martedì 2 settembre 2014

Artisti: KARMA IN AUGE

La new wave incontra l'indie rock e il disagio sociale.
I Karma in Auge nascono nel 2006 dall'incontro del chitarrista e cantante Salvatore Piccione con il batterista Mimmo Frioli e il bassista Giovanni D'Elia. Nei primi anni di vita, il gruppo si spende nella ricerca di un proprio sound, che nelle intenzioni debba unire l'attitudine indie alle sonorità del post-punk. Il primo lavoro, un cd autoprodotto nel 2010 dal titolo “Memorie disperse, risente prevalentemente delle influenze del primo gothic di Bauhaus e Joy Division e per questo viene accolto con interesse dalla critica di settore (Ep del mese per :Ritual:). Segue un'intensa attività live, che li vede vincitori regionali del “Gothic Room”, promosso da Darkitalia, e chiamati ad aprire per i Fluon di Andy Fumagalli, ex Bluvertigo. Invitati a partecipare insieme a Cadabra e Stardom al Dark Waves Festival, svoltosi ad Acquaviva delle Fonti, vengono notati dallo staff dell'etichetta Danze Moderne, che, impressionato dall'impatto sonoro della loro esibizione, decide di mettere la band sotto contratto.

Prendono subito il via i lavori per un full-lenght di nove brani, lavori che dureranno per tutta la primavera/estate del 2012, fino a giungere alla pubblicazione dell’album “Rituali ad uso e consumo” il 29 ottobre dello stesso anno. Il disco, licenziato da Danze Moderne, segna finalmente la svolta tanto agognata nel sound del gruppo, con elementi alternative e cantautoriali a contaminare l'originale suono oscuro, figlio degli anni '80, del primo Ep. Novità soprattutto nei testi, dove l'introspezione, caratteristica che ha accompagnato sin qui la musica e i testi della band, lascia spazio all'urgenza comunicativa dettata dall'attualità. Le liriche puntano il dito contro i meccanismi abitudinari su cui si fonda la società attuale e le logiche consumistiche che la alimentano, descrivono le incertezze di una piccola realtà del Sud Italia che si mescolano all'instabilità di un Paese intero e di una generazione in cerca di risposte che fatica a trovare. Il disco riceve il plauso di pubblico e critica e porterà il gruppo in un tour che andrà avanti per tutto il 2013. Sulla falsariga dell'esordio discografico, esce a settembre 2014 l'Ep  “Socialnoia”, distribuito sia in formato fisico che digitale.


Artista: Karma in Auge
Etichetta: Danze Moderne
Stile: new wave, indie rock

Formazione:
Salvatore Piccione (voce, chitarra, tastiere)
Giovanni D'Elia (basso)
Mimmo Frioli (batteria, tastiere)

Discografia:
Socialnoia (cd, 2014, autoprodotto)
Rituali ad uso e consumo (cd, 2012, Danze Moderne)
Memorie disperse (cd, 2010, autoprodotto)

Link:
www.karmainauge.it
www.facebook.com/karmainauge

lunedì 23 giugno 2014

Dischi: DETONAZIONE – Sorvegliare e punire 1983/1984

I migliori anni '80 italiani.
Diciamolo francamente: gli anni '80 musicali italiani non sono stati così speciali come ce li ricordavamo. Spinti da ardore giovanile, ripudiavamo il vecchio e anelavamo al nuovo, soprattutto in campo musicale.  Guardavamo all'underground italiano con fiducia, aspettando che esso ci traducesse i fermenti che nascevano nelle -allora lontane- terre d'Albione. Ma se i '70 erano stati chiaramente connotati dal prog e dal punk, generi diversissimi tra loro ma molto irregimentati, se i '90 hanno omologato tutti sotto la bandiera dell'alternative per merito (o colpa) dei Nirvana, gli '80 sono stati anni di transizione, con la difficoltà dei gruppi italici nel recepire in tempo utile quel caleidoscopio musicale che era la new wave, termine generico che non è mai riuscito a etichettare efficacemente quel fenomeno musicale, mettendo dentro lo stesso calderone Joy Division e Gary Numan, Public Image Ltd e Ultravox, Bauhaus e OMD, Cabaret Voltaire e Soft Cell. In Italia, quella scena complessa giungeva come una eco lontana,  per la scarsa reperibilità di dischi (al tempo 45 e 33 giri in vinile) e di informazioni, nelle mani di due riviste da edicola e volenterose fanzines, lasciando i nostri indietro di qualche anno rispetto ai colleghi d'oltremanica. Di quel poco che c'è da salvare di quei giorni, io ci metto dentro, senza alcun dubbio, i Detonazione. Una formazione atipica (sei elementi), una strumentazione atipica (abbinamento sax-elettronica), ma soprattutto una proposta atipica: estrema originalità delle idee, non sottomessa alla regola di clonare i fenomeni più vistosi della scena americana o inglese, capacità di ritagliarsi uno spazio tutto particolare nel panorama autoctono, riuscendo ad imporre una propria personalità musicale che fondeva le trame della new wave, la violenza del punk e l'imprevedibilità della no wave.

Emarginati colpevolmente da “Crollo Nervoso”, retrospettiva sugli anni italiani del post-punk, rende giustizia al loro operato la recente raccolta su cd “Sorvegliare e punire 1983/1984”  prodotta dalla Sometimes Records, già responsabile di importanti recuperi come quelli di Starfuckers, Rivolta dell'odio e T.A.C.. Il disco raccoglie i primi singoli della band e i pezzi pubblicati sulle compilation dell'epoca, 14 brani che descrivono fedelmente quello che hanno rappresentato i Detonazione per il nostro underground. Si susseguono il primo 7" "Sorvegliare e punire", l'altro 7" "L' arido utile" e l'EP 12" "Riflessi conseguenti", tutti originariamente pubblicati per la Tunnel Records, più due tracce estratte dalla compilation “Rockgarage Vol. 4” e da “The Other Side Of Futurism” dalla serie Tribal Cabaret. Tutto questo per una delle migliori pubblicazioni retrospettive degli ultimi anni, imperdibile per gli amanti del genere.


Artista: Detonazione
Titolo: Sorvegliare e punire 1983/1984
Formato: cd album
Anno: 2010
Etichetta: Sometimes Records
Stile: new wave, post punk

TRACKLIST:
01- I Don't Wanna Be (A Frustrated One)
02- This Is Religion
03- Assenza di pensiero     
04- Staticità malata 
05- L'arido utile       
06- Lamiera  
07- Riflessi conseguenti    
08- Tempo    
09- Spazio    
10- Grigia miseria (parte II)          
11- Assenza di ideali           
12- I Don't Wanna Be (Parte II)     
13- Grigia miseria / I programmi agli inferi        
14- Zingari in viaggio

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sabato 1 marzo 2014

Come tutelare i propri brani musicali dal plagio

Il falso problema.
Quando un gruppo emergente decide di realizzare il primo album e mi viene a chiedere consiglio, sapete qual è il principale problema che si pone e sul quale mi chiede lumi? Provate a rispondere. Qual è il miglior studio di registrazione della zona? Nossignore. A quale etichetta discografica proporre il master per una eventuale produzione? Macché. Idee e consigli per la realizzazione della grafica? Manco per sogno. Il principale problema di questi musicisti in erba è la tutela dei propri brani contro il plagio: convinti di aver scritto la “hit” del secolo, temono che qualche star musicale si impossessi del loro brano, ci scali le classifiche mondiali e guadagni milioni di euro alla loro faccia. Bene, credere nella propria musica è già una bella prova di autostima, ottimo per cominciare al meglio la carriera. Ma la questione della tutela dei brani contro il plagio è un falso problema. La retro-domanda insita in questa argomentazione è, alla fine: ma dobbiamo iscriverci alla SIAE?

Perché non iscriversi alla SIAE.

Evidentemente questi amici che si apprestano ad entrare in studio di registrazione per realizzare il loro esordio discografico, non hanno mai letto il mio articolo “La SIAE e la ripartizione dei diritti d’autore”, pubblicato tempo fa su questo blog. In esso sconsigliavo di iscriversi alla SIAE in quanto, non solo essa è piuttosto inefficiente a vari livelli nella raccolta dei vostri diritti d'autore, non solo ha una legislazione che penalizza i giovani autori a favore dei soliti grandi artisti da classifica (Baglioni, Ramazzotti, Ligabue, Vasco Rossi, Pausini, ecc...), ma non tutela affatto i vostri brani nel modo in cui voi la intendete. Mi spiego, se qualcuno vi copia un brano musicale, il lavoro che fa la SIAE è il seguente: prende lo spartito del vostro brano, prende quello dell'artista che vi ha copiato, li confronta e sentenzia “Sì, ti hanno copiato”. Basta. Poi l'avvocato e i soldi per la causa ce li dovete mettere voi, senza la certezza matematica di vincerla, soprattutto se chi vi ha copiato ha un sacco di soldi. Certo, avere i pezzi registrati alla SIAE potrebbe essere un buon inizio per intentare una causa legale contro l'eventuale plagiatore, ma il costo dell'impresa non vale il beneficio. Intanto iscriversi alla SIAE costa un botto, attualmente Euro 281,40 (quota annuale + tassa di istruttoria), e poi si pagano Euro 151,81 di quota annuale, somma che difficilmente riuscirete ad ammortizzare con il guadagno in diritti d'autore. In più, mentre le altre società europee accettano il deposito dei brani su supporto fisico (cd, DVD , DAT, ecc...), la SIAE prevede solo ed esclusivamente il deposito dello spartito musicale (manoscritto). Se non siete esperti in scrittura musicale, c'è quindi anche la spesa per la redazione dello spartito da parte di un professionista, che, in base a quello che mi hanno raccontato, può chiedere dai 20,00 ai 50,00 euro per brano. Conviene iscriversi alla SIAE solo nel caso un vostro pezzo venga incluso in un cd che verrà stampato in migliaia di copie, o venga scelto per uno spot pubblicitario trasmesso in televisione, o incluso in una colonna sonora di un film di grossa distribuzione, oppure se avete in mano un contratto discografico che preveda la stampa di migliaia di copie del vostro cd, o se magari un vostro brano sta scalando velocemente le classifiche. In sostanza, in tutti quei casi in cui ci sia in previsione un grosso rientro di danaro in diritti d'autore.

Tutelarsi come?
Diventate proprietari del vostro brano musicale nel momento in cui lo componete. Per essere considerati autori musicali bisogna semplicemente comporre della musica, non dover essere iscritti alla SIAE, come qualcuno erroneamente crede. Mozart è stato un grande compositore, ma non è stato mai iscritto a nessuna società di raccolta dei diritti. Resta il problema della tutela del brano, che tanto vi attanaglia. Bene, vi dirò come fare.
1- Intanto c'è un metodo semplice, molto utilizzato, che consiste nel fare un pacchetto con dentro il cd con le vostre canzoni e spedirvelo, meglio se con raccomandata, tramite le Poste Italiane. Non dovete aprirlo. Lo aprirete solo davanti al giudice quando trascinerete in giudizio il plagiatore. La data del timbro postale dimostrerà che avete composto il brano incriminato prima di lui. Ulteriori precauzioni possono essere di sigillare il pacchetto con ceralacca e spedire due pacchetti anziché uno, non si sa mai...
2- Potete spedire una copia del vostro album, già pubblicato, all'Archivio di Stato o ad un'associazione o ad una fondazione. In genere questi enti hanno l'obbligo di annotare la ricezione del plico (con tanto di data) e archiviare l'opera. Sarà una prova schiacciante contro il fedifrago.
3- Registrare il brano sul sito CopyZero (www.copyzero.org). Nessun bisogno di deposito di manoscritti, è sufficiente caricare il materiale digitalizzato, anche interi album, in una cartella criptata e il sito CopyZero ve la restituisce “bollata”. La tutela dura quattro anni, ma la si può rinnovare. In sede giuridica il suo valore è tuttavia di dieci anni.
4- Utilizzare licenze Creative Commons (www.creativecommons.it). Sono una serie di licenze con cui l'autore dell'opera dichiara l'utilizzo che gli altri possono farne. L’idea di adottare una forma di copyright libera è ottima se avete intenzione di diffondere in modo virale la vostra musica, a fini promozionali. In alcuni Paesi, a queste licenze viene riconosciuto un valore legale.
5- Quando il vostro disco uscirà, ci sarà impressa sulla label la data di stampa. In sede legale testimonierà a vostro favore l'etichetta discografica, che ha stampato il cd, o, se autoprodotto, parleranno a vostro favore le fatture dello studio di registrazione, della stamperia, ecc... Banalmente, testimonierà a vostro favore il disco stesso.

Chiudo con una considerazione personale. Essere plagiati potrebbe essere un formidabile colpo di fortuna se il colpevole è un grosso artista e voi siete agli esordi. Senza fare nomi, ci sono stati casi in cui l'artista plagiato, sull'onda dello sdegno generale per un comprovato reato di violazione della paternità dell'opera, ha avuto un'inaspettata visibilità sui media, specialmente in un'epoca dominata dall'informazione on-line, veloce e virale. Purtroppo la possibilità di essere plagiati in tal senso, credetemi, è decisamente bassa.


lunedì 2 settembre 2013

Dischi: Stardom – Danze illiberali

Danze moderne, danze illiberali, danze new wave.
E' già da un paio di decadi che non possiamo più effettivamente parlare di “nuovi generi musicali”. Negli anni '60 c'erano il pop e il rock, nei '70 l'hard rock, il prog, l'elettronica tedesca, cui seguì il punk, la new wave, l'heavy metal e infine la house music, forse l'ultima vera innovazione nel capo delle sette note. All'inizio del nuovo millennio, con la fine del supporto fisico e la musica che comincia liquidamente a muoversi tra un computer e l'altro in formato mp3, il rock è veramente morto e ognuno si è sentito libero di seguire le sue passioni più o meno retrò, la sua nicchia, senza più lo spasmo per l'attesa della “new big thing” imposta dal mercato (d'oltremanica), come accadeva, ad esempio, negli anni '70 e '80. Quindi non ci si meraviglierà se, nel nostro Paese, un genere che aveva avuto il suo apice nel cuore degli anni '80, cioè la new wave italiana, gode di ottima salute anche ai nostri giorni ed ha la sua massima espressione in una band milanese che si fa chiamare Stardom.

Gli Stardom avevano già messo in chiaro le loro intenzioni con il primo album, il pluridecorato “Soviet della moda” (2010), dove il basso cavernoso, la batteria marziale, la chitarra liquida e la voce asettica, raccontavano che la dark-wave poteva ancora essere il veicolo dei disagi dell'uomo moderno. “Danze illiberali”, il secondo album, conferma l'ottima vena creativa della band e, anzi, qui viene particolarmente esaltata grazie ad una maggiore presa di coscienza dei propri mezzi: più gelidamente monolitico, più arrangiato, più sicuro di sé, il disco si ascolta tutto d'un fiato dalla prima all'ultima nota. Un totale di undici pezzi, un mosaico dove ogni tassello appare rigorosamente al suo posto, anche dove ospiti illustri hanno prestato il loro contributo (i Cineteca Meccanica in “Magazzini criminali”). Partiamo con i riferimenti? Diaframma, Joy Division, The Cure, Interpol e potremmo continuare ancora a lungo, ma esercizio inutile a mio avviso: la sintesi è che “Danze illiberali” è un gran disco, gli Stardom sono la migliore new wave band in giro in Italia, il rock è morto, viva il rock!

Artista: Stardom
Titolo: Danze illiberali
Formato: cd album
Anno: 2012
Etichetta: Danze Moderne
Stile: new wave, post punk

Tracklist:
1- Anna di notte
2- D'istinto
3- Attimi isterici
4- Basso consumo
5- Puzzle
6- Danze illiberali
7- Magazzini criminali
8- Vetroplastica
9- Diario d'inverno
10- Anni cannibali
11- Colonia penale

Formazione:
Riccardo “RCD” Angiolani: voce
Oliver Pavicevic: basso, cori
Antonio “Fafnir” Florita: chitarra, cori
Cristina “LaCrisi” Corti: tastiere/chitarra
Tullio Carleo: batteria

Discografia
Danze illiberali (cd album, 2012, Danze Moderne)
Soviet della moda (cd album, 2010, Danze Moderne)
Vetroplastica (singolo digitale, 2009, Tre Accordi Records)
United Forces of Phoenix vol. 2 (cd compilation, 2007, Nomadism Records)

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lunedì 19 agosto 2013

Come cancellarsi dalla SIAE

Una follia l'ultimo aumento di quota associativa annuale.
Spesso torno a scrivere di SIAE su questo blog. In genere ciò accade quando trovo una notizia eclatante da condividere con voi o quando ricevo tante domande su un determinato argomento e decido di fare chiarezza per iscritto. Oggi sono qui per il secondo motivo. In alcuni vecchi post avevo suggerito agli iscritti SIAE di cancellarsi al più presto perché, come si suol dire, il gioco non vale la candela (leggi il post La SIAE e la ripartizione dei diritti d’autore). Per raccontarla in breve, scrivevo che la stragrande maggioranza dei soci quasi mai riesce a guadagnare di diritti più dei 91,81 euro chiesti come quota associativa annuale. Quindi si passa la vita solo a pagare i bollettini per mandare avanti l'ennesimo inefficiente carrozzone italiano. Beh... 91,81 euro di quota associativa annuale è veramente un'esagerazione, sarete d'accordo con me. Ma se questa quota dovesse passare da 91,81 euro a 151,90 euro, cosa direste? Una follia, vero? Ebbene, è successo! Con la delibera n. 104 del Commissario Straordinario della SIAE (leggi chi è nel post SIAE: Affidato ad un novantenne il futuro della musica italiana) datata 13 novembre 2012, la quota associativa annuale è stata portata a 151,81 euro, praticamente da quest'anno. Se annualmente guadagnate più di questa cifra, tanto da non dover pagare il bollettino, vi faccio i miei complimenti, altrimenti vi invito a cancellarvi al più presto. Io mi sono cancellato già da un po' di tempo e non c'è stato un solo giorno in cui mi sia dovuto pentire di questa scelta, anzi, ne vado fiero, ancor di più dopo gli ultimi drammatici fatti della telenovela SIAE. Oramai la SIAE si avvia a diventare l'ennesimo ente inutile italiano, sopravvivendo tra problematiche economiche, tecnologiche e culturali, in deficit di bilancio e bisognoso di urgenti scelte strategiche che continuano a non essere fatte. Certo, un bel danno alla cultura del nostro Paese. A tal proposito, vi consiglio la lettura di un interessante quanto inquietante articolo apparso su “Il Fatto Quotidiano” alcuni mesi fa: SIAE, il golpe dei ricchi.

Torno quindi al mio discorso di apertura, cioè il motivo per il quale sto scrivendo questo post. Ricevo tante domande negli ultimi tempi su un solo argomento: come ci si cancella dalla SIAE? La SIAE è una società, quindi sarebbe più corretto parlare di dimissioni e, come per tutte le società, la domanda va fatta con Raccomandata A.R. Vi agevolo: di seguito trovate il FAC-SIMILE, che ricalca la domanda che ho fatto per le mie dimissioni. Non dimenticate di allegare una fotocopia della vostra carta d'identità e un'autocertificazione per garantirne l'autenticità. Sono molto lenti a formalizzare le vostre dimissioni (avevate dei dubbi?), ma intanto voi siete esonerati dal pagare la quota annuale. Attenzione: per essere esonerati dal pagamento della quota per l'anno successivo, dovete inviare la Raccomandata A.R. entro il 30 settembre dell'anno in corso. C'è anche un metodo molto meno “ortodosso” per dissociarsi: in base allo Statuto della SIAE, se non paghi il bollettino per due anni, sei fuori automaticamente. La controindicazione è che, fino ad allora, non si potrà aderire ad un'altra Società estera perché si è ancora soci SIAE, insolventi, ma ancora soci. Mi dicono che  in molti si stanno iscrivendo in Germania (la società si chiama GEMA), tanto che hanno aperto anche uffici in lingua italiana. Ma se non intendete iscrivervi ad un'altra società, potete buttare tranquillamente il bollettino nel cestino della spazzatura.


RACCOMANDATA A.R.
In allegato: fotocopia Carta d’identità con autocertificazione

Destinatario:
     SIAE Direzione generale
                        Sezione Musica
Servizio Associati e Mandanti
Viale Della Letteratura, 30
00144 Roma


Oggetto: Richiesta di dimissioni da socio SIAE del Sig. (nome e cognome)

Il sottoscritto (nome e cognome), nato a (città) il (data di nascita) e residente a (città), in via (indirizzo), Posizione SIAE n° (numero), con la presente revoca il mandato di tutela dei propri brani alla Vostra Società e rassegna le proprie dimissioni da socio della SIAE.
Il sottoscritto chiede inoltre un immediato riscontro alla presente richiesta ed una conferma scritta dell’accettazione delle dimissioni e  relativa cancellazione dall'elenco dei soci.

Distinti saluti.

(città), lì (data)
          In fede
          (firma)





AGGIORNAMENTO MAGGIO 2014: Finalmente la SIAE ha fatto quello che avrebbe dovuto fare da molto tempo, ossia inserire nella modulistica anche la domanda di dimissioni. La potete tranquillamente scaricare qui, dalla pagina Recesso