Cambiano ancora i modi di fruire la musica grazie alle nuove
tecnologie, ma stavolta non tutto nel meccanismo funziona a dovere.
C'era una volta il vinile. Dopo aver dominato per 70 anni
l'industria discografica, giunse ad insidiarne il primato un prodotto
tecnologicamente avanzato come il compact disc (cd), dal supporto maneggevole e dal suono pulito e cristallino
(“freddo” per alcuni). Non fu facile scalzare il vinile dal suo primato, ma,
alla fine, l'industria del supporto digitale ebbe la meglio, con la chiusura di
storiche stamperie e la sparizione dei Long Playing dai negozi di musica. Ma il
piccolo disco si era appena imposto, quando un nuovo antagonista si affacciò
all'orizzonte, un nemico subdolo, capace di muoversi liquidamente da un
computer all'altro senza bisogno di supporti fisici: era arrivato l'mp3, un
file musicale in formato compresso, e quindi dal peso ridotto, che era
possibile scaricare legalmente via internet da piattaforme come Apple iTunes,
ma più spesso illegalmente da siti come Napster (pioniere del file sharing
illegale), eMule o Torrent. Gli album venivano così a trovarsi in anonime
cartelline sul PC, con le canzoni trasformate in semplici bit, che potevano
essere scambiati tra utenti facilmente e gratuitamente, sempre per via
telematica. L'industria musicale subì
quel colpo al cuore che l'avrebbe ferita mortalmente, con le case
discografiche costrette a ristrutturarsi e a licenziare migliaia di dipendenti
a fronte di perdite di milioni di dollari. Effettivamente il colpo fu duro e
nulla sarebbe stato più come prima. E se l'mp3 sembrava il nuovo dominatore
assoluto della fruizione musicale, ecco la tecnologia sferrare il suo nuovo e
feroce attacco: arriva lo streaming. Si va su internet, si scarica il
programmino (su PC o su smartphone) e milioni di album sono a portata di mano
per l'ascolto, senza nemmeno il bisogno di archivi immensi di mp3 sull'hard
disk. Pionieri della musica in streaming sono stati gli svedesi di Spotify,
tutt'ora con il programma più famoso ed utilizzato, seguiti dai francesi di
Deezer e a ruota da Music, la risposta della Apple, trovatasi di colpo in
affanno con il suo iTunes.


Riforme che, al momento, non si vedono all'orizzonte. La prossima sfida del mercato musicale sarà quindi di far sì che l'artista veda il proprio lavoro adeguatamente retribuito, agendo sui meccanismi del sistema e sulla distribuzione dei guadagni.