: Cadabra
Titolo: Past To Present
Formato: cd album
Anno: 2011
Etichetta: Revenge Records
Stile: new wave, rock

Tracklist:
1- Blood And Blades
2- Morning Star
3- Sleeping
4- Time Rio
5- A Strange Kind Of Fashion
6- Love Boulevard
7- The Muse Of Despair
8- Echo
9- Watching Me Change
10- All Your Bodies
11- Other Side
12- Christabel
13- Heart
14- Love Boulevard (Loveless Mix)

Formazione:
Sebiano Cuscito: voce, chitarra, tastiere
Francesco Radicci: batteria
Vincenzo Romano: basso









domenica 8 maggio 2011

Live: Dark Waves Festival, 08 aprile 2011

I gotici si ritrovano nel cuore della Puglia.

Si sono ritrovati ad Acquaviva Delle Fonti (Bari) gli estimatori del rock oscuro per questa inedita kermesse sonora. Non a caso: la Puglia è ricca di fermenti musicali che spaziano dal folk al rock in tutte le sue declinazioni e gli  organizzatori sapevano che avrebbero trovato terreno fertile per un simile evento. Il progetto nasce dalla collaborazione tra il locale rock Oasi San Martino e l'associazione culturale Fonoarte, che hanno chiamato ad esibirsi sul palco tre tra i migliori gruppi new wave in circolazione: gli emergenti Karma In Auge e i veterani Stardom e Cadabra. Siamo giunti alla stazione di Bari intorno alle 16:00 e gli organizzatori del festival sono venuti gentilmente a prenderci. Arriviamo al locale mentre le bands stanno effettuando il sound check. Il palco è situato dentro un enorme capannone realizzato ad hoc, di cui uno dei quattro lati appartiene all'edificio
che è il ristorante collegato (o viceversa). Infatti vediamo dall'alto il palco pronto ad esplodere e le persone che cominciano ad affluire copiose mentre siamo comodamente seduti alla tavolata dei musicisti, che attingono forze prima del concerto dalle prelibate specialità pugliesi offerte dall'Oasi San Martino. Cena stimolante da tutti i punti di vista: alla nostra destra il presidente della Fonoarte spiega agli Stardom i complicati meccanismi SIAE; di fronte, con le spalle alla vetrata dell'ampia finestra, i Karma In Auge disquisiscono di paranormale, mentre alla nostra sinistra i Cadabra raccontano ad alcuni ospiti le loro imprese musicali sui palchi di mezza Italia. Alle ore 22:00  i gruppi vengono chiamati a prepararsi, il locale è costipato di gente (alla fine si conteranno quasi 300 presenze) e il festival parte con questa scaletta:  Karma In Auge, Cadabra, Stardom.

Karma In Auge
Gruppo emergente di Taranto su di cui si vocifera abbiano messo gli occhi sopra quelli dell'etichetta discografica Danze Moderne, molto attenta a questo tipo di sonorità. E la cosa non ci stupisce, sin dalle prime note del loro brano d'apertura: suono compatto, precisione tecnica, buona gestione scenica. Sono in tre, chitarra/voce, basso e batteria, cantano in italiano e il loro sound ricorda i Bauhaus di Mask, ma anche gli Interpol. Hanno inciso un mini cd autoprodotto dal titolo “Memorie disperse” e nella chiacchierata che abbiamo fatto dopo il concerto, ci hanno rivelato che sono già pronti otto pezzi nuovi che sperano di pubblicare al più  presto.
Cadabra
Sono i padroni di casa (vengono da Gioia Del Colle) e si capisce dalla calda accoglienza del pubblico, che canta i loro pezzi e urla i titoli delle canzoni. I Cadabra sono oramai uno dei gruppi più acclamati della scena new wave italiana cantata in inglese e si sono tolti un sacco di  soddisfazioni suonando in tutta Italia e condividendo il palco con artisti importanti quali Andy dei Bluvertigo, Diaframma e Marlene Kuntz. L'esibizione è funestata da alcuni problemi tecnici che affliggono la chitarra del leader, tuttavia è impossibile non essere coinvolti dai loro classici di sempre come Blooms, Sleeping, Love Boulevard e Heart. Micidiale la sezione ritmica, che risulterà la spina dorsale di tutto il concerto. Francesco Radicci, batterista e portavoce della band, ci racconta che a giugno i Cadabra pubblicheranno un album-raccolta con tutti i loro brani più celebri, inediti e rarità, che porterà il titolo di “Past To Present”.
Stardom
Direttamente dal “Soviet della moda”, cioè Milano, gli Stardom impressionano subito gli astanti  con un look anni '80: giacche scure e capelli sparati, mascara e rossetto. Sono gli ospiti d'onore della serata, reduci dallo straordinario successo del loro album d'esordio “Soviet della moda”, che ha saputo miscelare il vecchio sound new wave anni '80 con le nuove angosce dell'uomo moderno. Catalizzatore d'attenzione sicuramente il vocalist Riccardo Angiolani, che non si risparmia nella sua performance. Il bassista Oliver Pavicevic stupisce con il suo strumento (da lui costruito), attraversato nel manico da led luminosi, e con la sua straordinaria tecnica. Pulito e preciso il lavoro dei due chitarristi, il batterista è metronomico e sincronizzato con il sequencer. Suonano quasi tutto l'album, ma anche alcuni pezzi nuovi che dovrebbero finire sul prossimo disco, in fase di gestazione. Un gran gruppo, una grande performance.

Non finisce qui: ad allietare il dopo-concerto con il suo dj-set c'è Ivan Piepoli, frontman dei The Baby Screams, conosciuta tribute band dei The Cure, che non delude con le sue selezioni: The Cure (ovviamente), Joy Division, Siouxsie & The Banshees, Bauhaus, The Mission, Depeche Mode, Echo And The Bunnymen, New Order e via cantando. Terminate le danze a tarda ora, la gente lascia lentamente il locale, soddisfatta. C'è ancora tempo per una chiacchierata con i gruppi e per una birra, un saluto a Marco, titolare dell'Oasi San Martino, poi di nuovo in macchina verso Gioia Del Colle, dove i gentilissimi Cadabra ci hanno messo a disposizione un appartamento dove poter trascorrere la notte. Alle 10:00 del giorno dopo di nuovo in treno, con la consapevolezza di aver partecipato ad un grande evento, unico e, speriamo, “ripetibile”.


Collegamenti:
Cadabra su facebook


sabato 3 ottobre 2009

Dischi: CADABRA – Wave/Action

New wave in azione!
Sorprendente questo quarto cd dei Cadabra, il primo non autoprodotto, pubblicato da Fonoarte. Sorprendente perché l’elettronica, che da sempre aveva caratterizzato i loro lavori, in questo disco è completamente assente. Il risultato è un insieme di canzoni scarne di basso/chitarra/batteria, dove tutta l’emozionalità dei brani è negli arpeggi/riffs di chitarra e nella voce del frontman Sebiano Cuscito. Canzoni sorrette da una straordinaria sezione ritmica, affidata alla batteria di Francesco Radicci e al basso di Vincenzo Romano, da sempre carro portante della band.
Se il primo brano “The Spell” ci precipita nel gotico anni ’80, in una lunga suite che ricorda certe cose dei The Cure, ecco delle aperture più solari nei successivi “Those Three Days” e “The Addiction”. Malinconico il singolo “Watching Me Change”, in rotazione nelle maggiori radio e web radio indipendenti e accompagnato da un video lo-fi, come è nella loro tradizione. In chiusura uno splendido ballabile, la melodica “Christabel”, apoteosi pop del disco. In definitiva un album piacevole, che farà la gioia degli appassionati del genere. Rimarrà deluso chi si aspettava dai Cadabra una maggiore sperimentazione e contaminazione del loro suono per questa prova decisiva di Wave/Action, ma siamo sicuri che lo scopo della band era semplicemente consegnare al mondo un onesto disco new wave ed è quello che hanno fatto.

Artista: CADABRA
Titolo: Wave/Action
Anno: 2009
Etichetta: Fonoarte
Stile: new wave, rock

Tracklist:
1- The Spell
2- Sister
3- Those Three Days
4- Watching Me Change
5- The Addiction
6- Other Side
7- All Your Bodies
8- Christabel

Formazione:
Sebiano Cuscito: voce, chitarra
Vincenzo Romano: basso
Francesco Radicci: batteria

Discografia
Wave/Action (cd, 2009, Fonoarte)
Live And Alive (cd+dvd, 2007, autoprodotto)
Love Boulevard (mini-cd, 2006, autoprodotto)
Blood And Blades (mini-cd, 2003, autoprodotto)
Sound Moquette (cd, 2002, autoprodotto)

Collegamenti:
http://www.cadabra.org/
http://www.myspace.com/cadabraband

Collegamenti interni:
http://fonoarteblog.blogspot.com/2009/09/artisti-cadabra.html

Ascolta gratuitamente il singolo "Watching Me Change" su Radio Last.fm

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