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domenica 4 dicembre 2016

La fine del download musicale e l'esplosione dello streaming.

Cambiano ancora i modi di fruire la musica grazie alle nuove tecnologie, ma stavolta non tutto nel meccanismo funziona a dovere.
C'era una volta il vinile. Dopo aver dominato per 70 anni l'industria discografica, giunse ad insidiarne il primato un prodotto tecnologicamente avanzato come il compact disc (cd), dal supporto  maneggevole e dal suono pulito e cristallino (“freddo” per alcuni). Non fu facile scalzare il vinile dal suo primato, ma, alla fine, l'industria del supporto digitale ebbe la meglio, con la chiusura di storiche stamperie e la sparizione dei Long Playing dai negozi di musica. Ma il piccolo disco si era appena imposto, quando un nuovo antagonista si affacciò all'orizzonte, un nemico subdolo, capace di muoversi liquidamente da un computer all'altro senza bisogno di supporti fisici: era arrivato l'mp3, un file musicale in formato compresso, e quindi dal peso ridotto, che era possibile scaricare legalmente via internet da piattaforme come Apple iTunes, ma più spesso illegalmente da siti come Napster (pioniere del file sharing illegale), eMule o Torrent. Gli album venivano così a trovarsi in anonime cartelline sul PC, con le canzoni trasformate in semplici bit, che potevano essere scambiati tra utenti facilmente e gratuitamente, sempre per via telematica. L'industria musicale subì  quel colpo al cuore che l'avrebbe ferita mortalmente, con le case discografiche costrette a ristrutturarsi e a licenziare migliaia di dipendenti a fronte di perdite di milioni di dollari. Effettivamente il colpo fu duro e nulla sarebbe stato più come prima. E se l'mp3 sembrava il nuovo dominatore assoluto della fruizione musicale, ecco la tecnologia sferrare il suo nuovo e feroce attacco: arriva lo streaming. Si va su internet, si scarica il programmino (su PC o su smartphone) e milioni di album sono a portata di mano per l'ascolto, senza nemmeno il bisogno di archivi immensi di mp3 sull'hard disk. Pionieri della musica in streaming sono stati gli svedesi di Spotify, tutt'ora con il programma più famoso ed utilizzato, seguiti dai francesi di Deezer e a ruota da Music, la risposta della Apple, trovatasi di colpo in affanno con il suo iTunes.

E chi viveva di brani scaricati dal WEB sul proprio hard disk, legalmente o illegalmente, si è trovato improvvisamente a cambiare ancora abitudini per poter ascoltare la sua musica preferita e restare al passo con i tempi. Secondo recenti sondaggi, negli USA il mercato del download è sceso del 42% rispetto alle migliori performance del 2012 e l'acquisto dei singoli brani è sceso del 24% nel solo primo semestre 2016. Le vendite del primo semestre hanno comunque fruttato circa 400 milioni di dollari, ma il dato dei tempi d'oro del 2012 era stato di quasi 700 milioni di dollari. Al contrario lo streaming è esploso vertiginosamente con un + 97,4% rispetto al 2015, con l'impressionante dato di 113 miliardi di canzoni ascoltate nel primo semestre 2016, cioè l'equivalente di 620 milioni di canzoni al giorno e 431.000 brani musicali al minuto. Un brutto colpo per il download, tanto che gli analisti profetizzano che entro 2020 esso sparirà definitivamente dal mercato musicale. Sempre le solite statistiche ci raccontano che le vendite dei CD fisici diminuiscono ancora, ma non così tanto come era stato previsto. Il crollo del download non li ha fatti sparire dal mercato come, ad un certo momento della storia, sembrava un fatto scontato. Anzi, si assiste addirittura ad una rinascita del vinile, che continua la sua crescita con un +11,5% rispetto al 2015. Ma il Re per l'ascolto musicale di oggi resta comunque lo streaming. «L’industria musicale è ormai un business digitale, che deriva oltre il 70% dei suoi ricavi da una vasta gamma di piattaforme e formati digitali. La quota di ricavi da questi formati digitali supera quella di qualsiasi altra industria creativa», ha dichiarato Cary Sherman, presidente e amministratore delegato di RIAA (Recording Industry Association of America).


È tutto oro quello che luccica? Non proprio. O perlomeno non per tutti. Lo streaming di un singolo brano frutta all'artista una quota pari ad una frazione di centesimo (0,003 cent su Spotify, ad esempio) e, facendosi un rapido calcolo, scopriamo che la remunerazione è veramente ridicola, pur se si viaggia su numeri di centinaia di migliaia di streaming. Ed è questo il motivo per cui alcune etichette, prima delle quali la statunitense Projekt Records, hanno deciso di ritirare i loro artisti da Spotify, accusando il colosso della tecnologia digitale di lucrare a spese dei musicisti. Di conseguenza grandi star del calibro di Led Zeppelin, Pink Floyd, Taylor Swift e Adele, hanno rifiutato di mettere a disposizione dei servizi di streaming online il loro lavoro.  «Il consumo di musica è alle stelle, ma i ricavi per gli artisti non hanno tenuto il passo» ha giustamente osservato Sherman «Sono necessarie delle riforme per “livellare” il campo di gioco e assicurare all’intera comunità musicale il valore pieno ed equo del proprio lavoro». 
Riforme che, al momento, non si vedono all'orizzonte. La prossima sfida del mercato musicale sarà quindi di far sì che l'artista veda il proprio lavoro adeguatamente retribuito, agendo sui meccanismi del sistema e sulla distribuzione dei guadagni.



venerdì 6 novembre 2015

SIAE: Buone notizie (ma senza esagerare).

Qualche buona notizia dalla SIAE a favore degli autori musicali, soprattutto i più giovani, anche se non è tutto oro quel che luccica...
Io lo avevo previsto ed è accaduto. Dopo aver sbeffeggiato il piccolo autore musicale con leggi vergognose che ne hanno quasi azzerato il rientro dei diritti d'autore, soprattutto a danno di quegli artisti che si esibiscono in piccole situazioni tipo pub, circoli ARCI, ecc... (i cosiddetti “concertini”), dopo aver portato la quota sociale annua ad una cifra insostenibile (mi dicono la più alta in Europa), l'emorragia di iscritti SIAE è divenuto un fenomeno inarrestabile. Non si contano gli amici musicisti che hanno chiesto il mio aiuto per dimettersi, anche se adesso, nella sezione modulistica del sito SIAE, è finalmente apparso un modulo ufficiale per la cancellazione, che potete trovare cliccando qui. La SIAE è quindi intervenuta con un paio di provvedimenti volti ad arginare questa fuga di iscritti, provvedimenti che non risolvono i molti problemi strutturali di cui la nostra società di recupero dei diritti è afflitta, ma rappresentano sicuramente delle agevolazioni che male non fanno. Andiamo ad esaminarli.

Primo provvedimento
Sono esentati dal pagamento della quota annuale gli iscritti di età inferiore ai 30 anni. Riportiamo testualmente dal sito SIAE:
“A partire dal 1° gennaio 2015, per gli autori fino a 30 anni di età l’associazione è totalmente gratuita. In alternativa all’associazione, gli autori fino a 30 anni di età possono conferire mandato gratuito, che prevede, tuttavia, il versamento di € 32,00 a titolo di imposta di bollo. La gratuità del rapporto di associazione o di mandato ha termine il 31 dicembre dell’anno in cui ricade il compimento del 30° anno di età.”
I giovani autori possono così tentare la fortuna nello spettacolo senza l'oneroso gabello annuale della SIAE. Un provvedimento sicuramente positivo, anche se calcolato: difficilmente in un Paese gerontocratico come l'Italia, gli under 30 raggiungono un successo commerciale tale da convincerli a restare fidelizzati a lungo alla SIAE, anzi spesso lasciano presto cadere la loro iscrizione non pagando più i bollettini della tassa annuale. Insomma, alla fine una mossa intelligente.

Secondo provvedimento
Si può rinunciare alla qualifica di associato conferendo un semplice mandato alla SIAE, pagando solo 61 euro di quota annuale anziché 152 euro. Con 61 euro, cifra più che abbordabile, si può quindi usufruire dei servizi di riscossione dei diritti d'autore da parte della SIAE, ma ci si priva del diritto di voto. Risvolto negativo: ora immaginate bene che gli autori “più poveri” accetteranno questo compromesso a favore degli autori “più ricchi”, che da Associati potranno così votare dei rappresentanti che si faranno portavoce soprattutto dei loro interessi. Insomma, un'oligarchia di ricchi che si spartisce il bottino (come sempre, d'altra parte) legiferando a loro esclusivo interesse, auto conservando il proprio potere.

Mi dicono inoltre alcuni amici che dal 1° settembre 2015 non è più necessario recarsi in SIAE, delegare qualcuno o incaricare un corriere per il ritiro dei bollini e della licenza per la stampa di un disco. Infatti si occuperà la SIAE stessa di spedire i bollini al domicilio del richiedente tramite Corriere Espresso (SDA). Per ottenere ciò basta utilizzare il nuovo modello DRM2/15/SPED.
In definitiva: qualcosa si è mosso, ma non è certamente abbastanza. La SIAE continua a sopravvivere tra problematiche economiche, tecnologiche e culturali, in deficit di bilancio e bisognoso di urgenti scelte strategiche che continuano a non essere fatte, impedendo agli autori di vivere del proprio lavoro attraverso il rientro dei diritti d'autore. Non basteranno queste due mosse, a mo' di contentino, a mitigare questo stato di crisi. La scelta principe per agevolare il giovane autore, a mio avviso, sarebbe quella di tornare a pagare i concertini in modo analitico, considerando che molti autori emergenti suonano prevalentemente nei pub e nei circoli ARCI (quelli con la tessera), i famosi concertini di cui vi ho parlato che, praticamente, la SIAE non paga più dal 2006 (leggi l'articolo La SIAE e la ripartizione dei diritti d’autore). E soprattutto che si torni a pagare, in generale. È di poco tempo fa la notizia che l'ente sopravvive con gli interessi dei diritti d'autore non versati e parcheggiati nelle banche a tassi d'interesse molto interessanti (leggi l'articolo Nuova Siae, il grande bluff costa 182 milioni di euro per produrne 155). In definitiva vogliamo una SIAE che torni ad essere di tutti e a beneficio di tutti piuttosto che di pochi e a loro totale beneficio.





lunedì 3 agosto 2015

Spotify, che la musica sia con voi!

Il primo servizio musicale sul WEB per lo streaming on-demand.
Di tutte le novità apparse sul WEB negli ultimi anni riguardanti lo streaming on-demand, quella che mi ha appassionato di più è stata senza dubbio Spotify. Spotify è stato lanciato nel 2008 dalla startup svedese Spotify AB per offrire ai suoi utenti un'ampia selezione musicale di svariate case discografiche, tra le quali le major Universal, EMI e Sony. Per poter usufruire del servizio è necessario registrarsi e creare un proprio account, quindi decidere se essere utenti Free, Unlimited o Premium. Gli utenti Free, qualifica che si ottiene con la sottoscrizione, possono ascoltare musica in quantità illimitata, ma intervallata saltuariamente da brevi spot pubblicitari audio-video di circa 20 secondi ciascuno, gli utenti Unlimited accedono al servizio senza interruzioni pubblicitarie, mentre gli utenti Premium possono usufruire in più dello streaming con maggiore bitrate (fino a 320 kb/s), l'accesso offline alla musica e le applicazioni mobili. L'azienda è stata fondata a Stoccolma da Daniel Ek e da Martin Lorentzon, cofondatore di TradeDoubler, l'azienda madre è oggi la Spotify Ltd di Londra, mentre la ricerca e lo sviluppo vengono svolti a Stoccolma sempre dalla Spotify AB. Il programma è stato lanciato il 7 ottobre del 2008 e già nel 2010 il World Economic Forum aveva conferito all'azienda il titolo di Technology Pioneer. Il catalogo Spotify è sterminato: nel 2014 conteneva oltre 20 milioni di brani musicali, sia di artisti major che indipendenti, e il numero tende a crescere in modo esponenziale, anche se a tutt'oggi si notano assenze pesanti. Tra i big assenti a livello mondiale spiccano Led Zeppelin, Pink Floyd, Ac/Dc e The Beatles (esclusiva di iTunes), mentre, tra i grandi nostrani, pesa la mancanza di Lucio Battisti.

Funzionamento
Logo Spotify
Una volta essersi collegati al sito di Spotify ed aver istallato il programma sul PC, basta una semplice ricerca in base al nome dell'artista o titolo del disco o titolo della canzone, per trovare la musica che stiamo cercando. È possibile salvare i nostri album preferiti oppure creare playlist con le nostre canzoni preferite, che possiamo anche condividere con altri utenti. Esistono addirittura dei siti WEB dove poter condividere, votare  e discutere le playlist di Spotify o le singole canzoni. Spotify non permette di creare playlist automatiche in base ai gusti degli utenti, ma offre una integrazione con Last.fm (Leggi: Last.fm, laradio del futuro), che permette di inviare le canzoni ascoltate su Spotify al loro account su Last.fm, in modo da poter essere analizzate e permettere al programma di capire quali sono i nostri gusti musicali. Spotify ha anche una funzione Radio, che genera playlist casuali in base ai nostri generi preferiti o periodi di riferimento (ad esempio anni '70, '80, '90 ecc...) ed una funzione Artist Radio, che manda in onda solo brani del nostro artista preferito. L'integrazione di Spotify con facebook è obbligatoria, questo ci permette di accedere alle playlist del nostri amici sul social network e condividere con loro i nostri gusti musicali. Se non vogliamo che gli amici vedano le nostre playlist, si può sempre applicare la modalità anonima. Istallando Spotify sul nostro smartphone, lo trasformiamo in una sorta di  walkman dalle potenzialità immense. Vi ricordate dei walkman a cassette o cd? Preistoria! Adesso possiamo avere tutta la musica che vogliamo a portata di mano, in qualsiasi momento della giornata, dentro al nostro telefonino.

Conclusioni
Credetemi, per innamorarsi di Spotify basta un attimo! Il mercato musicale ha subito drastici mutamenti negli ultimi anni, sia dal punto di vista dei supporti audio che delle innumerevoli possibilità di usufruire della musica. Si è passati dai vinili 45 e 33 giri alle musicassette, dai compact disc ai files mp3, fino allo streaming. Così come drastici mutamenti per quel che riguarda le radio, che un tempo ci imponevano via etere le loro scalette, ma che ora stanno diventando solo un lontano ricordo: la radio, adesso, ce la facciamo noi, con le canzoni che ci piacciono o che rientrano nei generi che amiamo. Ed è nell'ottica di questo inarrestabile cambiamento che si inserisce la novità di Spotify, sicuramente il modo di ascoltare la musica del futuro, vista la rapidissima evoluzione tecnologica di computers e smartphone, con buona pace dei nostalgici dei vecchi LP in vinile o delle vecchie radio in FM.


Collegamenti:


sabato 1 marzo 2014

Come tutelare i propri brani musicali dal plagio

Il falso problema.
Quando un gruppo emergente decide di realizzare il primo album e mi viene a chiedere consiglio, sapete qual è il principale problema che si pone e sul quale mi chiede lumi? Provate a rispondere. Qual è il miglior studio di registrazione della zona? Nossignore. A quale etichetta discografica proporre il master per una eventuale produzione? Macché. Idee e consigli per la realizzazione della grafica? Manco per sogno. Il principale problema di questi musicisti in erba è la tutela dei propri brani contro il plagio: convinti di aver scritto la “hit” del secolo, temono che qualche star musicale si impossessi del loro brano, ci scali le classifiche mondiali e guadagni milioni di euro alla loro faccia. Bene, credere nella propria musica è già una bella prova di autostima, ottimo per cominciare al meglio la carriera. Ma la questione della tutela dei brani contro il plagio è un falso problema. La retro-domanda insita in questa argomentazione è, alla fine: ma dobbiamo iscriverci alla SIAE?

Perché non iscriversi alla SIAE.

Evidentemente questi amici che si apprestano ad entrare in studio di registrazione per realizzare il loro esordio discografico, non hanno mai letto il mio articolo “La SIAE e la ripartizione dei diritti d’autore”, pubblicato tempo fa su questo blog. In esso sconsigliavo di iscriversi alla SIAE in quanto, non solo essa è piuttosto inefficiente a vari livelli nella raccolta dei vostri diritti d'autore, non solo ha una legislazione che penalizza i giovani autori a favore dei soliti grandi artisti da classifica (Baglioni, Ramazzotti, Ligabue, Vasco Rossi, Pausini, ecc...), ma non tutela affatto i vostri brani nel modo in cui voi la intendete. Mi spiego, se qualcuno vi copia un brano musicale, il lavoro che fa la SIAE è il seguente: prende lo spartito del vostro brano, prende quello dell'artista che vi ha copiato, li confronta e sentenzia “Sì, ti hanno copiato”. Basta. Poi l'avvocato e i soldi per la causa ce li dovete mettere voi, senza la certezza matematica di vincerla, soprattutto se chi vi ha copiato ha un sacco di soldi. Certo, avere i pezzi registrati alla SIAE potrebbe essere un buon inizio per intentare una causa legale contro l'eventuale plagiatore, ma il costo dell'impresa non vale il beneficio. Intanto iscriversi alla SIAE costa un botto, attualmente Euro 281,40 (quota annuale + tassa di istruttoria), e poi si pagano Euro 151,81 di quota annuale, somma che difficilmente riuscirete ad ammortizzare con il guadagno in diritti d'autore. In più, mentre le altre società europee accettano il deposito dei brani su supporto fisico (cd, DVD , DAT, ecc...), la SIAE prevede solo ed esclusivamente il deposito dello spartito musicale (manoscritto). Se non siete esperti in scrittura musicale, c'è quindi anche la spesa per la redazione dello spartito da parte di un professionista, che, in base a quello che mi hanno raccontato, può chiedere dai 20,00 ai 50,00 euro per brano. Conviene iscriversi alla SIAE solo nel caso un vostro pezzo venga incluso in un cd che verrà stampato in migliaia di copie, o venga scelto per uno spot pubblicitario trasmesso in televisione, o incluso in una colonna sonora di un film di grossa distribuzione, oppure se avete in mano un contratto discografico che preveda la stampa di migliaia di copie del vostro cd, o se magari un vostro brano sta scalando velocemente le classifiche. In sostanza, in tutti quei casi in cui ci sia in previsione un grosso rientro di danaro in diritti d'autore.

Tutelarsi come?
Diventate proprietari del vostro brano musicale nel momento in cui lo componete. Per essere considerati autori musicali bisogna semplicemente comporre della musica, non dover essere iscritti alla SIAE, come qualcuno erroneamente crede. Mozart è stato un grande compositore, ma non è stato mai iscritto a nessuna società di raccolta dei diritti. Resta il problema della tutela del brano, che tanto vi attanaglia. Bene, vi dirò come fare.
1- Intanto c'è un metodo semplice, molto utilizzato, che consiste nel fare un pacchetto con dentro il cd con le vostre canzoni e spedirvelo, meglio se con raccomandata, tramite le Poste Italiane. Non dovete aprirlo. Lo aprirete solo davanti al giudice quando trascinerete in giudizio il plagiatore. La data del timbro postale dimostrerà che avete composto il brano incriminato prima di lui. Ulteriori precauzioni possono essere di sigillare il pacchetto con ceralacca e spedire due pacchetti anziché uno, non si sa mai...
2- Potete spedire una copia del vostro album, già pubblicato, all'Archivio di Stato o ad un'associazione o ad una fondazione. In genere questi enti hanno l'obbligo di annotare la ricezione del plico (con tanto di data) e archiviare l'opera. Sarà una prova schiacciante contro il fedifrago.
3- Registrare il brano sul sito CopyZero (www.copyzero.org). Nessun bisogno di deposito di manoscritti, è sufficiente caricare il materiale digitalizzato, anche interi album, in una cartella criptata e il sito CopyZero ve la restituisce “bollata”. La tutela dura quattro anni, ma la si può rinnovare. In sede giuridica il suo valore è tuttavia di dieci anni.
4- Utilizzare licenze Creative Commons (www.creativecommons.it). Sono una serie di licenze con cui l'autore dell'opera dichiara l'utilizzo che gli altri possono farne. L’idea di adottare una forma di copyright libera è ottima se avete intenzione di diffondere in modo virale la vostra musica, a fini promozionali. In alcuni Paesi, a queste licenze viene riconosciuto un valore legale.
5- Quando il vostro disco uscirà, ci sarà impressa sulla label la data di stampa. In sede legale testimonierà a vostro favore l'etichetta discografica, che ha stampato il cd, o, se autoprodotto, parleranno a vostro favore le fatture dello studio di registrazione, della stamperia, ecc... Banalmente, testimonierà a vostro favore il disco stesso.

Chiudo con una considerazione personale. Essere plagiati potrebbe essere un formidabile colpo di fortuna se il colpevole è un grosso artista e voi siete agli esordi. Senza fare nomi, ci sono stati casi in cui l'artista plagiato, sull'onda dello sdegno generale per un comprovato reato di violazione della paternità dell'opera, ha avuto un'inaspettata visibilità sui media, specialmente in un'epoca dominata dall'informazione on-line, veloce e virale. Purtroppo la possibilità di essere plagiati in tal senso, credetemi, è decisamente bassa.


lunedì 19 agosto 2013

Come cancellarsi dalla SIAE

Una follia l'ultimo aumento di quota associativa annuale.
Spesso torno a scrivere di SIAE su questo blog. In genere ciò accade quando trovo una notizia eclatante da condividere con voi o quando ricevo tante domande su un determinato argomento e decido di fare chiarezza per iscritto. Oggi sono qui per il secondo motivo. In alcuni vecchi post avevo suggerito agli iscritti SIAE di cancellarsi al più presto perché, come si suol dire, il gioco non vale la candela (leggi il post La SIAE e la ripartizione dei diritti d’autore). Per raccontarla in breve, scrivevo che la stragrande maggioranza dei soci quasi mai riesce a guadagnare di diritti più dei 91,81 euro chiesti come quota associativa annuale. Quindi si passa la vita solo a pagare i bollettini per mandare avanti l'ennesimo inefficiente carrozzone italiano. Beh... 91,81 euro di quota associativa annuale è veramente un'esagerazione, sarete d'accordo con me. Ma se questa quota dovesse passare da 91,81 euro a 151,90 euro, cosa direste? Una follia, vero? Ebbene, è successo! Con la delibera n. 104 del Commissario Straordinario della SIAE (leggi chi è nel post SIAE: Affidato ad un novantenne il futuro della musica italiana) datata 13 novembre 2012, la quota associativa annuale è stata portata a 151,81 euro, praticamente da quest'anno. Se annualmente guadagnate più di questa cifra, tanto da non dover pagare il bollettino, vi faccio i miei complimenti, altrimenti vi invito a cancellarvi al più presto. Io mi sono cancellato già da un po' di tempo e non c'è stato un solo giorno in cui mi sia dovuto pentire di questa scelta, anzi, ne vado fiero, ancor di più dopo gli ultimi drammatici fatti della telenovela SIAE. Oramai la SIAE si avvia a diventare l'ennesimo ente inutile italiano, sopravvivendo tra problematiche economiche, tecnologiche e culturali, in deficit di bilancio e bisognoso di urgenti scelte strategiche che continuano a non essere fatte. Certo, un bel danno alla cultura del nostro Paese. A tal proposito, vi consiglio la lettura di un interessante quanto inquietante articolo apparso su “Il Fatto Quotidiano” alcuni mesi fa: SIAE, il golpe dei ricchi.

Torno quindi al mio discorso di apertura, cioè il motivo per il quale sto scrivendo questo post. Ricevo tante domande negli ultimi tempi su un solo argomento: come ci si cancella dalla SIAE? La SIAE è una società, quindi sarebbe più corretto parlare di dimissioni e, come per tutte le società, la domanda va fatta con Raccomandata A.R. Vi agevolo: di seguito trovate il FAC-SIMILE, che ricalca la domanda che ho fatto per le mie dimissioni. Non dimenticate di allegare una fotocopia della vostra carta d'identità e un'autocertificazione per garantirne l'autenticità. Sono molto lenti a formalizzare le vostre dimissioni (avevate dei dubbi?), ma intanto voi siete esonerati dal pagare la quota annuale. Attenzione: per essere esonerati dal pagamento della quota per l'anno successivo, dovete inviare la Raccomandata A.R. entro il 30 settembre dell'anno in corso. C'è anche un metodo molto meno “ortodosso” per dissociarsi: in base allo Statuto della SIAE, se non paghi il bollettino per due anni, sei fuori automaticamente. La controindicazione è che, fino ad allora, non si potrà aderire ad un'altra Società estera perché si è ancora soci SIAE, insolventi, ma ancora soci. Mi dicono che  in molti si stanno iscrivendo in Germania (la società si chiama GEMA), tanto che hanno aperto anche uffici in lingua italiana. Ma se non intendete iscrivervi ad un'altra società, potete buttare tranquillamente il bollettino nel cestino della spazzatura.


RACCOMANDATA A.R.
In allegato: fotocopia Carta d’identità con autocertificazione

Destinatario:
     SIAE Direzione generale
                        Sezione Musica
Servizio Associati e Mandanti
Viale Della Letteratura, 30
00144 Roma


Oggetto: Richiesta di dimissioni da socio SIAE del Sig. (nome e cognome)

Il sottoscritto (nome e cognome), nato a (città) il (data di nascita) e residente a (città), in via (indirizzo), Posizione SIAE n° (numero), con la presente revoca il mandato di tutela dei propri brani alla Vostra Società e rassegna le proprie dimissioni da socio della SIAE.
Il sottoscritto chiede inoltre un immediato riscontro alla presente richiesta ed una conferma scritta dell’accettazione delle dimissioni e  relativa cancellazione dall'elenco dei soci.

Distinti saluti.

(città), lì (data)
          In fede
          (firma)





AGGIORNAMENTO MAGGIO 2014: Finalmente la SIAE ha fatto quello che avrebbe dovuto fare da molto tempo, ossia inserire nella modulistica anche la domanda di dimissioni. La potete tranquillamente scaricare qui, dalla pagina Recesso



sabato 6 agosto 2011

Le copertine dei dischi, un’arte in via d’estinzione

L’avvento della musica digitale ha chiuso definitivamente l’epoca d’oro delle cover art.
“La copertina di un disco viene prima della musica”. Queste furono le parole che mi disse l’allora discografico del mio gruppo quando mi presentai a lui con il master finale del nostro primo album. Restai sbalordito da tale dichiarazione, io fino a quel momento avevo pensato solo alla musica. Mi aveva chiesto quali idee avessimo per la copertina e io gli avevo risposto che non ne avevamo nessuna. Allora mi spiegò che, prima ancora di mettere un disco sul piatto (ma nella sua mente forse c’era anche “prima di comprarlo”), un ascoltatore osserva la copertina, ne resta suggestionato e già da lì deve capire quale musica andrà ad ascoltare. Quindi, in una semplice sequenza temporale, la copertina di un disco viene prima della musica. Col senno di poi, parole sante! Bei tempi quelli: la copertina era una parte importante della cultura musicale, c’erano ancora gli LP in vinile e le grafiche erano dei veri e propri quadri, che potevano essere appesi ad un muro. L’artwork (o cover art) ha reso celebri alcuni dischi tanto quanto la musica che contenevano. Sicuramente un mezzo per incentivare la vendita, ma soprattutto un’espressione dell’intenzione dell’artista. Le copertine semplici o apribili, con inserti artistici, con dentro il foglio dei testi e le fotografie del musicista, hanno fatto diventare l’album discografico un’attraente opera d’arte. Sono stati usati fogli di giornale, cartone grezzo, box metallici, ologrammi, copertine forate, copertine poster, chiusure lampo… sono state inserite nel package fotografie, cartoline, gadgets, spille, poster. Insomma, la fantasia ha avuto in questo campo un ampio sfogo.

All’inizio, negli anni ’20, i primi album in vinile a 78 giri venivano inseriti in fogli di carta per poter essere protetti da urti e polvere, un foro centrale permetteva di leggere l’etichetta con l’autore e i titoli dei brani. In seguito questi fogli di carta vennero sostituiti da cartoncino per permettere al disco di reggersi in piedi, visto che, impilati l’uno sull’altro in orizzontale, rischiavano di rompersi. Nel 1938 ci fu la svolta: Alex Steinweiss, art director della Columbia, decise di cambiare le copertine di cartoncino marrone, usate fino ad allora, con opere colorate che rendessero l’idea della musica che era contenuta nel vinile. Fu un successo enorme, il nuovo packaging e le illustrazioni rilanciarono l’industria musicale e le vendite aumentarono con percentuali dell’800%. Da quel momento in poi fotografi, pittori, filosofi e graphic desingners si sono cimentati nella realizzazione della copertina più affascinante, accattivante, interessante, che esprimesse appieno con le immagini e i colori quello che il musicista esprimeva attraverso le note. Negli anni ’60 e ‘70 le copertine ebbero un’esplosione di forme e di colori, si usarono i materiali e gli oggetti più diversi, ma anche le sagome, in alcuni casi, subirono delle variazioni: tonde, triangolari, doppie, triple. Negli anni a seguire addirittura il vinile stesso è stato colorato, reso trasparente e infine disegnato (i meravigliosi picture disc).

Poi, negli anni ’80, è arrivato il compact disc e c’è stata una piccola rivoluzione dell’artwork: la superficie dedicata all’immagine di copertina venne a ridursi notevolmente, ponendo ai grafici delle nuove sfide. Il libretto, quadrato anch’esso e di dimensioni di circa un terzo dell’LP, era contenuto nel famigerato “jewel box” in plexiglas, fragilissimo e solito andare in pezzi alla minima caduta nella parte più delicata, la cerniera. Alcune ristampe fatte da LP a cd non hanno superato brillantemente il test della “riduzione”, come ad esempio in Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band dei Beatles, con i personaggi alle spalle del gruppo miniaturizzati, o in The Garden di John Foxx, dove l’artista, rimpicciolito, sparisce tra gli alberi. Ma nelle nuove produzioni si è per forza dovuto tener conto di questo fattore e in alcuni casi i risultati sono stati brillanti, come in Love Deluxe di Sade o Wakafrika di Manu Dibango. Anche qui tante sono state le soluzioni artistiche, specie per quanto riguarda il libretto, dai semplici due foglietti a veri e propri tomi di diverse pagine legate da due puntine o piegate su se stesse “a fisarmonica” tre, quattro o più volte. Certo, l’avvento del cd resta un brutto colpo per gli estimatori del vinile e, soprattutto, delle grandi copertine cartonate, quelle opere che in molti casi avrebbero meritato di essere appese ad un muro come quadri, ma questo era nulla in confronto a quello che sarebbe accaduto nel nuovo millennio.

L’avvento della musica digitale, degli mp3, ha di fatto ucciso l’artwork degli album musicali. Le canzoni hanno iniziato a correre sul web da un PC all’altro in forma di files compressi. Se i puristi del suono ritenevano che il passaggio dal vinile al compact disc avesse penalizzato la qualità dell’audio, generando delle polemiche tra i due schieramenti, con l’mp3 la qualità ha subito senza ombra di dubbio un drastico crollo. Ma è soprattutto la copertina, insieme a tutto il supporto fisico, ad essere stata sacrificata al dio progresso. Molti album oggi giacciono sugli hard disc dei computers in anonime cartelle e privi dell’immagine grafica con cui l’artista aveva voluto comunicare all’ascoltatore il suo universo. Il noto grafico inglese Peter Saville, autore di storiche copertine per gruppi come Joy Division, New Order, Ultravox, OMD… qualche anno fa denunciava sulle pagine dell’Independent On Sunday che l’immissione sul mercato di mp3 players aveva definitivamente ucciso “l’arte di produrre copertine dei dischi”. L’ex designer della Factory affermava in quell’articolo: ”Un tempo le copertine dei dischi rappresentavano una finestra su un mondo parallelo, mentre oggi il mercato discografico le ha rese obsolete tramite la produzione di supporti praticamente inesistenti. Se la loro funzione non verrà recuperata, ci troveremo con l’aver perso una parte fondamentale del mondo musicale”. L’appello, al momento, sembra caduto nel vuoto. Per i giovani d’oggi la musica è una collezione di file mp3 ben organizzata sul PC, magari scaricata illegalmente con eMule, completa di scansione in formato jpg di fronte, retro, interno e immagine sul disco dell’originale supporto cd. Per chi trova un album mp3 senza la copertina, sono nati appositi siti web come All Cd Covers, gestito direttamente dalla sua community. Qui gli utenti caricano le copertine di cui dispongono, gli altri le votano garantendo così una sorta di “controllo qualità” che premia i files con una risoluzione più elevata. Album Art Search, invece, si è auto-proclamato come “il più grande archivio di cover del mondo“ ed al suo interno è possibile trovare, oltre alle copertine, anche torrent, trailer e sottotitoli relativi ai termini di ricerca inseriti.

Sono dunque lontani i tempi in cui si poggiava il vinile sul piatto e, mentre la musica fluiva, ci godevamo le immagini della grafica di copertina e leggevamo i testi delle canzoni, completamente immersi in quel mondo fantastico. Oggi la rivoluzione digitale, positiva o negativa la si voglia giudicare, ha obiettivamente penalizzato l’arte dell’immagine legata alla musica, riportandoci negli anni ’20 e ‘30, ai 78 giri avvolti in anonimi fogli di carta. Ad una sovrabbondanza di materiale a disposizione a seguito di questa “democratizzazione” della musica, non ha corrisposto una maggiore e approfondita analisi dell’album discografico, sia nelle sue parti musicali, sia nelle sue parti grafiche, contribuendo ad innescare quella crisi che attanaglia il settore dai primi anni del nuovo millennio. Non so quale sarà la prossima rivoluzione nel mondo della musica, ma qualsiasi essa sarà, spero darà di nuovo spazio all’arte delle immagini.

Collegamenti:
Le copertine più belle della storia
Le copertine più brutte della storia




giovedì 2 giugno 2011

SIAE: Affidato ad un novantenne il futuro della musica italiana

Gian Luigi Rondi, classe 1921, nominato Commissario Straordinario della SIAE.

Lo scorso marzo l’attuale governo in carica, su proposta del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e del Ministro per i Beni Culturali Sandro Bondi, ha nominato Gian Luigi Rondi Commissario Straordinario della SIAE, a seguito delle dimissioni del presidente Giorgio Assumma nel dicembre 2010. La notizia è stata fatta passare sottotono, senza particolari clamori. Ma Gian Luigi Rondi, critico cinematografico e attuale presidente dell’Ente David di Donatello e del Festival internazionale del film di Roma, il prossimo 10 dicembre compirà 90 anni. Voci di indignazione si sono levate da chi si aspettava dalla SIAE una svolta nella propria gestione, per risolvere le nuove sfide legate al diritto d’autore nel tempo della rete e del web. In questo modo si è messo alla guida dell’ente una persona che probabilmente non ha mai messo gli occhi davanti allo schermo di un computer e che potrebbe non aver perfettamente chiaro il significato di mp3, file sharing e social network. Le prime critiche sono state mosse da Alessio Croppi, critico cinematografico e responsabile cultura di FLI: “Un Commissario nato prima dell'invenzione del vinile non può essere in grado di affrontare i problemi del diritto d’autore nell’epoca di internet e delle nuove tecnologie. Questo vuol dire che il lavoro verrà affidato ad un oscuro funzionario che risponderà a chissà quali interessi”. Quel riferimento all’oscuro funzionario non è piaciuto alla SIAE, che ha replicato con il Direttore Generale Gaetano Blandini: “Rondi è attivo e pronto a prendere tutte le decisioni che riterrà necessarie, aiutato da due sub-commissari, il professor Mario Stella Richter e l'avvocato Domenico Luca Scordino. Inoltre la legge sul diritto d’autore è regolata da una legge dello Stato ed eventualmente il compito di rivederla, alla luce delle nuove sfide imposte dalle tecnologie e dal mercato, spetta al Parlamento della Repubblica”. Entro il 31 dicembre del 2011, il nuovo commissario e i suoi due sub-commissari dovranno provvedere alla riforma dello Statuto, del Regolamento Generale della società e del regolamento elettorale. Nonché approvare il bilancio e avviare il piano messo a punto in questi mesi da Blandini per rilanciare la SIAE.

Abbiamo criticato la SIAE diverse volte su questo blog, ma l’ente non perde occasione per offrirci nuovi spunti per ulteriori critiche. La SIAE oggi conta 90.000 iscritti di cui solo circa 1.500 incassano più di 15 mila euro l’anno. Abbiamo duramente criticato la norma dell’ottobre 2006, che qualcuno ha ribattezzato “L’infame sorteggio”, con la quale si determinava una nuova metodologia per la ripartizione dei diritti d’autore per ciò che riguarda i cosiddetti “concertini”. Questa norma, di cui noi chiediamo la cancellazione, ha nel concreto penalizzato economicamente i piccoli autori e i piccoli editori musicali, il tutto a beneficio dei soliti grandi nomi (vi invito a leggere il nostro articolo in merito La SIAE e la ripartizione dei diritti d’autore). Ma questa è solo la punta dell’iceberg, il tema sul quale conduciamo da tempo la nostra principale battaglia. Per il resto la SIAE, storica Società Italiana degli Autori e degli Editori legata al Ministero dei Beni culturali, galleggia tra problematiche economiche, tecnologiche e culturali. Tanto da essere accusata anche dalla Lega Nord (attualmente forza di governo) di essere l’ennesimo carrozzone italiano, con i suoi 1.400 dipendenti e più 600 agenti mandatari, con un deficit che rischia di diventare strutturale (si parla di cifre intorno ai 3 milioni di euro), nonostante gli oltre 600 milioni di euro raccolti ogni anno in diritti d’autore. Per questi motivi ci aspettavamo delle scelte strategiche importanti, scelte che continuano a non essere fatte. Oltre alla SIAE, ci permettiamo di criticare anche Gian Luigi Rondi. All’atto della sua nomina, egli ha commentato: ”Ho accettato per amore della cultura”, ma secondo noi proprio per amore della cultura avrebbe dovuto rifiutare l’incarico e lasciare il suo posto ad un giovane, non dico trentenne, ma almeno quarantenne. È oramai chiaro che la classe dirigente gerontocratica italiana non si occupa di altro che dare poltrone ai suoi coetanei, dai settanta anni in su. Rondi, già presidente dell’Ente David di Donatello e già presidente del Festival internazionale del film di Roma, poteva accontentarsi delle sue due poltrone e risparmiarci di occupare, a 90 anni, quella della SIAE, strategica per la cultura del nostro Paese.

Riportiamo alcune tappe della storia della comunicazione legate alla vita di Rondi pubblicate sul sito http://www.thedailyweek.it/ , divertente, ma non troppo:
Gian Luigi Rondi è nato nel 1921.
Quando nacque l’URI, Unione Radiofonica Italiana, nel 1924, Rondi aveva 3 anni.
Quando la RAI ha iniziato a trasmettere, nel 1954, Rondi aveva 33 anni.
Quando nacque RAI 2, nel 1961, Rondi aveva 40 anni
Quando nacque ARPANET, antenato di internet, nel 1969, Rondi aveva 48 anni.
Quando nacque RAI 3, nel 1979, Rondi aveva 58 anni.
Quando nacque il WEB, nel 1991, Rondi aveva 70 anni (!)
Quando nacque Video On Line, nel 1993, Rondi aveva 72 anni.
Quando nacque Google nel 1998, Rondi aveva 77 anni
Quando nacque Sky Italia, nel 2003, Rondi aveva 82 anni.
Quando nacque Youtube, nel febbraio del 2005, Rondi aveva 84 anni.
Quando nacque l’iPhone, nel 2007, Rondi aveva 86 anni.
Il 2 marzo 2011 Steve Jobs presenta l’iPad 2, il giorno dopo, in Italia, Gian Luigi Rondi, all’eta di 89 anni, viene nominato Commissario Straordinario della SIAE.

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lunedì 2 maggio 2011

Last.fm: la radio del futuro

Tra una radio ed un social network, ridefinisce il concetto di “ascoltare la musica”.

Ricordate le radio generaliste degli anni ‘80/’90? Quanta robaccia dovevamo sorbirci prima di veder passare la nostra canzone preferita? E le stazioni che offrivano quella musica di nicchia che ci piaceva tanto? Puntualmente avevano la frequenza disturbata. Tutto ciò sembra preistoria di fronte alle meraviglie di questo portale di nome Last.fm.
Di cosa si tratta? Non credo di esagerare dicendo che di qui passa il futuro della radio e della musica in generale. Last.fm è una web community che mette a disposizione tutta una serie di strumenti che consentono di ascoltare la propria musica preferita, tener traccia dei propri gusti musicali tramite delle statistiche, approfondirli grazie ai consigli della radio stessa, conoscere utenti che hanno gusti simili, scambiare pareri, informazioni, emozioni. Antenato di Last.fm è Audioscrobbler, una comunità virtuale ideata da Richard Jones (detto “RJ”), uno studente di informatica presso l'università di Southampton, il cui scopo principale era annotare, attraverso un software, quali brani riproducevano gli utenti iscritti nei rispettivi computer, per poi creare delle classifiche e delle dinamiche collaborative. Nel 2002 nasceva Last.fm ad opera di Felix Miller, Martin Stiksel, Michael Breidenbruecker e Thomas Willomitzer, la cui idea era quella di coniugare il concetto di stazione radio su internet e quello di social network per appassionati di musica. Ben presto i team di Last.fm e quello di Audioscrobbler iniziarono a lavorare insieme e nel 2003 si trasferirono nello stesso ufficio di Whitechapel (Londra), tutte le funzioni di Audioscrobbler furono integrate nel portale di Last.fm fino alla definitiva fusione dei due siti nel 2005. Nel 2006 il portale è stato tradotto in varie lingue, tra cui l’italiano.

Andremo ora ad esaminare alcune caratteristiche peculiari di questo straordinario portale:
Radio - Digitando il nome di un artista, oppure inserendo un genere musicale o un tag, parte la radio, che ci farà ascoltare quell'artista/genere ed altri simili. Sarà passata la musica dei nostri artisti preferiti, ma anche di artisti a noi sconosciuti, affini al genere che abbiamo selezionato. Una funzione sicuramente interessante per scoprire nuovi gruppi. Quando viene riprodotto un brano, ci appariranno tutte le informazioni sulla band, i concerti in programma, la cover dell’album e anche dove poter acquistare i dischi. È possibile saltare alla traccia successiva, ma non è possibile tornare indietro. A seconda delle canzoni ascoltate, Last.fm propone una "radio su misura", che si può far partire a piacere e che manda in onda le canzoni dei gruppi più ascoltati dall'utente.
Statistiche – Lo “scrobbling” è la vera innovazione del portale, ossia un software che tiene traccia dei nostri ascolti stilando delle classifiche. Per eseguire lo scrobbling occorre scaricare un apposito programma, di circa 3 mega, installarlo e configurarlo. Ogni volta che si ascolta musica con Media Player, Winamp, iPod, ecc… vengono elencate tutte le canzoni che sono state riprodotte (di cui si possono riascoltare 30 secondi) e fatte delle statistiche molto interessanti: canzoni più ascoltate e artisti più ascoltati nell’ultima settimana o dall’inizio.
Community – In base alla vostra personalità musicale, individuata dall’audioscrobbler, Last.fm vi mostrerà degli utenti che hanno gusti simili ai vostri, con i quali potrete stringere amicizia e condividere i vostri generi musicali preferiti.
Gruppi - Gruppi di discussione su un determinato artista o argomento musicale.
Eventi – Questa sezione è sostanzialmente un calendario, dove poter inserire data e luogo di un concerto, arricchendolo poi con ulteriori note informative (prezzo del biglietto, prevendite, info sulla località, come raggiungerla, ecc…). Si può segnalare la propria partecipazione e magari sapere se altri utenti intendono partecipare, contattarli in privato (il portale prevede anche un sistema di messaggistica privata) e darsi appuntamento.
Tag – È possibile creare e gestire i tag (etichette), ossia delle parole chiave da assegnare agli artisti, che verranno accumunati dal genere musicale o da altre caratteristiche (ad esempio: cantato in italiano). In un secondo momento, selezionando quel determinato tag, ritroviamo l’elenco di artisti associato (playlist).
Diario – Un Journal/blog dove potete scrivere articoli su un artista o un album. Potete collegare anche i video di YouTube, direttamente importabili all'interno del vostro journal.

Last.fm è, a tutt’oggi, la prima e più importante WEB community musicale, più di una radio, più di un social network. Dalla sua nascita come radio online nel 2002 è sempre stato un servizio gratuito per tutti i suoi utenti, ma dal 24 marzo 2009 questo servizio è diventato accessibile solo a pagamento (tranne che in Germania, nel Regno Unito e negli USA), con una sottoscrizione di 3,00 euro al mese. Di certo una delusione per tutti i fans del portale, i quali, però, non hanno rinunciato alle meraviglie di questa prima “radio del futuro”.

Collegamenti:
Fonoarte su Radio Last.fm








martedì 12 ottobre 2010

La guerra dei social network e la sconfitta di MySpace

Il famoso portale, nonostante gli sforzi per stare al passo con i tempi, è stato oramai schiacciato da Facebook

La musica era riuscita ad aggregare un’enorme comunità virtuale su internet: con MySpace artisti famosi e in erba si incontravano con gli utenti, desiderosi di essere in contatto diretto con i loro idoli o di scoprire nuove bands. Le cose sono andate bene per alcuni anni, durante i quali MySpace ha avuto un’esplosione di popolarità senza precedenti. Poi la crisi.
Creato nel 1998 da Tom Anderson e Chris DeWolfe, due studenti di Santa Monica, California, esso era diventato in poco tempo uno dei siti più popolari al mondo per l’innovazione e la semplicità di utilizzo. Agli utenti venivano forniti gratuitamente blog, profili personali, foto, video e soprattutto musica. Infatti era possibile, iscrivendosi come gruppo musicale, caricare alcuni brani mp3 sulla propria pagina, ascoltabili in streaming. Agli inizi MySpace è stato un veicolo pubblicitario per gruppi emergenti desiderosi di far conoscere il proprio sound: grazie a questo sito, artisti come gli “Arctic Monkeys” o i “Cansei De Ser Sexy” sono diventati celebri in tutto il mondo prima ancora di aver pubblicato un disco, creando dei casi unici e clamorosi. In seguito, visto tale successo, anche i gruppi famosi si sono buttati nella mischia, più per beneficiare di questo nuovo incredibile mezzo di visibilità mediatica che non per il desiderio di avere un contatto diretto con i propri fans (tanto che la quasi totalità di queste pagine erano gestite da amministratori invece che dagli artisti stessi). Non c'è stato musicista che non abbia aperto qui una sua pagina ed è stato straordinario, da questo punto di vista, vedere piccole bands, ancora alle prese con le prime prove in garage, proporre i propri brani demo accanto alle mega-produzioni dell'idolo del momento. L’affare non è sfuggito al fiuto del magnate australiano Rupert Murdoch, che nel 2005 ha investito 580 milioni di dollari per acquistare MySpace. Nasce così il boom dei “social network”: a MySpace si affiancano Facebook, Twitter ed altri. Le statistiche rivelano che negli ultimi anni i siti social network hanno superato per popolarità quelli porno, segnando la fine di un’epoca e un cambio radicale per internet.

Qualcosa, però, ha cominciato ad andare storto per MySpace nel 2009: DeWolfe lascia la guida del board e poco dopo l’azienda annuncia il taglio di 425 posti di lavoro, ossia decide di mandare a casa il 30% del proprio personale. Owen Van Natta, Chief Operating Officer, ha spiegato che questi cambiamenti, pur dolorosi, sono stati necessari per la salute a lungo termine di MySpace. Jonathan Miller, nuovo capo della divisione Digital Media di News Corp, ha detto che il portale era cresciuto troppo rispetto alla realtà del mercato odierno. Ma nonostante questi interventi, MySpace va sempre più giù. Lo confermano anche i dati diffusi dalla Hitwise, che segnalano un calo a picco del portale di Murdoch, calo palesemente legato alla contemporanea crescita dei due altri celebri social network: Twitter e, soprattutto, Facebook. MySpace è riuscito a perdere terreno anche nel campo che gli era più congeniale, ossia quello della comunità musicale, che ha iniziato a disaffezionarsi in modo significativo: dal 2007 al 2009 la percentuale delle bands che si sono dotate di un profilo MySpace è passata dal 10% al 4%. Il rimedio è stato forse peggiore della malattia: MySpace, dovendo trovare il modo di rinnovarsi per non perdere ulteriore terreno nei confronti di Facebook, ha deciso di rincorrerlo con una serie infinita di aggiornamenti delle sue caratteristiche e funzionalità, tanto da snaturare la sua forma e disorientare anche gli utenti più affezionati. I commenti degli utenti sono stati impietosi: “Le nuove applicazioni di MySpace non le usa nessuno, gli eventi sono confusionari. Aggiornare l’interfaccia ora prevede un sistema macchinoso e assurdo. Molte bands, sicuramente le più interessate a mantenere in piedi il loro profilo, stanno gettando la spugna. Qualsiasi mossa sarà sempre e solo una copia delle funzioni di Facebook e l’impressione è che oramai sia troppo tardi per tornare indietro”. Alcuni integralisti di MySpace (ma non solo) giudicano Facebook come un social network un po’ “stupidotto”, buono per mettere a nudo le debolezze di utenti privi di argomenti, ma l’amara realtà è che Facebook sta avvicinando la gente ad internet, MySpace la sta allontanando. In attesa della prossima rivoluzione del WEB, che spazzerà via tutto per creare nuovi miti.


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mercoledì 15 settembre 2010

La crisi della musica live e la regionalizzazione delle bands

La crisi della cultura in Italia colpisce duramente i musicisti con un repertorio originale e, dopo la scomparsa del cachet, a rischio anche il rimborso spese.

Nei primi anni ’90, poco prima dell’esordio su un palco con la mia prima band musicale, il mio insegnante di chitarra disse perentoriamente: “Fatevi pagare! Ricordati che la vostra è una prestazione professionale ed è giusto che venga retribuita”. Così facemmo e comunque non mi ricordo di un locale che si sia rifiutato di pagarci, sebbene proponessimo un repertorio proprio e qualche cover di musica alternativa. Le cose, oggi, sono drasticamente e tristemente cambiate. Risale all’inizio del nuovo millennio la crisi della musica, quando le Major, dopo anni di speculazioni sul prezzo dei cd, si sono “ristrutturate”, hanno tagliato i fondi, licenziato i dipendenti e bruciato un’infinità di talenti musicali. Le piccole etichette indipendenti, che hanno resistito stoicamente per alcuni anni, hanno dovuto gettare la spugna e liquidare le loro piccole imprese. Ora i giovani non comprano più i dischi, ma scaricano da internet intere discografie in mp3. Paradossalmente, a fronte di tale straordinaria abbondanza di materiale, la musica non si ascolta più: l’Italia è in piena recessione culturale e i passatempi sono diventati altri e futili, in linea con il “vuoto” imperante. Conseguenza di questa situazione è la crisi della musica live.
Le bands nascono come funghi, ma gli spazi per suonare non ci sono. A soffrirne maggiormente sono quei gruppi che propongono un repertorio proprio, per i quali l’essere autori dei brani, cosa veramente assai pregevole, è diventato un pesante fardello che sbarra loro le porte dei locali. Locali nei quali impazzano le cover bands o, peggio, le tribute bands, ossia gruppi che propongono il repertorio di una sola band famosa (ad esempio Queen, U2, Vasco Rossi, The Cure, ecc…), che, ironia della sorte, riescono sempre a riempire il locale ed a portare a casa un buon cachet grazie alla creatività di altri. A fronte di un eccesso di offerta, cioè molti gruppi e pochi locali, questi ultimi hanno ridotto i compensi ai minimi storici, che vanno dal nulla al poco più di nulla. Nel giro di venti anni si è passati dal cachet + rimborso spese, al solo rimborso spese, alla fine del rimborso spese! L’interesse del locale è fare il pienone di gente e solo questo giustificherebbe la concessione di un buon cachet, ma per la legge della domanda e dell’offerta di cui sopra, i compensi sono diventati comunque veramente minimi: 400 euro quando va bene, più spesso 300 o 250 euro, ma non è insolito trovare giovanissimi (e anche meno giovani) proporsi gratis per aggiudicarsi la serata.

Di questa situazione hanno avuto buon gioco i giovanissimi, quelli che hanno iniziato a fare i loro primi passi dal vivo senza troppe pretese e magari sentendosi già realizzati nell’avere un palco a disposizione, un impianto decente e il loro nome sul manifesto. Questi gruppi emergenti, che sovente suonano gratis, tagliano le gambe ai gruppi con maggiore esperienza, che hanno investito anni nell’apprendimento delle tecniche del loro strumento musicale e soldi in strumenti ed attrezzature, soldi che ora non riescono più ad ammortizzare con i miseri cachet, che spesso la loro dignità impedisce di accettare.
Le conseguenze di questo stato di cose sono nefaste: i gruppi di giovanissimi, dopo aver rubato la scena, si sciolgono perché cambiano velocemente i loro interessi e le loro passioni e perché sanno che, anche migliorandosi nella tecnica e nell’attrezzatura, non migliorerebbero la loro situazione economica. Sbattersi per 200 euro a serata? Meglio andare in discoteca a corteggiare qualche bella ragazza. Nel frattempo le bands meno giovani e più tecnicamente preparate si sono sciolte, hanno preferito fare harakiri piuttosto che umiliarsi a salire sui palchi per cachet ridicoli. Anni di studio e di sbattimento gettati alle ortiche. Alcuni di loro si riciclano come fonici (più o meno capaci, spesso “meno”) che si rifanno sui gruppi emergenti desiderosi di registrare il primo demo, lucrando sui loro sogni di gloria prima che vadano in frantumi. Tremenda vendetta! In sintesi: tanti gruppi emergenti dalle prospettive a breve scadenza, tanti musicisti professionisti che gettano la spugna o si riciclano come fonici, nessuno investe più nello studio dello strumento, crollo della qualità della musica live.
Un altro effetto nefasto è quello che io lo chiamo “La regionalizzazione dei gruppi”: i bassi cachet, uniti al proliferare di queste bands a buon mercato, che spesso calcano assiduamente solo i palchi della loro zona, stanno limitando drasticamente lo scambio di gruppi tra regioni del Nord, del Centro e del Sud Italia, con una scarsa mobilità all’interno del Paese e scarso interscambio culturale, salvo qualche eroe che parte da Palermo per suonare a Milano gratis pur di far conoscere il suo progetto musicale. I “gruppetti” suonano a rotazione in tre/quattro pub della loro zona prima di sciogliersi, senza quasi mai varcare i confini regionali. Nella scena live italiana hanno quindi buon gioco sia gli emergenti, che suonano gratis, sia i grossi artisti da stadio dai cachet strabilianti, lasciando una voragine nel mezzo, che va a replicare fedelmente l’aumento del divario sociale in un paese che ha smesso da decenni di investire in “equità” (a tutti i livelli).
Un paese dove la musica, oramai, non può essere altro che un costoso hobby.


lunedì 2 agosto 2010

Come compilare il Programma Musicale della SIAE

Compilare correttamente il borderò SIAE è essenziale per ricevere il pagamento dei diritti d’autore dai vostri concerti.

--Le immagini sono a bassa risoluzione, per visualizzarle correttamente cliccarci sopra--
Se dovessi fare una classifica di tutte le domande che mi vengono rivolte sulla SIAE, al primo posto troverei: “Perché trovo così pochi soldi sui miei rendiconti semestrali SIAE?”. Sicuramente il nuovo regolamento sulla ripartizione dei diritti, introdotto dalla SIAE nell’ottobre del 2006, ha pesantemente danneggiato molti autori musicali emergenti che si guadagnavano la pagnotta suonando in piccole situazioni, i cosiddetti concertini. Ma questo è solo un aspetto del problema. L’altro, non meno importante, è l’accuratezza con il quale si compila il Programma Musicale della SIAE (borderò) a fine concerto. Il paradosso è che tutti si iscrivono alla SIAE per incassare i diritti (per un costo di 220 euro per l’iscrizione e 91,50 euro di quota annuale), tutti si aspettano rendiconti sostanziosi, ma nessuno si impegna nella compilazione del borderò, che viene di conseguenza cestinato e… addio diritti! E sì, perché basta un piccolo errore, una piccola omissione, una lettera fuori posto che il documento verrà annullato. Tipico esempio di questa razza di musicisti è il mio amico Alfio detto “Sandogat”: arriva furioso con in mano i rendiconti semestrali SIAE gridando al furto per i pochi euro di guadagno a fronte di numerosi concerti del suo gruppo, poi, dopo essersi calmato, ammette candidamente di non aver mai compilato un borderò in maniera “lucida” in vita sua a causa di varie situazioni, come la spossatezza del dopo concerto, le fans che lo “perseguitano”, i fumi dell’alcool, eccetera. E poi mi fa la solita, eterna domanda: “Ma come si compila il borderò SIAE?”. Caro Sandogat, da oggi in poi non sprecherò più il mio tempo per dirti sempre le stesse cose, ma ti manderò il link di quest’articolo, così la facciamo finita una volta per tutte!

Prima cosa: incaricare uno dei membri del gruppo della compilazione del borderò, possibilmente quello che si è mantenuto più lucido durante la serata. Lo so, il borderò è una scocciatura allucinante alle due di notte, dopo aver viaggiato, scaricato e montato gli strumenti, aver suonato, smontato e ricaricato il tutto sul furgone, ma il pagamento dei vostri diritti passa attraverso questa specie di tovaglia di carta rossa. In realtà il programma musicale può essere di diversi colori, nello specifico:
Modello 107/OR (di colore rosso) – è quello che ci interessa di più se abbiamo un gruppo rock, viene usato per esecuzioni dal vivo, con ballo, di gruppi musicali o singoli esecutori, concertini, pianobar, concerti di musica leggera, pop ed esecuzioni simili.
Modello 107/SM (di colore verde) - esecuzioni musicali con strumento meccanico (juke box, radio, riproduttori fonografici o digitali con o senza amplificazione ecc…).
Modello 107/C (di colore blu) - per i concerti di musica classica, jazz, di danza e per le musiche di scena in spettacoli teatrali.
Analizziamo nelle sue varie parti il programma musicale:

Il Quadro A deve essere compilato dall’Ispettore locale della SIAE o dal responsabile di zona, quindi lo segnaliamo solo per dovere di cronaca.

La compilazione del Quadro B è a carico del titolare del permesso, ossia il proprietario del locale, che ha organizzato il concerto e si è recato all’ufficio della SIAE a prelevare il borderò.
In questa sezione dovranno essere scritti: nome del locale, nome e cognome del titolare, il suo indirizzo per esteso e la firma leggibile. Il titolare del permesso spettacoli e trattenimenti è tenuto, prima del concerto, a consegnare il borderò al direttore dell’esecuzione (uno dei membri del gruppo, per intenderci), che dovrà compilarlo nella sola parte di sua competenza. Se il titolare è sprovvisto di borderò (quindi non ha pagato la licenza per farvi suonare), la SIAE dice che dovete rifiutarvi di suonare e denunciare il fatto. Nel caso in cui nella stessa giornata si abbiano due o più concerti, devono essere utilizzati distinti programmi musicali, uno per ogni gruppo. Questo è un fatto importante, spesso troviamo diversi gruppi a suonare e un solo borderò (specie nei piccoli festival), voi compilatelo ugualmente insieme agli altri gruppi, in caso di controllo sarà sanzionato il titolare del locale e non voi e i diritti vi saranno comunque garantiti. Il problema potrebbe sorgere se il gruppo che ha suonato con voi dovesse commettere degli errori nella compilazione: il borderò verrà annullato, vanificando il vostro lavoro di precisione e impedendovi di incassare i diritti per quella serata. Ogni borderò, compilato e sottoscritto per intero, va riconsegnato dal titolare del locale all’unità periferica della SIAE, che provvederà a rilasciargli l’apposita ricevuta.

Il Quadro C è una di quelle parti che dobbiamo compilare noi musicisti.
Per la SIAE la compilazione di questa sezione deve essere a carico del direttore dell’esecuzione (musicista o deejay), ossia uno dei membri del gruppo che si assume la responsabilità dello svolgimento della serata e della pianificazione della scaletta del concerto. Se nel gruppo c’è un membro iscritto alla SIAE, sarà obbligatoriamente lui il direttore dell’esecuzione. Se ci sono più membri iscritti alla SIAE, si può scegliere indifferentemente tra uno di questi, così come si può scegliere indifferentemente uno dei membri del gruppo se nessuno è iscritto alla SIAE. In questo quadro va indicato il locale, la località, il giorno e l’ora dell’esibizione, il nome del musicista o gruppo musicale, il suo indirizzo (nel caso il gruppo sia costituito come società, si indicherà la sede sociale, altrimenti è preferibile mettere l’indirizzo del direttore dell’esecuzione), Partita IVA o codice fiscale, il numero di brani eseguiti. Esaminando con attenzione alcuni di questi punti:
-per quanto riguarda la data: il giorno va indicato solo nella prima casella quando il concerto è terminato entro la mezzanotte, invece si metterà anche il giorno successivo nella seconda casella se il concerto è terminato dopo la mezzanotte;
-nel caso il vostro gruppo si sia costituito come società, è necessario indicare la Partita IVA, in caso contrario basta il codice fiscale del direttore dell’esecuzione;
-numero dei brani: vi consiglio di riempire questa parte dopo aver stilato, sul Quadro D, la lista dei brani eseguiti, per evitare confusione. Nella prima casella vanno indicati i brani di durata inferiore ai 30 secondi, nella seconda metteremo i brani di durata superiore ai 30 secondi (solitamente tutti i brani di un gruppo), nella terza casella il totale. Questo perché la SIAE non paga i brani di durata inferiore ai 30”. Nel nostro esempio non ci sono brani di durata inferiore ai 30”, come spesso accade.

La compilazione del Quadro D, sempre a carico del direttore dell’esecuzione, è una parte molto delicata perché è qui che devono essere riportati, in modo rigorosamente cronologico, autori e titoli delle canzoni eseguite ed è qui che si commette la maggior parte degli errori.
La SIAE recita “la parte va compilata prima o immediatamente dopo l’esecuzione”, io vi consiglio di farlo “immediatamente dopo”, così vi mettete al coperto da qualsiasi contrattempo possa insorgere ad influenzare la scaletta durante l’esibizione.
Esaminiamo accuratamente questo Quadro D punto per punto:
- COMPOSITORE (COGNOME): qui dovete indicare il cognome o lo pseudonimo di uno solo dei compositori. Nel caso di un pezzo dei Beatles scritto da Lennon/McCartney dovete scegliere se mettere Lennon o McCartney (nel nostro esempio abbiamo scelto Lennon). Tutto questo è evidente dallo spazio a disposizione: in un pezzo composto da quattro o cinque autori, i loro cognomi non ci starebbero dentro le poche caselle a disposizione, ma non preoccupatevi, sarà poi la SIAE a risalire, attraverso il nome dell’autore indicato e il titolo del pezzo, a tutti gli altri autori per la ripartizione dei diritti. Purtroppo vedo ancora musicisti o dj che in questa sezione mettono il nome del gruppo musicale che ha interpretato il brano, The Beatles ad esempio, e non l’autore (Lennon in questo caso): è un errore gravissimo, tutto il borderò verrà annullato!
- Per una corretta programmazione, non va indicato il cognome dell’autore del testo se questi non è anche compositore della parte musicale, ma bisogna indicare quello di uno dei compositori.
- Particolare attenzione va posta nel riportare i titoli dei brani: non mi stancherò mai di dire che basta un piccolo errore di scrittura e tutto il borderò verrà annullato. Il titolo deve essere esatto, qui c’è tolleranza zero da parte della SIAE, basta una lettera fuori posto e… buonanotte! Per i brani suonati in medley (o mixati per i dj), i titoli dei diversi brani che compongono il medley devono essere indicati in righe separate. Uno stesso brano eseguito più volte (magari ri-proponete un pezzo già suonato nel bis) deve essere indicato una sola volta.
- Nel caso di spettacoli che prevedano sia esecuzioni dal vivo che con strumento meccanico, dovranno essere compilati sia il programma 107/OR (o 107/C) sia il programma 107/SM.
- Per le composizioni musicali di pubblico dominio “elaborate” si tratta di uno dei rari casi in cui devono essere indicate, nella riga compositore, sia il cognome dell’elaboratore che quello del compositore originale.
- Importante: la parte non utilizzata del Quadro D “dovrà essere annullata mediante opportune ed inequivocabili segnalazioni”, in pratica dovrete sbarrare le righe rimaste inutilizzate con una linea diagonale o una grande X.

Nel Quadro E1 bisogna riportare i nomi di tutti i musicisti iscritti alla SIAE che hanno partecipato al concerto, compreso il direttore dell’esecuzione, i cui dati saranno inseriti nel quadro seguente.

Nel Quadro E2 bisogna riportare tutti i dati del direttore dell’esecuzione (nome e cognome, indirizzo, codice fiscale e, se iscritto, il proprio numero di posizione SIAE) e da questi sottoscritto, congiuntamente al successivo Quadro E3.

Tutti i Quadri del Programma Musicale devono essere compilati con inchiostro nero o blu, a stampatello, avendo cura di segnare una sola lettera in ciascuna casella, questo al fine di consentire una chiara lettura da parte dei computer della SIAE (lettori ottici - elettronici), che inesorabilmente scarteranno quelli compilati male. Per questo è importante non andare fuori dalle caselle, non fare errori o scarabocchi, scrivere una lettera per ogni casella. Accenti, apostrofi e virgole non vengono letti dai computer della SIAE. Faccio un esempio, un titolo come “È sera, presto me ne andrò” il computer lo leggerà come “E SERA PRESTO ME NE ANDRO”. Anche gli articoli molto spesso non vengono letti, così un titolo come “Il sogno” verrà letto come “SOGNO”. Voi potete metterli come non metterli, è indifferente.

Il Programma Musicale va tenuto a disposizione durante la serata per eventuali controlli da parte di incaricati SIAE. Le infrazioni nella compilazione comportano, per l’organizzatore dello spettacolo o trattenimento, l’applicazione delle penali previste dal Permesso di esecuzione e comportano sanzioni disciplinari per gli associati SIAE che lo firmano. La falsificazione del Programma Musicale può configurare l’ipotesi di reato. Il borderò va riconsegnato entro il giorno successivo allo spettacolo dal titolare del locale all’ufficio della SIAE, che gli rilascerà una ricevuta. Si dovranno riconsegnare all’ufficio della SIAE anche i Programmi Musicali rimasti in bianco quando non utilizzati. Il Programma Musicale deve essere compilato anche nel caso di esecuzioni di opere di pubblico dominio.

Per concludere: la burocrazia SIAE non aiuta il musicista. Il nuovo regolamento sulla ripartizione dei diritti, introdotto dalla SIAE nell’ottobre del 2006, unito alla grande quantità di borderò annullati per i vizi di cui sopra, porta un autore musicale a ricevere ben pochi euro in tasca (leggi l’articolo “La SIAE e la ripartizione dei diritti d’autore”). Il mio consiglio resta quello di non iscrivervi alla SIAE se siete piccoli autori e fate pochi concerti in un anno, ma in caso decidiate di associarvi vi consiglio allora di compilare il borderò con la massima cura e… incrociate le dita!
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sabato 10 luglio 2010

Ebay: ecco dove trovo i miei dischi introvabili (e non solo)

Di fronte alla fine dei negozi specializzati di dischi, la rete è diventata il distributore numero uno di cd e vinili.

Ammetto che per anni ho snobbato Ebay come il sito e-commerce buono per chi era in cerca di truffe on-line. A suffragare le mie impressioni anche i media, che non si risparmiavano nello spingere notizie relative a persone che avevano preso delle solenni fregature (basti solo pensare alle inchieste di “Striscia la notizia”). Questo fino al dicembre del 2005, quando ho fatto il mio primo acquisto. Quando l’ho visto in quell’inserzione, non volevo crederci: “4 Minute Warning” di Rikki And The Last Days Of Earth, un disco del 1978 che avevo cercato per anni e anni, introvabile ovunque e senza il minimo sentore di una ristampa. Una fregatura? Forse, ma 35 euro era una cifra che mi sentivo di rischiare e l’ho fatto. Ora il disco è in bella mostra nella mia collezione di vinili, in ottime condizioni come da descrizione, uno dei migliori regali di Natale che mi sia mai fatto. Di lì in poi altri acquisti, soprattutto dischi, ma anche altro (piccoli oggetti di elettronica, cd e dvd vergini, fumetti, un termometro digitale, la casetta per il gatto, ecc…) ed ho imparato a distinguere tra venditori seri e truffatori. Anzi, spesso riesco a fare degli ottimi affari.

La storia: Ebay nasce negli USA e, nei primi anni del nuovo millennio, si afferma in Italia come il più grande sito di aste on-line. Introduceva il concetto che chiunque può mettere in vendita un oggetto di cui vuole disfarsi, nuovo o usato, semplicemente iscrivendosi al sito e creando la propria inserzione. Visto il successo ottenuto, anche negozianti professionisti hanno iniziato a vendere su Ebay, sfruttando il grosso bacino di utenti che si era creato, spesso adottando prezzi molto più bassi di quelli che si trovano normalmente nei negozi. Considerando che Ebay conta su una rete di utenti mondiale, capirete che l’offerta di prodotti è immensa.
Come funziona: innanzitutto bisogna iscriversi inserendo i propri dati personali e poi aprirsi un account PayPal, che è il metodo di pagamento più usato e più sicuro, perché è l’unico con il quale si è rimborsati nel caso non si dovesse ricevere l’oggetto acquistato. A PayPal va collegata la propria carta di credito o, in mancanza, la carta PostePay (io ho fatto così) e comunque si può ricaricare anche tramite bonifico bancario. A questo punto potete inserire nel motore di ricerca di Ebay l’oggetto che state cercando. Nel caso si tratti di un’asta, si aggiudica l’oggetto chi offre la cifra maggiore. Le aste hanno una durata che può variare da 3 a 5 a 7 a 10 giorni. Oppure si può optare per il “Compralo subito”, ossia oggetti a prezzo fisso che si possono acquistare subito con un click, come in un normale on-line store. Per ogni acquisto potete lasciare un “feeback” su come si è svolta la compravendita: se siete soddisfatti, lascerete un feedback positivo, altrimenti, se l’oggetto che avete ordinato non vi arriva o non è conforme alla descrizione, negativo. Il feedback va a pesare sulla reputazione del venditore, quindi, prima di lasciarne uno negativo, pensateci bene e cercate di risolvere pacificamente il problema con il venditore (magari il ritardo è colpa delle poste oppure, se non siete soddisfatti dell’oggetto, potete restituirlo e riceve indietro i sodi). Non ho esperienze di vendita, quindi non posso esprimermi a pieno titolo su questo capitolo, però Ebay vi permette di creare le vostre inserzioni e di vendere i vostri oggetti: avete un disco che non ascoltate più? Avete deciso di cambiare il portatile e volete disfarvi del vecchio? Non sapete più dove mettere i fumetti di Dylan Dog? Create la vostra inserzione e provate a venderli. Si pagherà una piccola tariffa, ma è un tentativo che si può fare. Per qualsiasi dubbio potete consultare le F.A.Q. che vi spiegheranno tutto.
Ebay e le truffe: come dicevo all’inizio, si possono incontrare venditori disonesti, ma con un po’ di buon senso e attenzione potete mettervi al sicuro da questi pericoli. Nessuno regala nulla, per cui diffidate di oggetti offerti a un terzo o a un quarto del loro valore, specialmente di prodotti costosi come cellulari, laptop, iPod, playstation, televisori, ecc… è buona norma accertarsi della reputazione del venditore tramite i feedback: più ne sono (positivi, ovviamente), più il venditore è affidabile. Per gli oggetti di piccolo valore invece potete andare “quasi” sul sicuro: nessun venditore vuole rovinarsi la reputazione per un cd musicale non inviato.Pagate con PayPal: è l’unico metodo che, in caso di truffa, vi permette di essere rimborsati da Ebay (che è anche proprietaria di PayPal). Se partecipate ad un'asta, stabilite all’inizio una cifra massima che siete disposti a spendere e obbligatevi a non superarla (come ho fatto io per il disco di Rikki And The Last Days Of Earth) perché, negli ultimi minuti prima della scadenza dell’inserzione, si potrebbero innescare giochi al rialzo con altri utenti e rischiate di farvi prendere la mano offrendo cifre ben superiori al valore effettivo dell'oggetto.

Ebay e la musica: cd e dvd sono gli oggetti che più acquisto, la musica è stata la molla che mi ha spinto ad iscrivermi a questo sito e-commerce. Sono oltre cinque anni che nella mia città non ci sono più negozi di dischi, oramai stanno chiudendo inesorabilmente in tutta Italia e la rete è diventata la mia principale (se non unica) fonte di approvvigionamento. Se da un lato si sono persi quei magici posti dove, da ragazzi, si trascorrevano pomeriggi interi a spulciare tra cd e vinili (sigh!), dall’altro c’è la praticità di trovare ed acquistare quello che ci interessa con pochi click e riceverlo comodamente a casa. Vi ho voluto parlare di Ebay perché è qui che ho fatto i miei ultimi acquisti musicali, andando a caccia sia di novità che di rarità, trovando delle ottime occasioni e facendo degli ottimi affari: l’ultimo dei Depeche Mode, le Peel Sessions di Adam & The Ants, il dvd del concerto dei The Cure a Glasgow nel 1984, la raccolta “Ordine” degli Starfuckers, e così via, tutti a prezzi più convenienti di molti store specializzati e tutti ricevuti a tempo di record. Ho scovato su Ebay un paio di venditori esteri, uno dalla Germania e l’altro dall’Olanda, veramente forniti e convenienti, ma anche alcuni italiani, che offrono dischi di musica indipendente altrimenti di difficile reperibilità altrove. Certamente il mercato discografico è afflitto da una crisi oramai decennale per i motivi che sappiamo e se la rete è diventata per noi feticisti del disco (quelli che aborrono l’mp3 e il peer to peer) l’unico mezzo per avere i loro oggetti di culto… ben venga la rete, ben venga eBay!

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